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Covid e malati ordinari negli stessi reparti
Tuonano Cgil, Cisl e Uil:
«Positivi 157 operatori di cui 11 medici»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Le tre sigle denunciano una situazione intollerabile sulla gestione della pandemia: «La Regione separi subito i percorsi come fatto in primavera». «Nuovi infermieri introvabili». Rischio di assenteismo tra il personale. Protesta anche per il mancato rinnovo, a 2 anni dalla scadenza, del contratto nazionale del lavoro
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di Franco De Marco

«La gestione della nuova ondata di pandemia nel Piceno? Semplicemente disastrosa. Non aver separato, come a primavera, i percorsi dei malati Covid dai malati ordinari, sta provocando una situazione gravissima mettendo a rischio la salute dei cittadini e degli operatori sanitari. La Regione Marche assuma immediatamente una decisione».

Cgil (Maria Calvaresi), Cisl (Giorgio Cipollini) e Uil (Roberto Corradetti), insieme al coordinatore della Rsu dell’Area Vasta 5 Paolo Villa, lanciano un disperato grido d’allarme su quanto sta accadendo negli ospedali di Ascoli e di San Benedetto e nelle Rsa.

Descrivono una situazione agghiacciante. Le loro affermazioni fanno accapponare la pelle. Ecco perché vogliono incontrare immediatamente il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini e l’assessore regionale al bilancio Guido Castelli (il principale riferimento per il Piceno) per denunciare lo stato delle cose.  Nelle altre Province la situazione appare migliore dal punto di vista organizzativo.

Giorgio Cipollini

«A primavera – spiega Giorgio Cipollini della Cisl – in base alla delibera adottata della Giunta regionale, il “Madonna del Soccorso” fu dichiarato ospedale Covid e il “Mazzoni” ospedale non Covid. E la pandemia, anche se in quell’occasione il Piceno ebbe un’ondata molto più limitata rispetto al resto della Marche, fu affrontata in maniera razionale. Questa volta, invece, sta accadendo il contrario. Anche se la delibera della Regione relativa al piano pandemico, con l’organizzazione prevista per la prima ondata, non è stata mai revocata».

Sotto accusa il governo regionale con l’Area Vasta “costretta” ad ubbidire.

Cgil, Cisl e Uil chiedono un immediato cambio di passo per evitare il peggio. «Tra medici, infermieri, oss, tecnici, addetti alle pulizie e altro personale – sottolineano i sindacati – oggi ci sono 157 operatori positivi. I medici sono 11.  Questo sta comportando un enorme carico in più per gli operatori sul campo. Impossibile garantire normali riposi. C’è molta preoccupazione tra il personale. Esiste il rischio di assenteismo».

L’Area Vasta 5 è alla affannosa ricerca di infermieri da assumere. Ma non se ne trovano.

I sindacati forniscono un dato eclatante: su 700 chiamate fatte dall’ufficio personale solo una decina di infermieri ha risposto positivamente dichiarandosi disposto a lavorare nelle strutture sanitarie del Piceno.

Situazione che dire drammatica è poco. «La Murg (medicina d’urgenza , ndr) è piena di pazienti Covid. Urologia è chiusa. La Medicina ospita pure malati Covid. Tutti i reparti ospedalieri di Ascoli e San Benedetto sono in sofferenza.

Ma la cosa più grave è che il personale, oggi, assiste contemporaneamente  pazienti Covid e pazienti ordinari col rischio evidente di contagio per tutti. L’organizzazione di fronte a questa nuova ondata di Coronavirus è inappropriata e molto preoccupante. Per questo chiediamo un intervento immediato della Regione».

La richiesta chiara e netta che emerge dai sindacati del pubblico impiego Cgil, Cisl e Uil è dunque: tornare alla separazione tra malati Covid e malati ordinari.

Richiesta chi viene prepotente anche da tanti addetti ai lavori e cittadini oltre che dalla razionalità comune.

Perché la Regione ha scelto un’altra strada?

Speriamo che non sia solo per rispondere a pressioni locali.

Con le premesse di oggi quanti cittadini si sentono tranquilli nel farsi ricoverare per altre malattie purtroppo sempre in agguato? Nessuno.

Venerdì scorso i sindacati, con un presidio davanti al “Mazzoni” e al “Madonna del Soccorso”, hanno anche protestato, come nel resto della regione, contro il mancato rinnovo, a due anni dalla scadenza, del contratto collettivo nazionale di lavoro.

«Questo rinnovo è un atto dovuto e non una premialità come qualcuno va dicendo. Notiamo sul tema del rinnovo del contratto una certa disattenzione da parte dei rappresentanti delle istituzioni», afferma Giorgio Cipollini.

In questo caso è il Governo ad essere chiamato in causa.



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