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Omicidio Biancucci, il figlio della vittima: «Uno degli arrestati ha fatto visita
a mia madre due giorni prima»

MONTEGIORGIO - Pierluigi Balestrini, figlio della 79enne Maria Biancucci, uccisa nella sua casa a Alteta di Montegiorgio l'11 marzo 2018, si sfoga e racconta le ultime ore della donna. E ringrazia Carabinieri e Procura: «Per le indagini condotte in modo esemplare e per la vicinanza umana, che non ci hanno mai fatto mancare»

Pierluigi Balestrini e, alla sua destra, il fratello Marcello, all’uscita delle caserma dei Carabinieri poche ore dopo l’uccisione della mamma Maria

di Giorgio Fedeli

«Datemi la possibilità di ringraziare per l’ennesima volta i Carabinieri, tutti, che in questi mesi, oltre a svolgere un lavoro impeccabile, ci sono stati anche e costantemente vicini umanamente. Finalmente abbiamo dei nomi. E pensare che uno di loro è venuto a casa nostra, a trovare mia madre, due giorni prima della tragedia».

Pierluigi Balestrini, figlio di Maria Biancucci, la 79enne uccisa a seguito di una rapina finita nel peggiore dei modi l’11 marzo scorso, si apre, si sfoga. Certo, sua madre non gli sarà restituita. Ma già sapere che la magistratura e i carabinieri hanno chiuso il cerchio sulle indagini con tre arresti legati alla rapina e al conseguente assassinio della donna, per lui è moltissimo. «Dire che quella di ieri, con l’ufficializzazione della conclusione delle indagini, comunicata nel corso di una conferenza stampa in Procura, è stata una bella giornata mi sembra troppo, non me la sento (proprio perché sua madre non tornerà) ma almeno ora abbiamo dei nomi. Permettetemi di ringraziare l’Arma, partirei dal capitano Gianluca Giglio perché, per prossimità, è il nostro comandante di riferimento (Giglio comanda la Compagnia di Montegiorgio, ndr), ma, ovviamente anche i comandanti provinciali Ciro Niglio di Ascoli e Antonio Marinucci di Fermo, il tenente colonnello Pompeo Quagliozzi e il maggiore Nicola Gismondi di Ascoli. E poi, devo menzionare i magistrati della Procura, con il procuratore Alessandro Piscitelli e il sostituto procuratore Francesca Perlini, titolare del fascicolo. Sono stati tutti eccezionali».

La conferenza nella Procura di Fermo

Pierluigi Balestrini ora può parlare. Le strette maglie del silenzio imposto dall’autorità giudiziaria si sono allargate con la conclusione delle indagini. E non si trattiene nello sdegno: «Un assassino resta sempre e comunque tale. Ma chi, faccio un esempio, entra in una banca con una pistola sa quello che rischia, sa che può restare ferito o ucciso a sua volta. Qui gli autori dell’omicidio sono stati anche dei vigliacchi perché sono entrati in casa e hanno trovato una donna di 80 anni, che camminava male (Maria Biancucci deambulava con il supporto di due bastoni, ndr) e con un braccio quasi inutilizzabile dopo 30 anni di lavoro in macelleria. Indifesa è dire poco. E invece l’hanno ammazzata nel peggiore dei modi». Imperativo, per Balestrini, anche sfatare una diceria diffusasi in queste settimane: «Il primo dei tre arrestati non era un nostro amico, non era assolutamente un amico di mio fratello. Avevamo solo delle conoscenze in comune, ma da un paio d’anni, non di più. E così è entrato in contatto con noi».

I carabinieri in casa Biancucci la notte dell’omicidio

Poi il dettaglio, inquietante, di quella visita a Maria Biancucci circa 48 ore prima della tragedia: «Il 10 marzo (il giorno prima dell’efferato fatto di sangue, ndr) sono andato a trovare mia madre e lei – confessa Balestrini – mi ha raccontato che il giorno prima era tornato a farle visita quell’uomo che avevamo conosciuto. Mi ha detto che si è fermato per un’oretta, aveva preso un caffè, avevano parlato del più e del meno. Era venuto a casa nostra perché, a detta sua, cercava mio fratello. Un ultimo sopralluogo? Chissà, io credo di sì. Magari proprio in quell’occasione è venuto a conoscenza degli spostamenti di mio fratello (a cena fuori la sera del delitto, ndr) e del fatto che io non ci sarei stato nei giorni a seguire (Pierluigi la notte della tragedia era a Milano, ndr)».

La vittima, Maria Biancucci

E ora,  ripensando a quei saluti che Pierluigi e il fratello si sono scambiati con quell’uomo, legittimi sarebbero rabbia e sdegno. Ma Pierluigi non si lascia trasportare troppo dalle emozioni: «Devo essere sincero, a vederlo e a parlarci sembrava un insospettabile, anche fisicamente non avrei mai pensato a lui come al potenziale assassino di mia madre ma…». Ma? «Sono sicuro che la magistratura saprà chiudere definitivamente questa storia che, oltre all’immane dolore che lascia nei nostri cuori, ha creato anche tanta preoccupazione nella nostra piccola comunità».

 

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