«Il congresso provinciale del Partito Democratico , celebrato ieri, rischia di rappresentare uno spartiacque per la comunità democratica picena». È questo il senso della lettera inviata ai vertici regionali e nazionali del PD e sottoscritta dal consigliere regionale, da sindaci, amministratori e segretari di circolo del territorio.

 

Nella lettera, elaborata prima della celebrazione del congresso, i firmatari avevano chiesto di rinviare l’appuntamento del 5 settembre, ritenendo necessario tutto il tempo possibile per ricercare una sintesi e ricomporre una frattura che da mesi attraversa il partito provinciale. Una richiesta che, ricordano, non è stata accolta.

 

Partito Democratico

«La scelta di procedere comunque al congresso – scrivono – ha finito per tenere fuori almeno metà del partito provinciale e, con essa, una parte significativa di sindaci e amministratori democratici». Per i firmatari, dunque, non si tratta semplicemente dell’esito di una normale dialettica congressuale, ma del rischio concreto di una divisione profonda della comunità politica del PD Piceno. La preoccupazione viene ricondotta anche alla situazione elettorale del territorio, in particolare alle recenti vicende di San Benedetto del Tronto: «Il Piceno avrebbe oggi più che mai bisogno di un Partito Democratico forte, coeso e autorevole, capace di parlare alle comunità e di contrastare una destra che negli ultimi anni ha conquistato spazi importanti».

 

La lettera denuncia inoltre un clima di crescente tensione interna, arrivato a coinvolgere circoli e amministratori locali, proprio mentre il partito avrebbe bisogno di valorizzare le esperienze di governo ancora presenti sul territorio.

 

«Le dinamiche interne e le divisioni – sottolineano i firmatari – rischiano di indebolire l’azione politica di tutti noi, sottraendo energie ed entusiasmo: nonostante ciò, con ostinazione continuiamo tutti i giorni a dare risposte ai nostri cittadini, che chiedono iniziative concrete sul lavoro, sulla sanità, sulle aree interne e sullo sviluppo».

 

Da qui l’appello rivolto ai dirigenti regionali e nazionali: entrare nel merito della vicenda, conoscere fino in fondo quanto accaduto e assumere un ruolo attivo per favorire ascolto, ricomposizione e riconciliazione: «Una comunità democratica non può essere una comunità ristretta. Il compito dei gruppi dirigenti è creare le condizioni per il confronto, non accelerare le divisioni. Chiediamo quindi che nessuno rimanga spettatore di fronte a una frattura che rischia di diventare irreversibile».

 

Intanto, dalla segreteria picena arrivano i numeri congressuali, confrontati con i precedenti del 2021: il confronto con il congresso del 2021 restituisce un dato significativo sul piano della partecipazione. L’affluenza è salita dal 60,41% al 68,8%, con una crescita di 8,44 punti percentuali. Nel frattempo, gli aventi diritto sono aumentati del 14,7%, mentre i votanti sono cresciuti del 30,8%.

 

Interessante anche il confronto sul risultato di Francesco Ameli. Nel 2021 il segretario provinciale era stato eletto con il 76,31%, contro il 23,69% ottenuto da Gianluca Scattu. Nel congresso appena celebrato, invece, Ameli, unico candidato alla segreteria provinciale, ha raccolto il 77,25% dei voti, con un incremento di 150 preferenze rispetto a cinque anni fa.

 

Il dato che accompagna il risultato, tuttavia, è quello relativo alle schede non valide o senza indicazione di candidato: il 13,37% sono state bianche e il 9,38% nulle, per un totale del 22,75%.

 

Un elemento che, letto insieme alla scelta di presentare un’unica candidatura, rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del voto congressuale e offre ulteriori elementi alla discussione interna al partito.

 

Pd, Francesco Ameli confermato segretario provinciale, Stefano Novelli presidente

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