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Asporto anche senza prenotazione:
la Regione accoglie la richiesta
della Confcommercio del Piceno

ASCOLI - La Fipe della provincia di Ascoli aveva inoltrato la richiesta il 10 novembre. E' stata avanzata la tesi di una giusta equiparazione con i negozi. «Obiettivo raggiunto grazie a Andrea Antonini». Fabiani: «Restano in vigore tutte le misure contenute nei protocolli di sicurezza regionali»
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Daniele Fabiani e Fausto Calabresi

 

Da sabato 21 novembre, la vendita da asporto nelle Marche è consentita anche senza prenotazione. Lo dice un’ordinanza della Regione (la numero 43 del 19 novembre) che ha accolto la richiesta della Confcommercio Picena.

Infatti, il decreto del presidente della Giunta regionale di 20 aprile 2020 aveva stabilito l’obbligo della prenotazione telefonica, oppure online, da parte del cliente per acquistare il prodotto ordinato in bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie.

A questa regola si sono attenuti giustamente gli organi di vigilanza, sebbene le norme nazionali non ne facessero menzione.

Per evitare contestazioni alle imprese in sede di controlli, e per un giusto criterio di equiparazione ai negozi nei quali si acquista senza prenotare, la Fipe, il Sindacato Pubblici Esercizi della Confcommercio della provincia di Ascoli ha inviato il 10 novembre una formale richiesta di modifica alla Regione Marche.

Il documento era stato firmato dai presidenti provinciali Fausto Calabresi, per la Confcommercio, e Daniele Fabiani per la Fipe.

«Obiettivo raggiunto – precisa Calabresi – grazie all’attenzione mostrata dall’assessore regionale e vice presidente, Mirco Carloni, e dal presidente della Terza Commissione Consiliare Andrea Maria Antonini».
«Resta inteso – afferma Fabiani – che l’ingresso e la permanenza nei locali da parte dei clienti è consentito esclusivamente per il tempo strettamente necessario a scegliere e acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle disposizioni contenute nei protocolli di sicurezza regionali. Da rispettate sempre anche il divieto di assembramento e di consumo di alimenti e bevande in prossimità dei locali stessi».



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