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Pazienti Covid in Psichiatria,
Giri: «Non c’era un’alternativa»
Usb: «Ripristinare il servizio ad Ascoli»

SAN BENEDETTO - Il primario del reparto del "Madonna del Soccorso" conferma la presenza di due persone contagiate (una poi dimessa) che necessitavano di ricovero. «Sono state collocate in una stanza isolata. Presto sarà riattivato il centro regionale di riferimento, individuato nell'Area Vasta 3». Viviani: «Noi pronti a curare tutti». La denuncia dell'Unione Sindacale di base
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Nei riquadri, Giancarlo Viviani e Marco Giri

di Maria Nerina Galiè

Pazienti Covid ricoverati nel reparto Psichiatria dell’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto, ed è subito paura o spunto per la protesta.  Che ci può anche stare, come denuncia l’Usb, in una nota firmata da Mauro Giuliani e nella quale si mettono in evidenza il rischio di contagio, per gli altri degenti e per gli operatori, ed il sovraccarico di lavoro per questi ultimi, costretti a dividersi anche più volte al giorno tra pazienti Covid e quelli non Covid.

I fatti sono che, al momento, non c’è un centro regionale adibito a “Psichiatria rossa”, cioè dedicato ai malati contagiati ma con prevalenza di problemi psichiatrici; che dovrebbe essere riattivato presto; che a Psichiatria del “Madonna del Soccorso”, nel frattempo, il percorso “sporco” è stato previsto.

«La scorsa settimana – conferma il dottor Marco Giri, primario del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) – sono arrivati al Pronto Soccorso di San Benedetto due pazienti (a due giorni di distanza). Entrambi necessitavano di ricovero per patologie psichiche ed entrambi erano positivi al virus ma asintomatici e vaccinati con tre dosi.

In assenza di un centro regionale per questo tipo di pazienti, con la dottoressa Giuseppina Petrelli (direttore del Pronto Soccorso, ndr) abbiamo deciso, anche è perché non c’era un’alternativa, di collocare prima uno, poi l’altro nella stanza “grigia”, quella già predisposta per i casi sospetti, cioè in attesa di tampone pre ricovero. Sono due le stanze lasciate appositamente per la verifica, ciascuna con 2 posti letto, quindi 4 che vanno a sommarsi ai 12 della degenza ordinaria. L’intero reparto ha 16 posti letto».

Il dottor Marco Giri, il primo vaccinato del Piceno

Tutto questo ha creato un po’ di scompiglio nel reparto, dottor Giri?

«Non è stata certo una scelta fatta a cuor leggero. Ho avvisato la direzione di Area Vasta 5, la direzione ospedaliera e l’Asur. Ed ho chiesto un infermiera dedicata, per evitare che quelli in forza al reparto dovessero appunto dividersi tra la degenza “pulita” e la stanza dove erano i positivi, con le relative operazioni di vestizione e svestizione. Ma non c’era disponibilità.

Di fronte alla necessità emersa, e che si potrebbe ripetere, avevo avuto il parere favorevole della direzione per realizzare anche un muro di cartongesso al fine di isolare completamente l’area. Poi, però, dall’Asur ho saputo che c’è in itinere il progetto di riaprire un centro Covid per pazienti psichici. E’ stata individuata una struttura dell’Area Vasta 3 che dovrebbe essere attivata tra pochissimo. Quindi ci siamo fermati, per non impiegare risorse che si sarebbero rivelate inutili. Nel frattempo un paziente è stato dimesso, l’altro dovrebbe esserlo a breve».

E’ la prima volta che capitano pazienti psichiatrici Covid?

«No – è sempre il dottor Giri a parlare – ma nella prima ondata il centro di riferimento era Pesaro, Fano nella seconda. In ogni caso, pazienti con prevalenza di malattia da Covid, seppure psichiatrici, vengono assorbiti dalla rete regionale. Manca in questa fase, il centro per i pazienti asintomatici o pauci sintomatici ma con necessità di ricovero per patologie psichiatriche. Questo perché, a fronte di un numero esiguo di tali richieste, è stato ritenuto di non “sprecare” un intero reparto. C’è anche da dire che nel Piceno, come anche a Fermo, disponiamo di un solo Spdc, mentre altre province ne hanno due».

Si è contagiato qualcuno nel suo reparto?

