Tornano a farsi sentire i ragazzi di “Fuori dal tunnel“, lista civica di giovani (gli ideatori sono tutti nati tra il 1990 e il 2000) che parteciperà alle prossime elezioni comunali e che ha già annunciato di voler seguire una strada propria, senza apparentamenti politici di nessun tipo, e pronta anche a presentare un proprio candidato sindaco. «Ci sentiamo presi in giro» è il leitmotiv. Il motivo è presto spiegato.

I ragazzi della civica “Fuori dal tunnel” pronti a scendere in campo
«Dopo il nostro video di presentazione -spiegano i rappresentanti della lista- tutti si sono affrettati a corteggiarci, a contattarci, ad elogiarci. Ringraziamo per gli apprezzamenti, ci mancherebbe, ma il nostro obiettivo non è quello di trovare un lavoro attraverso la politica, bensì di far conoscere le nostre idee per la città del futuro e poter lavorare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Nel nostro programma, con molta umiltà, abbiamo inserito almeno dodici proposte per puntare sulle nuove generazioni al fine di far crescere Ascoli, così come ci sono diverse idee costruttive finalizzate a dare un contributo sui problemi cronici del territorio. Tutte idee che illustreremo dettagliatamente dopo la presentazione delle liste, per evitare ulteriori possibili “copia e incolla“. A questa città i giovani ascolani possono davvero dare tanto, ma non ci si deve ricordare di loro solo in campagna elettorale».

Silvia Pagliacci e Alberto Di Mattia
«Francamente noi, le nostre famiglie e la città ci sentiamo presi in giro -proseguono i ragazzi-. Da quando abbiamo fatto un passo avanti, tutti parlano di giovani e riempiono con questa parola manifesti, programmi e dichiarazioni. Ma a noi che, essendo una lista composta da tutti under 30, per la prima volta in assoluto ci troviamo a vivere direttamente una campagna elettorale, a questo punto viene spontaneo chiedere: fino ad ora, perché i giovani ve li siete dimenticati? Perché si sono sempre chiuse le porte, in termini di prospettive, a tanti ragazzi che, pur preparati, sono dovuti andare fuori città per poter valorizzare le proprie capacità?».
«La risposta è semplice: perché da decenni -è la conclusione- la parola giovani è stata usata, da tutti, soltanto come specchietto per le allodole, magari per ottenere qualche voto in più. Così come non si è mai consentito a noi delle nuove generazioni, con una cultura perlomeno innovativa e adeguata ai tempi rispetto al passato, di poter dire la nostra e di essere coinvolti nei processi di sviluppo della città. C’è sempre stata, da parte di tutti, la volontà di non lasciare spazio per non perdere il controllo dei processi decisionali. E forse non si è voluto far crescere nessuno perché magari avrebbe potuto cambiare le metodologie e puntare più sulle idee ed i progetti rispetto alle promesse finalizzate solo alle elezioni. Quel che è certo è che quanto successo finora va a discapito della città che si spopola e delle nostre famiglie che vedono Ascoli morire e noi andarcene altrove a cercare fortuna».
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