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Procaccini (Pd):
«Ascoli-Cremonese
non fu rinviata dal sindaco»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Il segretario comunale di Ascoli cauto sulla fine del lockdown: «Dobbiamo fare attenzione quando parliamo di riaperture: il nostro territorio è tra due fuochi con la provincia di Teramo con oltre 600 contagiati e quelle di Fermo e Macerata con centinaia di persone ancora ricoverate. La nostra economia ha bisogno di ripartire ma se questo non verrà fatto con la giusta cautela rischiamo di ritrovarci al punto di partenza»
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Angelo Procaccini

Il segretario del Pd Angelo Procaccini risponde al commissario leghista Andrea Antonini (leggi l’articolo) sul “paternità” del rinvio della gara di calcio Ascoli-Cremonese agli albori dello scoppio della pandemia Covid-19 e che avrebbe salvato il Piceno dal contagio.

«Lo scorso 22 febbraio, in una nota, il sindaco Fioravanti – ricorda Procaccini – dichiarava che “l’Amministrazione comunale rende noto che il Comitato tecnico regionale Gores, riunitosi questa mattina ad Ancona, ha disposto il rinvio della partita Ascoli-Cremonese per ragioni di tutela della sanità pubblica”.

Nella nota poi si aggiungeva che “la decisione è stata presa dopo aver sentito il parere del presidente della regione Marche e del dirigente del servizio di sanità pubblica”. Il giovane sindaco “scaricava” quindi la responsabilità di una decisione, che non era stata accolta con entusiasmo, sulla Regione. Con stupore apprendiamo che ora la maggioranza che guida l’Amministrazione di destra si vuole appropriare di questa scelta lungimirante attraverso le parole dell’ex assessore Antonini. A due mesi di distanza possiamo dire che quella decisione, il cui merito principe è del Governatore Ceriscioli, ha probabilmente salvato il nostro territorio dalla forza e della violenza del virus che ha messo in ginocchio il mondo».

L’arrivo all stadio del pullman della Cremonese

Procaccini prosegue: «Abbiamo sempre detto -afferma- che questo non è il momento delle polemiche ma neanche delle fake news. Il nostro territorio ha pagato un prezzo minore di malati e vittime anche per la posizione decentrata che la nostra città occupa nel tessuto economico e sociale. Un elemento di cui è responsabile tutta la classe dirigente che guida Ascoli da ormai più di vent’anni. Dobbiamo fare attenzione quando parliamo di riaperture. Il nostro territorio è tra due fuochi con la provincia di Teramo con oltre 600 contagiati e quelle di Fermo e Macerata con centinaia di persone ancora ricoverate. La nostra economia ha bisogno di ripartire ma se questo non verrà fatto con la giusta cautela rischiamo di ritrovarci al punto di partenza. A decidere quando e come riaprire sarà il Governo avvalendosi di pareri tecnici scientifici. Iniziative dovranno essere prese per aiutare l’economia del territorio. In tal senso apprezziamo quella del Consind per attingere a finanziamenti per lo sviluppo previsti dal Governo, in occasione di questa emergenza, per il Sud Italia e che si fermano alla Regione Abruzzo. Importantissime inoltre ricordare tutti i finanziamenti stanziati dalla regione Marche che da anni stanno sostenendo l’economia del nostro territorio: ricordiamo su tutti i finanziamenti ottenuti per il riconoscimento del Piceno come Area di crisi complessa».

Infine l’appello del segretario dem. «Come classe dirigente politica – dice Procaccini – però dobbiamo essere soprattutto trasparenti e dire che quando parliamo di “ripartire” non significa tornare a quella quotidianità a cui la maggior parte dei cittadini invece sogna di tornare. E’ il virus che ci toglie la libertà di rivivere il nostro quotidiano e non chi ci governa. Solo quando avremo armi scientifiche il virus sarà realmente sconfitto. Ad oggi – conclude – ripartire significa allentare alcune restrizioni, magari riavviando alcune attività, accrescendo la responsabilità di ogni cittadino nel quotidiano. Siamo sicuri di essere tutti pronti oppure preferiamo illuderci che domani potremmo incontrarci per strada ed abbracciarci?».

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