«Nessuno dei pazienti. Tra gli operatori ce ne sono di positivi. Ma è impossibile dire se abbiano contratto il virus in ospedale o nella vita sociale o familiare».

In questa fase, non è emergenza sanitaria come poteva esserlo un anno fa, ma l’altissimo numero dei positivi porta, in proporzione, un elevato numero di persone che devono ricorrere alla cure ospedaliere. Ad alleviare il concetto di emergenza è la “fortuna” che molti dei cittadini che necessitano di ricovero non sono in gravi condizioni. Certamente per via dei vaccini che, sembra, abbia indebolito il virus facendo circolare varianti meno aggressive.

Resta però la criticità dei raparti ospedalieri che devono portare avanti zone “sporchi” e “puliti”, a volte in promiscuità, a partire dal Pronto Soccorso, che è allo stremo perché deve fare da filtro.

«La situazione in questo momento è in continua evoluzione – sottolinea il dottor Giancarlo Viviani, direttore del presidio unico ospedaliero dell’Area Vasta 5 – e dobbiamo essere pronti ad ogni evenienza, ogni giorno. Ma tutti i reparti hanno la zona “sporca”. Ad esempio, se viene una donna che deve partorire con urgenza ed è positiva, non la rimandiamo certo a casa. Quindi sia ad Ascoli che a San Benedetto c’è una stanza predisposta, che sia strutturale o organizzativa. Ma le cure le dobbiamo garantire a tutti»

Dal loro canto i sindacalisti non hanno nemmeno tutti i torti nell’evidenziare la difficoltà che ogni giorno, devono affrontare gli operatori.

«La scrivente organizzazione sindacale – si riportano stralci della lunga lettera inviata ai vertici della Sanità regionale e locale (qui la versione integrale) a tutela dei lavoratori e dei degenti dell’unità operativa in oggetto, con la presente denuncia agli organi in indirizzo l’inaccettabile presenza di pazienti positivi Covid-19 nel reparto Spdc.

Appare inverosimile che dopo due anni di pandemia Asur e Area Vasta 5 non si siano dotati di un protocollo operativo da applicare in casi positività Covid in pazienti con patologia acuta psichica. Certo è che tale inefficienza e/o dimenticanza non può ricadere sui cittadini e lavoratori che operano nella tutela della salute mentale.

I cittadini con problemi psichici non solo hanno gli stessi diritti di cura degli altri malati ma eticamente meritano un’attenzione e riguardo in più dato che sono tra i soggetti più fragili della società. Studi internazionali e nazionali hanno evidenziato le problematiche di salute mentale proprio con la pandemia si sono acuite e meritano pertanto più attenzione e servizi più adeguati per una risposta degna della sanità pubblica.

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli

Si fa anche presente che i lavoratori del Spdc sono già sovraccarichi e esausti per il sovrannumero di degenti che devono assistere e per garantire una assistenza adeguata di qualità ed evitare situazioni di pericolo per i degenti e per i lavoratori.

Usb fa un appello anche alla politica regionale e alla dirigenza Asur e Area Vasta 5 perché rivaluti i servizi della tutela della salute mentale nel nostro territorio e si attivi per cercare di porre rimedio e aumentare significativamente l’offerta dei servizi e dei posti letto a tutela della salute mentale, a partire dal ripristinare la fondamentale presenza del medico psichiatra dalle ore 20 alle 8, soppresso nel silenzio nel dicembre 2020 nel presidio “Mazzoni” e la riapertura dei posti letto di Day Hospital, chiusi a inizio pandemia, che sono fondamentali per aumentare l’offerta dei servizi che sono sempre più urgenti e sono aumentati proprio a seguirò della pandemia che da due anni stiamo vivendo.

Attualmente i cittadini che si rivolgono alla sanita pubblica non ha risposta adeguata e certa e questo è un vulnus che potrebbe essere in parte colmato con il ripristinare quanto sopra descritto che è stato colpevolmente soppresso e che oltre a negare un diritto e un servizio alla tutela della salute mentale ai cittadini aumenta a dismisura i ricoveri impropri o peggio non riesce a dare le dovute risposte a una richiesta di tutela della salute mentale.
Sarebbe inoltre utile approfondire l’area di confine tra disturbi psichiatrici e altre patologie ed, in particolare, l’area delle dipendenze, al fine di ridurre i ricoveri impropri».

 



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