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«Sarò il primo tifoso della ricostruzione», Legnini passa le consegne a Castelli: in tre anni ricostruite ventimila case

SISMA - Il commissario uscente ha chiesto di evitare le polemiche e ha presentato i numeri ottenuti con il suo mandato. Ci sono 7.333 cantieri aperti e nel 2022 balzo del 27,7% di richieste di contributo
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Giovanni Legnini e Guido Castelli

 

di Monia Orazi

 

«Sono e sarò il primo tifoso della ricostruzione per i prossimi anni, bisogna allontanare le polemiche di ogni sorta perché è legittimo che il governo faccia le sue scelte ed è legittimo che chi è preoccupato per il futuro e non condivide delle scelte lo faccia sapere, purché si mantenga sempre nel perimetro della necessità di garantire un futuro a questi territori», così il commissario straordinario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, ha idealmente passato le consegne al suo successore, il senatore Guido Castelli di Fratelli d’Italia, presente oggi alla presentazione del rapporto di fine mandato.

 

L’eredità lasciata da Legnini sta tutta nei numeri del rapporto finale dei 34 mesi del suo mandato, presentato oggi: 20mila case ricostruite in 8.318 edifici, 7.333 cantieri attualmente aperti con un balzo del 27,7 per cento nell’ultimo anno delle richieste di contributo, ormai giunte a 28mila pari al 54,9% di quelle attese.

 

Non solo, un nuovo sistema informatico di gestione delle pratiche di contributo, il Gedis che ha mandato in pensione il macchinoso Mude, la novità storica del testo unico sulla ricostruzione privata, il disegno di legge per scrivere il codice unico della ricostruzione giace da un anno in parlamento, ma sinora è rimasto lettera morta, spetterà alla volontà politica del governo farlo diventare realtà.

 

La struttura commissariale si è distinta anche sul fronte della comunicazione e della trasparenza, con la pubblicazione di un rapporto sulla ricostruzione ogni sei mesi. Questi sono solo alcuni dei dati resi noti dal dall’ex commissario alla ricostruzione post sisma del centro Italia Giovanni Legnini, pdurante la presentazione del rapporto finale sulla ricostruzione che sintetizza i dati del suo mandato.

 

Giovanni Legnini

I decreti di contributo concessi – Durante i 34 mesi della governance di Legnini sono stati concessi ben 15.736 decreti di contributo pari a 5,3 miliardi di euro con un incremento del 30% sull’anno precedente. Buone notizie anche sul fronte della ricostruzione pubblica, con 2.500 interventi pubblici finanziati pari a tre miliardi e 600 milioni di euro, tra cui 450 scuole con un maxi piano per un miliardo e 400 milioni di euro. Per le chiese sono stati previsfi 1.251 interventi di finanziamento per 800 milioni. Accelerazione anche sul fronte delle opere pubbliche con 935 milioni di euro erogati alla fine dell’anno scorso, con un balzo del 67% rispetto al 2021.

 

Arquata

La ricostruzione privata – Il numero complessivo di richieste di contributo presentate è pari a 27.923 per un importo di 10 miliardi e 24 milioni di euro, le somme erogate alle imprese per i cantieri in corso sono pari a due miliardi e 400 milioni. Le nuove domande di contributo presentate nel 2022 sono state 6.064, per un valore di tre miliardi e mezzo di euro, delle quali circa 2.500 sono quelle inoltrate da coloro che godono del contributo di autonoma sistemazione o alloggiano nelle sae, che dovranno essere completate entro il 15 marzo prossimo. I cantieri conclusi nel 2022 sono 2.365 ed hanno riguardato circa 5mila abitazioni. I cantieri con i lavori finiti in quasi tre anni del mandato di Legnini sono 6.300 per quasi 15mila singole unità abitative riconsegnate ad altrettante famiglie. Si legge nel rapporto: «Tali risultati sono stati registrati in un contesto congiunturale particolarmente difficile, caratterizzato dalle emergenze della pandemia da Coronavirus, che hanno comportato la sospensione dei lavori nei cantieri per mesi, poi dalle dinamiche innescate dalle detrazioni del 110% sulle ristrutturazioni, che hanno determinato prima forte carenza di tecnici ed imprese, poi il fortissimo incremento dei prezzi di molti materiali indispensabili per l’edilizia. Infine l’aumento dei prezzi dell’energia, di altre materie prime a seguito della guerra in Ucraina».

