di Franco De Marco

Graziella Ciriaci, di Ortezzano, donna di punta di Forza Italia, si gioca un posto al Senato nel collegio uninominale Marche Sud. Da affermata imprenditrice – dirige lo storico Salumificio di famiglia Ciriaci che produce eccellenze marchigiane apprezzate in Italia e all’estero – punta al rilancio economico del territorio basato su meno tasse e migliori collegamenti stradali e ferroviari.

Cinquantasette anni, sposata con il medico Pietro Scendoni, due figli, diplomata, è stata consigliere regionale nella precedente legislatura. Sta effettuando una intensa campagna elettorale con continui incontri.

Qual è il principale punto programmatico della sua eventuale presenza al Senato?

Graziella Ciriciali con il presidente dell’Europarlamento Tajani

«Lavorerò per far tornare a crescere l’Italia a partire dalle Marche: più impresa, meno tasse, più lavoro. Il primo impegno sarà a favore del made in e dell’abbassamento delle tasse per le famiglie e per le azienda allo scopo di favorire l’occupazione in particolare dei giovani che non dovrebbero più essere costretti a emigrare». 

Grande viabilità: di che cosa ha bisogno il sud delle Marche?

«L’unica recente infrastruttura nelle Marche è stata la Quadrilatero realizzata dal governo Berlusconi. Bisogna riprendere le grandi opere soprattutto verso il Tirreno. Tra il Piceno e Roma c’è ancora la strada degli antichi Romani. E’ ora di fare qualche cosa di più. Un secondo impegno a favore delle linee ferroviarie: a sud di Ancona è un continuo disagio sia per i pendolari sia per la lunga percorrenza».

 Nei confronti dei territorio del suo collegio, e in particolare per quanto riguarda il Piceno, quali sono i 3 impegni-proposte legislativi che si sente di prendere con gli elettori?

«Flat tax, made in, abolizione delle sanzioni alla Russia».

 Come giudica l’azione del governo e della Regione Marche nei confronti delle popolazioni terremotate e quali correttivi intende portare avanti se sarà eletta?

«Credo che siano sotto gli occhi di tutti il ritardo nell’opera di ricostruzione e la cattiva gestione del dopo sisma. Il mio giudizio sull’azione del governo è negativo. Occorre un commissario competente e con poteri decisionali. Occore dare più poteri ai sindaci e snellire la burocrazia».

 La sua ricetta per far ripartire lo sviluppo economico nelle Marche sud?

«Come ho detto uno dei principali strumenti è la riduzione delle tasse e l’abbattimento del cuneo fiscale. Rafforzare le infrastrutture e risolvere la questione della Bolkenstein che penalizza i nostri imprenditori balneari e tutto l’indotto. Il turismo è uno dei settori più importanti della nostra regione».

 E’ favorevole o contraria alla ferrovia Ascoli-Antrodoco-Roma per collegare Adriatico e Tirreno?

«In linea di massima favorevole nel quadro di un rafforzamento delle infrastrutture».

 Oggi in Italia esiste un concreto rischio di movimenti neofascisti o razzisti?

«Il razzismo è un pericolo sempre presente e credo che in gran parte sia da imputare alla cattiva gestione della immigrazione da parte del Governo. Sul fascismo risponderei con le parole di Galli della Loggia: nelle democrazie ci si difende dal fascismo applicando la legge».

 Ritiene che nelle Marche Sud manchi un evento culturale identitario in grado di attirare un significativo flusso turistico nazionale?

Celani e Ciriaci

«Ci sono alcuni eventi di grande rilievo, culturali, religiosi, folcloristici. Manca l’evento unico e unificante, ma le Marche sono una regione plurale».  

Quanto ha previsto di spendere in questa campagna elettorale?

«Non molto e vedo in verità che questa è una campagna elettorale abbastanza parsimoniosa e credo che sia un bene».

Forza Italia si presenta a queste elezioni in maniera compatta o nota fratture a seguito del divorzio di Remigio Ceroni, ex coordinatore regionale, da Forza Italia?

«Trovo una sostanziale compattezza nel centrodestra: i coordinatori provinciali e comunali di Forza Italia stanno tutti lavorando con grande impegno. Inoltre qui i rapporti con la Lega, con Fratelli d’Italia e con l’Udc sono ottimi».

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