Francesco Bellini prima di Ascoli-Empoli con “Buonumor Favorito” (Amedeo Lanciotti) del Carnevale di Ascoli (Foto Edo)

di Bruno Ferretti

La sconfitta in casa con l’Empoli riduce le possibilità di salvezza dell’Ascoli che, tuttavia, ci sono ancora e vanno coltivate. Finchè c’è vita… c’è speranza, mai dimenticarlo. Il penultimo posto in classifica e un calendario davvero difficile (Frosinone e Palermo fuori intervallate dallo scontro diretto col Cesena al “Del Duca”) non inducono all’ottimismo ma, nel calcio, mai dire mai. L’Ascoli deve continuare a lottare e a crederci con tutte le sue forze. A questo punto sarebbe già un traguardo disputare i playout.

Bellini sulla pista del “Del Duca” insieme ai bambini mascherati. Alla sua sinistra c’è anche Andrea Favilli (Foto Edo) 

Il ritorno al “Del Duca” del patron Francesco Bellini non è stato fortunato. Dopo l’exploit di Verona ci si aspettava un risultato positivo anche in casa, e invece è andata storta. La sconfitta è stata di tutta la squadra, incapace di costruire manovre offensive, ma soprattutto di due episodi negativi. Gli errori gravi commessi dal portiere Lanni sul secondo gol dei toscani e il tiro del possibile 2-2 al terzo e ultimo recupero da Ganz. Quest’ultimo era al vertice dell’area piccola (metri 5,50 dalla linea di porta) dove ha raccolto l’assist aereo di Carpani ma ha colpito male, fuori, in maniera inguardabile. Un gol divorato che per l’Ascoli valeva un punto. Lanni, in precedenza, sul tiro-cross di Ninkovic, ha fatto due passi in avanti lasciando la porta vuota. E il pallonetto senza pretese di Ninkovic lo ha scavalcato. Al di là degli episodi la superiorità dell’Empoli è stata netta.

Cardinaletti in tribuna al “San Paolo” dove si recò ad assistere a Napoli-Juventus. Alle sue spalle il dg juventino Marotta

La curva sud ad un certo punto ha contestato con espliciti cori l’amministratore Cardinaletti (non è la prima volta) considerandolo primo responsabile visto che ha voce in capitolo anche sulla sfera tecnica insieme al ds Giaretta. Vero è che al mercato di gennaio l’Ascoli è riuscito a piazzare solo uno dei giocatori di Lega Pro che aveva acquistato nel mercato estivo (Santini al Siena). Errori gravi sono stati commessi anche nel mercato di gennaio: Martinho a Bari era fuori lista e quindi nel girone di andata non aveva mai giocato. Inoltre il brasiliano è una mezzala non un terzino sinistro. Monachello a Palermo aveva totalizzato 55 minuti in 5 spezzoni di partita, poco di più Ganz a Pescara (83 minuti), mai titolare con Zeman. E il difensore Cherubin ha disputato l’ultima partita nel novembre 2016, ovvero 15 mesi fa. Infatti, dopo i primi tre allenamenti, ha già accusato problemi fisici.

Il patron al via dei lavori per la nuova Tribuna Est “Carlo Mazzone” che non sono mai finiti

E’ fin troppo evidente che il presidente Bellini abbia sbagliato (in buona fede) la scelta di alcuni uomini ai quali ha dato la sua fiducia, ma va compreso perchè lui è un grande imprenditore farmaceutico di livello mondiale, non un uomo di calcio. Quello che ha funzionato male è il cosiddetto management. Occorre augurarsi che Bellini decida di restare alla guida dell’Ascoli (che ha economicamente risanato) perché non ci sono alternative. Almeno ad Ascoli, dove gli imprenditori che potrebbero acquistare la società non sono interessati. Aspettiamo forse l’avvento di qualche affarista di fuori? Magari intenzionato ad usare l’Ascoli per altri fini? La tifoseria su questi temi si sta spaccando e questo sarebbe l’inizio della fine. Nella malaugurata ipotesi di retrocessione in Lega Pro, la presenza di Bellini sarà ancora più importante per l’Ascoli perché la situazione economica diventerebbe ben più pesante. In Lega Pro ci sono meno incassi allo stadio, meno sponsor, meno abbonati, un contributo minimo dalla Lega, a fronte di costi invariati e di contratti già sottoscritti con diversi calciatori e quindi da rispettare. Con Bellini alla guida l’Ascoli potrebbe venirne fuori. Diversamente chissà.

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