Arnaldo Forlani con Giulio Andreotti

Riportiamo una nota dell’Associazione Nazionale Arnaldo Forlani, che in tal modo intende ricordare lo statista a tre anni dalla sua dipartita.

 

Ci sono figure della storia repubblicana che appartengono non soltanto alla memoria, ma anche al presente. Arnaldo Forlani è una di queste. In un tempo in cui il dibattito pubblico appare spesso dominato dalla contrapposizione permanente, dalla velocità della comunicazione e dalla ricerca del consenso immediato, la sua figura appare ancora oggi di attualità.

 

A tre anni dalla scomparsa, l’Associazione Nazionale Arnaldo Forlani, presieduta da Claudio Sesto Travanti, intende non solo ricordare uno dei protagonisti della storia repubblicana, ma richiamare l’attenzione sul valore della sua lezione politica e civile. «Forlani ci lascia un insegnamento che va oltre la memoria personale – afferma il presidente dell’Associazione, Claudio Sesto Travanti –. In una stagione segnata da grandi cambiamenti seppe dimostrare che la politica non consiste nell’alimentare le divisioni, ma nel ricercare ciò che unisce. Per lui il dialogo non era una strategia, ma un dovere istituzionale; la mediazione non era debolezza, ma una forma di responsabilità democratica. La sua forza non risiedeva nella ricerca del consenso immediato, ma nella credibilità, nella misura e nella convinzione che la mediazione fosse una delle espressioni della democrazia».

 

Marchigiano, nato a Pesaro, Forlani trascorse parte dell’infanzia nel Montefeltro, tra Frontino e Carpegna. Fu protagonista della vita pubblica italiana per oltre quarant’anni. Prima di dedicarsi alla politica giocò, in gioventù, come mezz’ala nella Vis Pesaro in Serie C, elemento che restituisce il tratto di una formazione improntata allo spirito di squadra e alla disciplina del lavoro collettivo, poi traslati nell’attività pubblica.

 

Ricoprì alcuni dei più alti incarichi dello Stato: Presidente del Consiglio dei Ministri, Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Affari Esteri, Ministro della Difesa, Ministro delle Partecipazioni Statali e Segretario nazionale della Democrazia Cristiana, carica esercitata in due periodi (1969-1973 e 1989-1992). Fu inoltre eletto due volte Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Contribuì alla crescita della Repubblica italiana nella fase della sua consolidazione democratica, economica e internazionale, con uno stile fondato su misura, competenza e senso dello Stato.

 

In una stagione politica caratterizzata spesso da personalismi, Forlani privilegiò un approccio diverso. Considerava l’autorevolezza più rilevante della visibilità, il confronto più utile dello scontro, la solidità delle decisioni più importante dell’immediatezza del consenso. Era convinto che la politica dovesse unire prima ancora che dividere, sintetizzando questo approccio nella nota espressione secondo cui si può governare senza dare l’impressione di essere al governo.

 

Questa impostazione emerge anche dalle riflessioni raccolte nel volume Potere discreto, dedicato alla sua figura e al suo pensiero: una visione della politica come esercizio di responsabilità e gestione della complessità, nella quale la mediazione rappresenta una componente essenziale della democrazia, non un compromesso al ribasso ma la capacità di tenere insieme interessi e sensibilità diverse nel rispetto del bene comune. Discrezione, riservatezza, rigore morale e rispetto dell’avversario sono tratti ricorrenti della sua personalità, che ne hanno fatto un interprete della cultura istituzionale attento alla solidità delle decisioni più che alla visibilità personale. La sua autorevolezza derivava dalla competenza, dalla serietà dello studio e da uno stile estraneo a ogni protagonismo.

 

In questo solco si inserisce anche la testimonianza di Alessandro Forlani, figlio dello statista: «La figura di Arnaldo Forlani, era caratterizzata da un evidente e sincero distacco da impulsi di affermazione personale. La sua azione fu sempre orientata alla sicurezza e alla crescita del Paese. La dedizione al servizio della Democrazia Cristiana nasceva dalla convinzione del ruolo essenziale del partito nel consolidamento della democrazia italiana nella fase storica in cui operò. Per lungo tempo svolse un ruolo di garanzia degli equilibri interni alla DC e della governabilità del Paese, impegnandosi nel superamento delle tensioni e nella ricerca di punti di convergenza. Questa dedizione affondava le radici in una formazione religiosa e in una vocazione patriottica che avevano costituito il fondamento della sua militanza politica».

 

A tre anni dalla scomparsa, la figura di Arnaldo Forlani continua a rappresentare un riferimento per quanti riconoscono nella politica non un esercizio di potere, ma un servizio al Paese fondato sul senso delle istituzioni, sull’equilibrio e sulla responsabilità. L’Associazione Nazionale Arnaldo Forlani rinnova il proprio impegno a custodirne la memoria come occasione di riflessione sul significato dell’impegno pubblico, nella convinzione che la storia degli uomini di Stato resti attuale solo quando continua a interrogare il presente.

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