di Stefania Mistichelli 

Anche questo anno l’8 marzo, Festa della donna, le città, come i profili social, si colorano del giallo delle mimose. Una tradizione che ritorna, ma che purtroppo sembra non segnare un cambiamento in positivo per il genere femminile né sotto l’aspetto della rappresentanza politica né sotto quello delle discriminazioni sul luogo di lavoro. Ne parla Paola Petrucci, consigliera di parità della Provincia di Ascoli e della Regione Marche.

Paola Petrucci

«Sono spesso costretta a percorrere le vie legali -spiega- per costringere le pubbliche amministrazioni a rispettare le quote fissate per legge relative al genere meno rappresentato. Un controsenso, se pensiamo che sia lo stesso settore pubblico a non rispettare una legge dello Stato. Oggi, ad esempio, scriverò al sindaco Guido Castelli, non in regola da tanto tempo, almeno da quando l’assessora Michela Fortuna ha annunciato le dimissioni. Ho provato tante volte a contattarlo e sollecitarlo su questo. Non avendo avuto risposta, adesso imporrò un piano di rientro entro un mese, scaduto il quale sarò costretta ad andare in causa. Ad Ascoli, infatti, le assessore devono essere tre, visto che almeno il 40% della giunta deve rappresentare il genere minoritario. A questo proposito, come consigliera di parità della Regione, sono intervenuta sui comuni di Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio e Civitanova Marche, anche loro non in regola. Porto Sant’Elpidio ha provveduto subito, Porto San Giorgio con un certo ritardo (ma adesso è a posto), mentre la pratica relativa a Civitanova passerà al legale. Infatti, quando i termini erano ormai scaduti, mi ha chiesto altro tempo che però non sono io a poter dare, visto che i tempi sono fissati per legge. Inoltre, ho inviato una diffida alla Regione, che ha nominato solo uomini nel comitato di valutazione dell’Inrca. Questi sono tutti esempi di come sia spesso la stato a discriminare».
Sul luogo di lavoro, invece?
«Sotto questo aspetto, il prossimo 15 marzo ci sarà la firma dell’accordo contro le molestie sul luogo di lavoro, che ha un taglio diverso rispetto agli accordi firmati altrove, poiché qui c’è la consigliera di parità, attiva anche come parte terza. I firmatari saranno Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Cna e Confcommercio, ma è un accordo aperto a tutte le associazioni datoriali che vorranno sottoscriverla».
Cosa cambia con la presenza della consigliera di parità?
«È un valore aggiunto per le donne, perché, diciamoci la verità, le denunce non arrivano. Avere la consigliera di parità che può entrare nelle aziende e parlare con le lavoratrici rappresenta una garanzia in più».
A livello salariale, il divario è ancora alto?
«Il differenziale salariale si aggira attorno al 20% in meno, un dato che non dipende dal contratto, ma da un fattore culturale. Le donne guadagnano meno perché non percepiscono tutto ciò che è discrezionale: progetti, trasferte all’estero, conseguenti premi di produzione, vengono dati agli uomini, perché tradizionalmente le donne si assentano per esigenze di cura dei figli o di genitori e congiunti anziani. Non riesce ancora a passare il concetto che il congedo è parentale, riguarda la coppia genitoriale, non la madre soltanto. Pochi ancora sanno, ad esempio, che se l’uomo prende tre mesi di congedo parentale, i mesi per la famiglia passano da 10 ad 11, un mese in più per prendersi cura dei figli, non è poco».
Cosa risponderebbe a chi dice che fissare quote rosa è svilente anche per il genere femminile?
«Ripeto sempre che si tratta di azioni positive, cioè discriminatorie transitorie, tramite cui favorisco un soggetto per ristabilire un equilibrio. Non vedo l’ora che arrivi il momento in cui queste azioni diventeranno inutili».
Da oggi è online il sito “Rete al femminile”, cui lei ha aderito come cittadina. Di cosa si tratta?
«È un’associazione, nata due anni fa, e operativa da circa dodici mesi, che raccoglie libere professioniste di tutta Italia. Per adesso siamo un migliaio: avvocate, giornaliste, titolari di partita Iva, anche donne che pensano di mettersi in proprio nel giro di un anno. Ascoli è l’unica realtà presente, per ora, tra Marche e Abruzzo. “Rete al femminile” è uno strumento per farsi conoscere, condividere progetti, trovare collaboratori, organizzare iniziative di formazione, promuovere i propri contenuti e le proprie idee».

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