Si chiama Culla Caetani ed è un’opera che nasce dalla memoria di Aldo Moro. Domani, 23 settembre, nel 110° anniversario della nascita dello statista, si aprirà il “Cantiere della Memoria” dell’installazione ideata dall’artista ascolano Mirko Tosti, in arte Lokrima.

 

Il nome dell’opera rimanda a Via Michelangelo Caetani, a Roma, dove il 9 maggio 1978 venne ritrovato il corpo di Moro nel bagagliaio della Renault 4 rossa, al termine dei 55 giorni del sequestro.

 

Proprio uno dei frammenti legati a quella drammatica pagina della storia italiana diventa il fulcro dell’opera: una grande culla-carillon costruita a partire dal portellone originale della Renault 4, trasformando simbolicamente un oggetto legato alla morte in un’immagine di nascita, futuro e riflessione sulla memoria della Repubblica.

 

Sempre domani prenderà il via la selezione per il “Comitato dei 100”, formato da cento persone provenienti da mondi diversi – studiosi del caso Moro, curatori, galleristi, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, artisti, giornalisti, musicisti e professionisti della tecnologia, chiamati non soltanto a osservare l’opera, ma a partecipare al suo percorso di crescita.

 

Culla Caetani costituisce inoltre il primo nucleo del più ampio progetto “Reliquie Laiche (1978)”, che porterà questa riflessione sulla storia anche fuori dagli spazi museali attraverso opere tecnologiche, archivi digitali e realtà aumentata.

 

«Culla Caetani non è semplicemente un’opera d’arte, ma un vero e proprio “Cantiere della Memoria” – spiega Mirko Tosti – che sceglie di interrogare il nostro passato collettivo attraverso i linguaggi della scultura, della meccanica e del suono, una sorta di film scolpito».

 

Il progetto, nato all’interno della divisione Racconto di Hilda Family Benefit, vede un forte coinvolgimento di tanti marchigiani ma soprattutto ascolani, chiamati a lavorare sulle diverse componenti dell’opera.

 

Accanto a Tosti infatti, ci sono il maestro artigiano Giuseppe Cordivani, dello Studio D’Arte Cordivani di Acquasanta Terme, nel ruolo di realizzatore esecutivo e Fabio Tosti, direttore tecnico di Pilates Dream ad Ascoli, come produttore esecutivo. La parte elettronica coinvolge Maurizio Ginestra di Porto Potenza Picena, cn la consulenza elettronica di Carlo e Sofia Paci di San Benedetto del Tronto mentre l’utilizzo di componenti elettronici di riciclo è a cura dell’ascolano Roberto Ciannavei. Gli altoparlanti sono a cura di Ciare di Senigallia. Al progetto partecipano inoltre il Laboratorio Trama di Spinetoli, Ultraneon di Ascoli, Moretti di Civitanova Marche, Adriantess di Fermo, la sartoria è affidata a Carla Gagliardi del Laboratorio del Pulito di Folignano, l’imbottitura dell’interno della culla è a cura degli ascolani Antonella Seghetti e Massimiliano Zenobi. Il restauro del portellone, fornito da Renault Italia Spa, è stato curato da Andrea Federici dell’omonima carrozzeria di Ascoli mentre il reportage fotografico è affidato all’ascolano Ignazio Coccia.

 

Centrale anche la musica, ancora in fase di sperimentazione, con un dialogo tra le atmosfere della Passione secondo Matteo di Bach e il pop italiano della fine degli anni Settanta, fino a Pensiero stupendo di Patty Pravo. Alla ricerca partecipa anche il maestro Enrico Melozzi.

 

«Il percorso culminerà nel maggio 2027 a Roma, nel mese dell’anniversario della morte di Moro, con la presentazione ufficiale dell’opera» conclude Tosti.

 

Un progetto che, partendo dalla tragedia del 1978 prova così a trasformare la memoria in materia, suono e tecnologia, affidando anche al saper fare delle Marche il compito di costruire un nuovo spazio di riflessione sul presente e sul futuro.

 

L’artista

Dietro lo pseudonimo di Lokrima c’è Mirko Tosti, artista concettuale, filmmaker e direttore creativo di Hilda Family (Ascoltiamo – Raccontiamo). La sua ricerca affonda le radici nella memoria storica, nella tensione civile e nella manipolazione rigorosa della materia.

 

Artista poliedrico e intransigente, Lokrima rifiuta la dittatura del consumo visivo rapido e della serialità digitale. La sua poetica si configura come un atto di resistenza: unisce la precisione dell’ingegneria e del design industriale alla profondità del pensiero filosofico e politico, trasformando ogni opera in un monumento portatile capace di interrogare le coscienze e di dialogare con i grandi nodi irrisolti della storia e della contemporaneità.

 

Il suo approccio all’arte mantiene un’impronta profondamente cinematografica: come un regista, Lokrima armonizza i linguaggi, governando il passaggio dall’intuizione concettuale all’impatto visivo attraverso la guida e il coordinamento sinergico di maestranze e professionalità d’eccellenza.

 

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