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Covid, il 118 è sotto assedio:
«Non sappiamo più
dove dirottare i pazienti»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Gli operatori della centrale che gestisce le emergenze di Ascoli e Fermo sono in grande difficoltà. I Pronto Soccorsi della provincia sono saturi per la grande richiesta dei Covid. I no Covid a volte mandati in altri ospedali della regione
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L’emergenza Coronavirus trascina con sè anche tanti altri problemi legati alla Sanità.

La centrale operativa del 118 di Ascoli

Da settimane, cioè da quando l’impennata dei contagi attanaglia il Piceno, la centrale operativa del 118 di Ascoli, che gestisce le chiamate per le emergenze di Ascoli e Fermo è sotto assedio.

Tante, tantissime ogni giorno le telefonate dei pazienti Covid che sono a casa. Innumerevoli i motivi, che vanno dal chiedere consigli alla necessità di assistenza perchè stanno male.

Di volta in volta gli operatori devono capire se si tratta di un caso che richiede l’invio dell’ambulanza, oppure della guardia medica, del medico di famiglia o delle Usca.

Nel frattempo la richiesta di ospedalizzazione è cresciuta di pari passo con il positivi ed anche i Pronto Soccorso del “Mazzoni” di Ascoli e del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto sono impegnati sul fronte dell’emergenza. E sono pieni.

«Ogni volta che arriva una chiamata  – raccontano gli operatori – è un dramma. Non sappiamo dove dirottare i pazienti che hanno bisogno di essere trasportati al Pronto Soccorso, sia Covid che no Covid.

Ci sta capitando di dirottare le ambulanza in altri ospedali della regione. A Fermo, a Pesaro. Qui non c’è più posto per nessuno. Oppure le attese sono di diverse ore. Anche le sale operatorie sono occupate».

La situazione è critica, inutile nasconderlo. E lo sforzo degli operatori della Sanità è enorme, nell’interesse primario del paziente, malato, impaurito, sconcertato. Ma che in ogni caso ha bisogno di essere assistito.

Allora gli operatori della centrale operativa del 118 devono innanzitutto capire la gravità e l’urgenza del caso che hanno dall’altra parte del telefono. Trovare un posto letto in strutture appropriate alla necessità. Oppure fare da tramite con i medici del territorio.

«Quando è possibile – spiegano al 118 – cerchiamo di tenere il paziente a casa, con l’aiuto del medico di famiglia. Ma è tutto molto difficile in questo particolare momento».

m.n.g.

 



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