Grido d’allarme del sindacato Cisl Sanità di Ascoli su quella che viene definita “una vera e propria emergenza quella degli infermieri dell’Area Vasta 5”. Da alcune settimane gli uffici sono impegnati ad effettuare telefonate e inviare telegrammi agli idonei dell’unica graduatoria esistente nelle Marche per assunzioni a tempo determinato predisposta dall’Area Vasta 1 di Pesaro-Urbino in quanto l’Asur regionale non autorizza, come accadeva in passato, l’emissione di bandi per assunzioni da parte delle singole Aree Vaste, in relazione alle specifiche esigenze.

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli Piceno (Foto Vagnoni)
“Tale centralismo comporta che gli idonei della citata graduatoria, quasi tutti residenti nel nord delle Marche – afferma la Cisl – non danno la loro disponibilità a trasferirsi nel Piceno per un contratto di lavoro di pochi mesi così mentre l’Area Vasta 5 persiste, sequenzialmente, ad inviare telegrammi per richiedere disponibilità ai singoli idonei ricevendo, dopo diversi giorni, lo scontato rifiuto, i servizi dell’Area Vasta 5 rischiano il collasso con i dipendenti costretti a sopportare ingenti carichi di lavoro con cambi turno e con il diniego a qualsiasi mobilità in uscita, pur se vincitori di avvisi pubblici in altre Aziende Sanitarie e soprattutto vengono rifiutate modifiche dei rapporti di lavoro da tempo pieno a part time pur in presenza di condizioni familiari estreme quali tre figli minori di cui due portatori di handicap in condizione di gravità per non dire che la mancata autorizzazione all’Area Vasta 5 di emanare un bando per assunzioni a tempo determinato costituisce l’ennesima penalizzazione per un territorio già in gravissime difficoltà occupazionali per la delocalizzazione delle attività produttive verificatasi negli ultimi anni”.

L’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto (Foto Cicchini)
“C’è da chiedersi – aggiunge il sindacato – per quale ragione l’Asur persista nella sua cultura centralistica nella gestione dei concorsi quando tale modalità risulta assolutamente inappropriata al sistema regionale e soprattutto molto onerosa per i futuri occupati i quali, dopo avere preso servizio, in strutture lontano dalle loro abitazioni, intraprendono ogni comprensibile iniziativa per riavvicinarsi al luogo di residenza con i conseguenti negativi riflessi sui servizi sanitari. C’è inoltre da chiedersi – conclude il sindacato – come mai con la stessa logica, l’Asur, dopo anni dalla sua costituzione, non abbia ancora intrapreso alcuna iniziativa finalizzata a perequare i trattamenti economici dei propri dipendenti in servizio nelle singole Aree Vaste e soprattutto a perequare i fondi di produttività mantenendo inaccettabili disparità di trattamento, assolutamente ingiustificati per un’Azienda Sanitaria che si definisce Unica Regionale. Alla Regione chiediamo una risposta e soprattutto un fattivo intervento”.














