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Positivi ad Ascoli, Angelini:
«Basta con i video sui social
e iniziative personali per cercare contatti»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Severo monito del direttore del Sisp di Area Vasta 5 ai due giovani contagiati e ai loro amici. «Così ci complicate il lavoro. Dateci piuttosto informazioni precise su dove siete stati e con chi, con nome e numero di telefono. L'inchiesta epidemiologica la dobbiamo fare noi». Deve prevalere il senso di responsabilità

Il dottor Claudio Angelini

di Maria Nerina Galiè

«No ragazzi, così non va bene!

Il Coronavirus non è uno scherzo, nè un gioco.

Non dovete postare video sui social.

Nè prendere iniziative personali chiamando voi quelli che pensate possano essere contatti stretti».

E’ questo il severo monito di Claudio Angelini, direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5 ai giovani ascolani.

Ai due positivi al Covid, uno di ritorno dalla vacanza a Corfù l’1 agosto e l’altra un suo contatto stretto (leggi qui).

Ma l’appello è rivolto anche ai loro amici che, di conseguenza, si attivano presso i coetanei per “allarmarli”, per aver magari condiviso una festa o un aperitivo.

A fin di bene ovviamente.

Però ciò non impedisce che si scateni il panico, anche tra i genitori, e di intasare il sistema sanitario, il 118, il Pronto Soccorso e le guardie mediche, per avere rassicurazioni o chiedere il tampone.

«In questo modo ci complicano il lavoro – spiega Angelini – perchè non riusciamo ad avere un quadro chiaro della situazione.

L’inchiesta epidemiologica, innanzitutto è di nostra competenza.

Poi risponde a criteri precisi. Che sappiamo noi.

La richiesta a questi ragazzi, piuttosto, è quella di darci informazioni precise su dove sono stati, che cosa hanno fatto e con chi.

Poi di mandarci un elenco dettagliato delle persone con cui sono state a contatto a tutti i livelli.

Con nome, cognome e numero di telefono. Poi ci pensiamo noi a chiamarli e stabilire cosa fare. Caso per caso».

Il direttore del Sisp non risparmia il biasimo su post e, soprattutto, video diffusi sui social.

«Non fatelo. Non sono rassicuranti. Creano allarmismo e non danno informazioni corrette».

Certo è che Ascoli, e tutto il Piceno, non dormono sonni tranquilli per il riaffacciarsi dei virus, debellato il 16 maggio.

Tredici casi nuovi, più uno arrivato in vacanza a San Benedetto dal Messico, ci fanno capire che non possiamo pensare di restare indenni rispetto a quanto accade altrove.

A meno che non ci tappiamo, o non ci tappino, di nuovo tutti in casa.

India e Bangladesh sono diventati paesi a rischio. E sono stati 4 i bangladesi positivi nella provincia di Ascoli.

Poi Albania e Romania, altri tre, una donna di Grottammare e due uomini di Offida e Monteprandone.

Tutti scoperti quasi per caso.

Una grossa falla sul fronte delle norme che regolano i rientri dall’estero, che poggiano su un’autocertificazione e il “consiglio” di  mettersi in quarantena.

E il focolaio di altre regioni italiane come l’Emilia Romagna.

La mamma e figlia di Acquaviva vi erano state prima di essere scoperte positive (è giusto precisare che avevano girato anche le Marche e l’Abruzzo nelle due settimane precedenti al tampone).

E’ emiliana la ragazza positiva con cui il 19enne di Ascoli è stato in contatto sull’isola greca.

Che dire poi di Corfù?

Quattro di 33 neodiplomati del Maceratese che sono stati lì in vacanza dal 24 luglio al 1 agosto sono tornati con il Covid.

Ed infine la movida.

tamponi Covid

L’equipe del laboratorio di Biologia Molecolare del “Mazzoni” di Ascoli

Il dottor Angelini, aveva già lanciato un altro appello:  «Ragazzi, il virus è vivo e presente, quindi bisogna tenere alta la guardia rispettando le misure di prevenzione dell’infezione».

L’esempio è la festa di Montecopiolo che ha scatenato un focolaio importante nel Pesarese.

Tra l’altro i tamponi che seguono un percorso dedicato sono esaminati dal laboratorio di patologia clinica, settore biologia molecolare, dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli e diretto dal dottor Antonio Fortunato.

Il direttore del Sisp in più occasioni aveva fatto leva sul senso di responsabilità dei ragazzi.

E’ vero che su di loro il virus ha dimostrato di non essere aggressivo, nemmeno nella fase clou dell’emergenza.

Ma i ragazzi hanno nonni e, in qualche caso, persone accanto fragili per altri motivi.



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