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Covid, un operatore sanitario
dell’Area Vasta 5:
«Ecco dove ci porterà
il mancato rispetto del Piano pandemico»

EMERGENZA CORONAVIRUS - La promiscuità dei percorsi Covid che coinvolge entrambi gli ospedali della provincia sta aggravando la situazione contagi tra gli operatori, anche difficili da reperire. La situazione riepilogata dal dipendente di Area Vasta 5
...

E’ pandemia e gli operatori sanitari sono in prima linea tra turni massacranti, rischio di contagio – per molti non è solo un rischio – e preoccupazione per i pazienti, per cui sono l’unico punto di riferimento durante la degenza sia nei reparti Covid che in quelli “puliti”.

Mozioni, interrogazioni consiliari e interventi a tutti i livelli della politica denunciano una situazione sempre più difficile per il Piceno che durante la prima ondata è stato toccato solo marginalmente.

Un operatore dell’Area Vasta 5 ha preso spunto proprio da una mozione presentata dal gruppo di maggioranza del Comune di Ascoli a sostegno del personale sanitario per mettere in evidenza criticità, problemi e conseguenze.

Quella considerata più grave, la mancata applicazione del Piano pandemico Regionale, modificato con Delibera Regionale 523 di maggio scorso e confermato il 30 ottobre.

«Tale Piano è servito per rimodulare ed ampliare l’offerta dei posti letto presso le strutture ospedaliere, al fine di garantire le attività di ricovero dei pazienti Covid nei setting assistenziali di terapia intensiva, semi-intensiva, internistica con indirizzo infettivologico/pneumologico e post-critica, sospendendo temporaneamente le attività assistenziali procrastinabili, non urgenti, di ricovero/ambulatoriali e decentralizzando quelle di chemioterapia verso strutture più prossime al cittadino.
La Regione Marche quindi dispose:
A) Al fine di garantire il riavvio delle attività sanitarie non urgenti presso le strutture del SSR, ha individuato i locali della Fiera di Civitanova, quale sito da destinare alla realizzazione di una struttura ospedaliera temporanea per la gestione dell’emergenza (84 posti letto), limitando pertanto il numero di operatori sanitari da impiegare per l’assistenza e facilitando le necessarie attività di monitoraggio dei pazienti . Questa struttura nella prima ondata non è stata nemmeno necessaria aprirla. Oggi invece è aperto 1 solo modulo con 14 posti (per mancanza di personale) ed è notizia recente che se ne dovrebbe donare uno alla Regione Umbria.
B) Ha individuato le strutture pubbliche con di Malattie Infettive di Pesaro, Ancona e Fermo dove convogliare i pazienti positivi.
C ) Ha individuato le strutture pubbliche con percorsi Covid riattivabili in emergenza epidemica: Senigallia –Jesi, Camerino, Civitanova, Inrca di Ancona, San Benedetto del Tronto e sezione distaccata (ex Malattie Infettive ) di Ascoli.
Il Punto Nascita della struttura ospedaliera di Civitanova Marche è stato dedicato, mediante percorsi sicuri ed isolati, alle donne in gravidanza e positive.
Nella riunione della nuova Giunta Regionale del 30 ottobre il Piano è stato di nuovo approvato.

Nella provincia di Ascoli Piceno le indicazioni del Piano erano chiare e coerenti: separando i due ospedali individuando due percorsi diversi ( San Benedetto solo pazienti Covid e Ascoli per tutte le altre funzioni “pulite”) e anche in merito alle Rsa non esistono indicazioni relative al loro utilizzo per pazienti Covid.
Nella seconda ondata, quella attuale, però, questo tipo di organizzazione, purtroppo per utenti e operatori, non è stato applicato.
All’apertura di Pneumo-Malattie Infettive di Ascoli non è succeduta l’apertura di un ospedale Covid come a marzo e questo ha portato ad una commistione (Covid – no Covid ) nei due plessi ospedalieri che ha avuto come risultato una confusione tra percorsi puliti e sporchi, difficoltà pazzesca nel confinare le zone calde da quelle fredde, difficoltà nel definire e stabilire i percorsi di decontaminazione per gli operatori.

La scelta ha comportato un’impennata dei Covid positivi nella nostra provincia (da 290 contagi prima del Covid free siamo passati ad oltre 3600).

A marzo abbiamo dato assistenza ad utenti del nord delle Marche e all’Emilia Romagna.

Ora, nonostante l’apertura di un padiglione del Fiera Hospital di Civitanova, non abbiamo più nulla da offrire alla nostra popolazione.
A primavera avevamo avuto “solo” 5 operatori positivi. Ora, con questa organizzazione, abbiamo superato abbondantemente i 90 che, con l’aggiunta di 11 medici e personale delle cooperative e gli addetti alla pulizia, abbiamo superato i 150 operatori positivi.
La minore attenzione agli ingressi ha permesso, inoltre, la presenza di utenti e accompagnatori nei servizi e negli ambulatori (cosa che non avveniva a marzo). Ciò ha portato alla positivizzazione di altri 15 operatori sanitari.
Per entrare nel merito l’attuale situazione all’ospedale di “Mazzoni” di Ascoli è di 18 posti Covid nell’ex palazzina Malattie Infettive, 13 alla Murg, 9 al Pronto Soccorso. Pneumologia è chiusa con personale spostato all’ex palazzina Malattie Infettive, Cardiologia chiusa per breve periodo in quanto dentro vi erano casi Covin e no Covid, con 6 operatori positivi, Day Hospital spostato nell’ala dove c’era il reparto Urologia, Urologia chiusa da oltre sei mesi. Medicina ovest chiusa con dentro, nei giorni precedenti, pazienti positivi e non positivi, assistiti con lo stesso personale.

Ciò ha portato alla positivizzazione all’interno del reparto di 8 infermieri, 4 oss e ed una coordinatrice (totale 13 operatori) con conseguente blocco dei ricoveri con spostamento degli eventuali pazienti alle cliniche private.

Il “Madonna del Soccorso” di San Benedetto annovera 8 posti Covid all’Obi del ProntoSoccorso, 30 in Geriatria, 12 alla Murg, 15 a Medicina.

Chiaramente nei reparti Covid (sia Ascoli Piceno che San Benedetto del Tronto) il personale dedicato all’assistenza si è moltiplicato (dove c’erano 15 operatori sanitari ora ve ne sono 30) in quanto vi sono delle norme da rispettare. Si passa infatti da un’assistenza semplice ad una intensiva o subintensiva con tempi assolutamente diversi (da 120 min. per paziente ad oltre 600 min. per paziente) con il rispetto dei tempi di vestizione e svestizione (Dpi di protezione) e il rispetto dei tempi cui portare i Dpi (massimo 4 ore).
Tale obbligatoria organizzazione ha comportato una grave carenza di personale non implementabile anche per l’immensa difficoltà di reperire sul mercato operatori sanitari. In merito, basti pensare che il servizio personale, su 700 professionisti è riuscito ad ottenere unicamente la disponibilità di 12 operatori, peraltro per l’1 dicembre 2020.
Tale disastroso contesto è stato denunciato all’opinione pubblica dalla Rsu e dalle organizzazioni sindacali attraverso una conferenza stampa (leggi qui) . Le stesse rappresentanze sindacali hanno già richiesto, per quanto sopra illustrato, uno specifico incontro al presidente i Regione Marche Francesco Acquaroli, all’Assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, alla direttrice Asur Nadia Storti e al direttore dell’Area Vasta 5 Cesare Milani».



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