Il prefetto Paolo Capanaro (foto da www.interno.gov.it)

La Struttura per la prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno ha adottato due  interdittive e tre misure di prevenzione collaborativa nei confronti di imprese edili che  avevano richiesto l’iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori per partecipare  alla ricostruzione post sisma 2016 nel Centro Italia. 

 

«Le interdittive – si legge in una nota della struttura commissariale per la ricostruzione – riguardano imprese per le quali sono emersi collegamenti con ambienti  camorristici e con esponenti di spicco della criminalità organizzata foggiana. Le misure  di prevenzione collaborativa, della durata di dodici mesi, interessano tre aziende  interconnesse, con sede nell’Aquilano, per rapporti occasionali tra alcuni titolari ed  esponenti di vertice della criminalità organizzata campana». 

 

Salgono così a 29 i provvedimenti antimafia adottati dall’inizio dell’anno: 24  interdittive e 5 misure di prevenzione collaborativa. 

 

«Manteniamo alta l’attenzione sui tentativi di infiltrazione mafiosa nella ricostruzione  del Centro Italia, per tutelare le ingenti risorse stanziate dal Governo e assicurare che  gli interventi siano realizzati da imprese che operano nella legalità – ha dichiarato il prefetto Paolo Canaparo, direttore della Struttura per la prevenzione antimafia – I  provvedimenti adottati sono il risultato del rafforzamento delle attività di  prevenzione, in linea con le indicazioni del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e  di una collaborazione consolidata con il commissario straordinario per la ricostruzione  sisma 2016, senatore Guido Castelli.

Un impegno condiviso che accompagna  l’avanzamento dei lavori e sostiene le imprese sane, a tutela delle comunità colpite  dal sisma. Questa esperienza ha trovato ulteriore sviluppo nella collaborazione  recentemente avviata con il commissario straordinario per il sisma e la frana di Ischia e nell’innovativo protocollo di legalità per la ricostruzione post sisma dell’Aquila del  2009, sottoscritto ieri con il coordinatore della Struttura di missione, Mario Fiorentino,  i prefetti dell’Aquila, di Chieti, di Teramo e di Pescara e i titolari degli Uffici speciali per  la ricostruzione. Un modello di forte collaborazione che mette a disposizione strumenti  più efficaci per intercettare i tentativi di condizionamento mafioso e contrastare quei  fenomeni di illegalità che rischiano di pregiudicare la celerità e la qualità degli  interventi e mettere in pericolo la sicurezza della manodopera». 

 

«La ricostruzione dell’Appennino centrale si conferma un vero laboratorio nazionale,  capace di elaborare modelli, procedure e strumenti replicabili anche negli altri contesti  emergenziali. Questo vale per molti ambiti della nostra attività, ma soprattutto per la  tutela della legalità e della sicurezza del lavoro, aspetti decisivi per garantire una  ricostruzione sana, trasparente e di qualità. I provvedimenti adottati testimoniano  l’efficacia della collaborazione costruita con il prefetto Paolo Canaparo e con la  Struttura per la prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno: un presidio rigoroso  che protegge le risorse pubbliche, le comunità colpite e le tante imprese che lavorano  correttamente – ha dichiarato il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma  2016, senatore Guido Castelli – La nostra azione si fonda anche su un approccio  fortemente innovativo, che utilizza le evoluzioni tecnologiche per presidiare gli aspetti  più delicati della ricostruzione. Il badge elettronico di cantiere, il settimanale di  cantiere e la piattaforma GE.DI.SI. consentono di rendere più tempestivi ed efficaci i  controlli, migliorare la tracciabilità delle attività e rafforzare la tutela dei lavoratori.  Legalità, sicurezza e innovazione non sono adempimenti separati, ma parti di un’unica  strategia: accelerare la ricostruzione senza arretrare di un millimetro sul rispetto delle  regole e sulla qualità del lavoro».

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