 

La ricostruzione pubblica – La programmazione degli interventi sulle opere pubbliche distrutte o danneggiate dal sisma si è considerevolmente ampliata nel corso del triennio anche a seguito di un censimento capillare condotto sul territorio che ha fatto emergere numerose necessità non evidenti fino a quel momento, dai dissesti idrogeologico alle reti dei sottoservizi. Si è passati dai circa 1.300 interventi finanziati con 1,8 miliardi dell’inizio del 2020 ai quasi 2.500 attuali, con un impegno di 3,6 miliardi di euro, in seguito all’ultimo ciclo di programmazione che ha interessato nuovi interventi di rigenerazione urbana connessi al danno da sisma per Lazio, Umbria ed Abruzzo, mentre il piano per le Marche, per circa 740 milioni di euro, è in corso di elaborazione da parte della Regione. A questi si aggiungono 1.251 chiese e edifici di culto finanziati con ulteriori 800 milioni.

 

La conta dei danni – Non sono state presentate ancora tutte le domande di ricostruzione, ne mancano all’appello 23mila in totale. Il contributo complessivo per la ricostruzione privata ammonta a 19 miliardi e 400 milioni di euro. Sotto la struttura commissariale guidata da Legnini è stato compiuto anche un completo censimento dei danni: il conto totale al momento ammonta a 26 miliardi e mezzo di euro, ma tenendo conto dell’aumento dei prezzi dei materiali edilizi, il costo totale può lievitare addirittura a 28, 29 miliardi di euro. Il danno stimato per circa 4631 edifici pubblici è pari a sei miliardi e 100 milioni di euro, mentre quello stimato per le chiese pari un miliardo di euro per duemila edifici di culto.

 

Guido Castelli

I centri più colpiti – Un’altra delle attività portate avanti da Legnini riguarda la ricognizione dei comuni più colpiti, che in provincia comprende Visso, Ussita, Castelsantangelo, Muccia, Camerino oltre ad Amatrice, Accumoli, Campotosto, Arquata, Montegallo, Norcia, Preci e Cascia. Sono stati compilati dei cronoprogrammi delle attività per ricostruire nei centri storici danneggiati. Per l’edilizia privata il comune con il maggior numero di danni è Amatrice con 1 miliardo e 200 milioni di euro seguita da Tolentino con 950 milioni, Camerino 896 milioni, Norcia 831, Ascoli Piceno 712, Arquata del Tronto 632, San Severino 575 milioni. Tenendo conto delle strutture pubbliche il comune più danneggiato resta Amatrice con un miliardo e 355 milioni di euro, seguito da Camerino con un miliardo e 200 milioni di euro, Norcia con un miliardo e 167 milioni di euro.

 

Progetto Next Appennino – Per quanto riguarda la rigenerazione urbana dei fondi vengono dal piano nazionale di ripresa e resilienza, per le Marche sono previsti 740 milioni di euro il cui piano è in fase di elaborazione da parte della Regione. Grande importanza ha il progetto Next Appennino, finanziato dal fondo complementare nazionale dedicato alle aree colpite dai sismi del 2009.e 2016, per un miliardo e 780 milioni di euro, con interventi per accompagnare il rilancio economico e sociale alla ricostruzione fisica. Il secondo programma è stato destinato a tutte le imprese dei territori colpiti. L’ultimo del progetti avviati grazie a Next Appennino è il finanziamento di quattro centri di ricerca e alta formazione nei territori colpiti dal terremoto, per le Marche sorgerà a Camerino.



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