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Il giorno dopo

VENTIDUESIMA puntata della rubrica di Cronache Picene "Ascoli e Sambenedettese, un secolo di rivalità". Storie di sport, ma non solo
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Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Oltre alla rivalità sportiva, talvolta becera, c’è di più. Ci sono realtà figlie di passati gloriosi, che ai due centri hanno conferito prestigio. Ci sono state persone, popoli, storie e culture diverse, di pari dignità, separate solo da una manciata di chilometri, da conoscere, raccontare e tramandare. Accomunate, tutte, da un “eroismo” straordinario, che nessun astio, fazioso e municipalistico, può e deve cancellare. Di cui andare, tutti insieme, indistintamente, orgogliosi. L’amore cieco e sordo per il proprio campanile, il fanatismo che, in ogni campo, tutto avvelena, rischiano di farci ignorare, sia sotto il Torrione che in Piazza del Popolo, il meglio che, su entrambe le sponde, nei più diversi campi, con valore, sacrificio e abnegazione, durante lo scorrere degli ultimi secoli le nostre genti sono riuscite a costruire. A puntate, su Cronache Picene, racconteremo senza presunzione la Storia dei due centri. Sportiva e non. Scritta dai grandi personaggi del passato, soprattutto quelli meno celebri, da tramandare ai più giovani, e ai posteri, spesso ignari. Attraverso le glorie e le infamie, i fasti e le tragedie. Le pagine più esaltanti e i giorni più neri. Senza partigianerie e autoincensamenti di sorta. Senza sconti, che la Storia non può concedere a nessuno. Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Non più cugine invidiose e malevoli. Ma sorelle unite. E regine, entrambe, del Piceno e delle Marche. Non solo sui campi di calcio.

 

PUNTATA n. 22

 

La rabbia per l’agguato subito nella stazione di San Benedetto, trova subito per gli ascolani, come in altre precedenti, analoghe, circostanze un facile, comodo bersaglio. Il mercato comunale del pesce. Il luogo cittadino più assiduamente frequentato dagli odiati “pesciaroli” sambenedettesi. Già dopo la morte di Roberto Strulli il mercato comunale di prodotti ittici era stato vandalizzato. I commercianti sambendettesi spintonati e minacciati di conseguenze peggiori se non avessero fatto un immediato dietrofront e non si fossero fatti vedere in città, almeno per qualche tempo.

Quell’ultimo treno speciale dei tifosi ascolani di 50 anni fa

Anche stavolta, già solo qualche ora dopo l’arrivo del treno in Ascoli, si consuma subito la “vendetta” degli ascolani. I grandi tavoli di pietra del mercato ittico comunale attiguo al chiostro maggiore della chiesa di San Francesco vengono infatti, subito, quasi completamente distrutti. I commercianti ittici, i “pesciaroli”, magari del tutto ignari delle vicende di quella notte, perchè per alzarsi presto la mattina si deve andare a letto presto la sera prima, vengono attesi al varco. Aggrediti verbalmente e, se non se ne tornano subito da dove sono venuti, anche fisicamente. Le cassette di pesce già scaricate, rovesciate per terra con tutto il loro prezioso contenuto. Stessa sorte destinata anche agli agricoltori della vallata del Tronto, di fede calcistica “sospetta”, che, ai vari mercati “della verdura” ascolani, salgono a vendere i loro ortaggi.

Un altro obiettivo abituale per mettere in atto le rappresaglie contro i sambenedettesi, diventeranno le fermate degli autobus. In quel lunedì “caldo”, e anche in altri, in epoche successive, fra gli studenti che da San Benedetto e dalla vallata tornano in Ascoli per frequentare le lezioni nelle scuole superiori della città, c’è la caccia all’uomo. Alle fermate degli autobus di linea, soprattutto davanti agli Istituti Tecnico Industriale ed Agrario, in via della Repubblica, “ronde” di tifosi ascolani richiedono i documenti di identità per accertare la provenienza degli studenti pendolari. Diversi di loro, anche provenienti dalla vallata, ma sospettati di fede rossoblù, ne fanno le spese. E’ la legge del taglione, barbara e iniqua, ma così cara, da sempre, ai tifosi di tutte le latitudini. Quella che fa pagare agli innocenti e ai deboli le infamie dei colpevoli e dei forti, quella che si alimenta di intolleranza e vigliaccheria, che si esalta ricambiando, alla cieca, come capita, violenza con violenza.

Il bomber Renato Campanini in azione

Le roventi polemiche seguite all’agguato in stazione avranno però vita breve. La Procura ascolana aprirà l’inchiesta di rito contro ignoti, che non approderà, come spesso accade, a nessun provvedimento. Le Ferrovie dello Stato risarciranno i danni ai viaggiatori rimasti feriti quella notte. Dopo un paio di giorni di aperture a tutta pagina dedicate ai commenti sul fattaccio consumatosi nella stazione di San Benedetto, i giornali locali torneranno presto, nei giorni successivi, ad occuparsi di altri fatti di cronaca spicciola. L’assalto al treno viene presto dimenticato. E forse è un bene che sia così.

Al giorno d’oggi in televisione se ne sarebbe parlato, e anche straparlato, continuamente, per mesi. Un episodio del genere, così clamoroso, avrebbe riempito a lungo le cronache dei talk-show e dei programmi di approfondimento di tutte le reti fino alla nausea. Ci sarebbero state sicuramente interrogazioni parlamentari e grandi polveroni mediatici senza costrutto alcuno. Anzi, polemiche e altre vendette incrociate ne sarebbero state alimentate. Le cronache locali dell’epoca torneranno invece, come detto, sugli avvenimenti di quella notte solo per un paio di giorni. Poi ci metteranno una pietra sopra. Per sempre.

Le indagini sull’attentato dinamitardo al ripetitore tv di Colle San Marco conquisteranno titoloni e servizi di apertura sulle cronache locali. Quelle nazionali invece, nei giorni successivi, dal canto loro, passeranno a celebrare la vittoria a sorpresa di Nicola Di Bari a Canzonissima con il brano “Chitarra suona più piano”. E le liti pubbliche fra Jaqueline Lee Bouvier, ex first lady Kennedy, ed il nuovo sposo, il miliardario greco Aristotele Onassis.

 

La “Cronaca di Ascoli” de “Il Messaggero” del giorno dopo

(continua)




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