
La spiaggia di San Benedetto
Le concessioni demaniali marittime sono al centro di un cambiamento normativo profondo, avviato quasi vent’anni fa a livello europeo e ancora in corso di attuazione in Italia. Un processo che riguarda migliaia di operatori — stabilimenti balneari, ristoranti sul litorale, strutture ricettive, centri sportivi, noleggi nautici — e che pone domande concrete sulla continuità delle attività. Abbiamo chiesto all’ingegner Fabio Tedeschi di aiutarci a fare chiarezza.
Ingegner Tedeschi, da dove nasce il problema delle concessioni demaniali?

L’ingegner Fabio Tedeschi
«Il punto di partenza è la Direttiva Servizi dell’Unione Europea del 2006, la cosiddetta Direttiva Bolkestein. Uno dei suoi principi fondamentali stabilisce che quando si tratta di risorse naturali scarse — come le coste — il diritto di utilizzo non può essere rinnovato automaticamente: deve essere assegnato attraverso procedure competitive, trasparenti e aperte. La logica è semplice: la costa è un bene pubblico limitato, e chi intende gestirla a fini economici deve essere selezionato con una gara. L’Italia ha recepito questo principio con ritardo e tra molte resistenze, ma la direzione non è mai cambiata».
Qual è lo stato attuale della normativa italiana?
«La legge 118 del 2022 ha fissato un quadro di riferimento nazionale, successivamente modificato dal Decreto Legge n. 131 del 2024, convertito con la Legge n. 166 del 2024. Le scadenze si sono spostate più volte nel tempo, ma il principio è rimasto invariato: le concessio
C’è ancora molta confusione su cosa venga effettivamente messo a gara. Può chiarirlo?
«E’ forse il malinteso più diffuso. Quello che viene messo in competizione non è l’azienda, non è l’avviamento, non è lo stabilimento in quanto tale. È il diritto di utilizzare un’area demaniale — un tratto di costa pubblica — per una finalità specifica e per un periodo determinato. Chi vince la gara ottiene quel diritto. Chi non la vince lo perde, indipendentemente da quanti anni abbia operato in quella posizione. Capire questo cambia completamente la prospettiva con cui ci si deve approcciare alla questione».
Chi è coinvolto, oltre ai classici stabilimenti balneari?
«La platea è molto più ampia di quanto si percepisca comunemente. Riguarda tutte le attività che insistono su area demaniale: chi gestisce un ristorante a ridosso del mare, chi offre servizi nautici, chi ha strutture ricettive sulla costa, chi conduce impianti sportivi su aree pubbliche costiere. Il perimetro è vasto, e molti operatori non si rendono ancora conto di essere direttamente interessati da questa normativa».
Come si inserisce il Gruppo Mooders in questo contesto?
«Il Gruppo Mooders è nato proprio per offrire una risposta integrata a chi opera in settori complessi come questo. TEP — TEDESCHI & Partners — segue gli aspetti tecnici e amministrativi legati alle procedure di gara. Ma un titolare di concessione non deve affrontare solo la gara: deve anche mettere in sicurezza il proprio stabilimento, gestire i rischi antincendio, dotarsi dei dispositivi salvavita. Stone si occupa della sicurezza negli stabilimenti, DEMA dell’antincendio e dei defibrillatori. Abbiamo costruito un gruppo che copre l’intera operatività di chi lavora sul demanio».
(Servizio economia e territorio – Spazio promoredazionale)














