di Adriano Cespi
«Senza gli errori evidenti e gravi dei vertici del partito, il centrosinistra sarebbe andato al ballottaggio. E sto parlando di valutazioni sbagliate nel Pd, ma anche in “Ascolto e Partecipazione”. E’ naturale che qualcuno dovrà trarne le dovute conseguenze e fare non uno ma due passi indietro». E’ un Roberto Allevi deluso e amareggiato quello che ci accoglie nel suo studio da avvocato in zona Piceno. In braccio il nipotino, l’ex sindaco e membro della direzione nazionale Dem, ci ricorda, con orgoglio, la sua gioia di essere nonno, quindi, accompagnato il piccolo dalla madre, si siede in poltrona, sistema documenti e faldoni, e, con un sorriso, ci invita ad iniziare l’intervista. «Tanto so perché è qui – dice – vediamo se indovino: e adesso che succederà nel Pd? E’ questa la domanda vero?».

Roberto Allevi
Ed infatti la nostra domanda non può che essere questa: Allevi, dopo questa brutta sconfitta, ci saranno ripercussioni nel partito?
«Ad Ascoli si sta vivendo una situazione economica e sociale gravissima, dove le marginalità sono in continuo aumento e il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli record. Ebbene, in un quadro simile un partito di Sinistra, e ribadisco di Sinistra, come è il Pd, aveva l’obbligo di porre in essere azioni efficaci, che invece non ci sono state».
Di chi la colpa?
«Non amo attribuire colpe ad uno piuttosto che ad un altro. Quando si perde in questo modo, le colpe sono di tutti. Però una cosa è certa: chi ricopre l’incarico apicale all’interno di un qualsiasi organismo, tanto più un partito, davanti ad un errore così evidente deve avere l’umiltà e, soprattutto, l’obbligo morale di assumersi le proprie responsabilità e lasciare spazio a chi, adesso più che mai, dovrà avere il compito di ricostruire la casa comune del Centrosinistra».
Sta parlando del segretario comunale Procaccini?
«Sto parlando di chi non è riuscito a far convergere Pd e “Ascolto e Partecipazione” su una candidatura unitaria, che ci avrebbe permesso di arrivare al ballottaggio e forse anche di regalare alla città un sindaco nuovo e, finalmente, di cambiamento. Naturalmente sto parlando al nostro interno, ma anche dentro AeP».

Pietro Frenquellucci
Allevi, se esaminiamo i numeri vediamo che Nardini ha raggiunto il 10% e Frenquellucci, il vostro candidato, appoggiato da altre liste, si è fermato al 14%. Cosa non ha funzionato?
«Cosa non ha funzionato? Che non siamo andati uniti, altrimenti avremmo centrato il 24% e saremmo andati al secondo turno. Ma non solo, la cosa più grave è che gran parte del nostro elettorato non ha votato il candidato espresso dal partito, vanificando così il buon risultato ottenuto alle Europee».

Angelo Procaccini e Pietro Frenquellucci
A questo punto la domanda è di rito: cosa farà il Pd al ballottaggio? Appoggerà Celani del Fronte civico e moderato, Fioravanti di Fratelli d’Italia, Lega e liste civiche, oppure non darà indicazione di voto?
«Ho sentito Frenquellucci più volte ribadire che lui non voterà per nessuno dei due candidati sindaci. Ebbene, apprezzo la sua coerenza e il suo rigore. Ma Frenquellucci non è il Pd. Sono convinto, quindi, che il segretario Procaccini convocherà, quanto prima, gli organismi del partito, così come da tradizione, per un approfondimento del quadro politico. Dopodiché l’Unione comunale deciderà il da farsi. Ritengo, comunque, che ognuno voterà colui che considera più vicino ai propri valori di riferimento».
Allevi, non ha risposto alla domanda. Lei proprio a noi di Cronache Picene dichiarò, prima delle elezioni, che in un eventuale voto di ballottaggio tra un candidato sovranista ed un altro di provenienza moderata avrebbe votato quest’ultimo. Anche se fosse stato Celani…
«Allora vi rispondo in un altro modo. In Francia nel 2017, davanti al ballottaggio per le Presidenziali tra Macron e la Le Pen, i Socialisti si schierarono a favore di Macron. Proprio per evitare, in quel caso all’estrema Destra, di salire all’Eliseo».
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