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Piunti a Casini:
«San Benedetto non accetta
lezioni di solidarietà»

EMERGENZA CORONAVIRUS - La polemica sul trasferimento dei pazienti provenienti da Fermo. «Si avvalora il sospetto che la Regione vuole in qualche modo utilizzare questa triste occasione per portare a termine un piano di smantellamento del "Madonna del Soccorso" già avviato da tempo grazie al lavorio di attori ben individuati.»
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Il sindaco di San Benedetto Pasqualino Piunti

di Pasqualino Piunti

(sindaco di San Benedetto)

La Città di San Benedetto del Tronto non accetta lezioni di solidarietà da nessuno. Quando ci è stato chiesto di accogliere le persone rimaste senza casa per il terremoto del 2016, in poche ore la città si è mobilitata e ha continuato ad offrire la sua generosità per tanti mesi. Quando ci è stato detto che il nostro ospedale sarebbe stato destinato ad accogliere pazienti infettati dal virus abbiamo detto sì senza esitazioni, pur sapendo che questa scelta avrebbe sacrificato momentaneamente alcuni reparti essenziali.  Auguro all’assessore Casini di non dover mai vivere il senso di ansia che prende in queste settimane decine di migliaia di persone sapendo che, in caso di bisogno, il pronto soccorso più vicino è a 30 chilometri.

Poiché non si rinuncia, neanche in un momento come questo, all’uso strumentale delle azioni politiche, voglio ribadire che per me fa fede l’impegno assunto dal direttore dell’Area Vasta 5 Cesare Milani a ripristinare nel più breve tempo possibile tutti i reparti portati via dal “Madonna del Soccorso”, in particolare il rapido riallestimento di Chirurgia, Ortopedia e del Pronto Soccorso attraverso un piano che è già stato trasmesso ad Ancona.

Abbiamo osservato che questa volontà appare in contraddizione con l’annuncio della Regione di portare nuovi pazienti Covid da Fermo, tanto più se si considera che esistono soluzioni alternative, come la struttura di Campofilone o il nuovo presidio appositamente creato a Civitanova di imminente apertura.

La reazione scomposta della Casini non fa altro che avvalorare un sospetto che è circolato molto in queste ore, ovvero che, al di là delle parole di principio scritte negli atti, la Regione volesse in qualche modo utilizzare questa triste occasione per portare a termine un piano di smantellamento del “Madonna del Soccorso” già avviato da tempo grazie al lavorio di attori ben individuati.

Così come rispediamo al mittente le accuse di egoismo, con altrettanta forza ribadiamo, che tutta la Città, al di là degli schieramenti politici e dei ruoli, è assolutamente determinata a vigilare su ogni intervento, anche quello apparentemente più insignificante, che viene compiuto sul nostro ospedale. Delle belle parole e delle rassicurazioni non ci fidiamo più da un pezzo.

 

 

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