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Dal sisma alla neve, siamo sempre in lotta
Nella terra del picchio
nessuno alza bandiera bianca

EMERGENZA CORONAVIRUS - Il Piceno, le Marche e tutto il centro Italia all'ennesima dura prova. A quasi 4 anni dalla tragedia del sisma e nel mezzo di una ricostruzione mai davvero partita. Un popolo difficile da piegare, nonostante le beffe del destino
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di Luca Capponi

C’è stato un tempo, non ancora andato, in cui il rapporto con la casa di tutto un popolo cambiò per sempre. C’è stato un tempo in cui le certezze chiuse dentro le quattro mura dell’anima crollarono lasciandosi dietro rimossi impossibili da cancellare. Anche dopo quasi quattro anni. C’è chi ha perso la vita. C’è chi ha perso tutto. E chi se lo scorda più. Agosto e ottobre 2016. La casa come una tomba, come un pericolo, uno spauracchio, l’origine di un trauma arrivato da lontano: ciò che più hai di caro può anche ucciderti.

Nel centro Italia sisma non è mai finito

Pensavamo di averle viste tutte qui nel Piceno, Marche, insieme ai fratelli corregionali e a quelli del centro Italia: il terremoto mai davvero finito, gli scenari lunari di luoghi svuotati, morti, persi, la ricostruzione dannatamente al palo, la neve di inizio 2017 che nemmeno nei peggiori incubi. E ad ogni disgrazia la lista che si allunga, mareggiate, la furia dell’acqua che arriva dal cielo, dissesti, ponti che cedono, gallerie che bruciano, “siamo isolati”: già, arrivare qui nella terra del picchio è sempre stato un problema. “Siamo isolati”. Oggi suona ancora più strano, più beffardo.

Il tendone per l’emergenza Coronavirus allestito davanti all’ospedale di San Benedetto

Pensavamo averle viste tutte. Invece si va oltre l’immaginazione, di nuovo. Pensavamo che questo contorto cortocircuito della mente, la crudeltà imposta dal destino di vedersi ancora “intrappolati” da qualcosa di bieco e invisibile, potesse fungere da medicina, quanto meno da lenitivo, pensavamo che il vissuto ci avesse rafforzato, ci avesse reso non tanto immuni, ma almeno più tenaci e disposti al sacrificio di quanto già non fossimo, davanti a virus, quarantene, restrizioni da guerra mondiale. Lo pensavamo…

E dopo tutto quello che sta accadendo si può affermare che forse davvero quelli come noi non si piegano, o se si piegano un po’ prima ti fanno sputare sangue, forse davvero quelli come noi trovano risorse dove gli altri vedono scoramento; creatività, inventiva, inaspettata unione, ironia, grinta. Le medicine di un popolo strambo, a tratti insopportabile, ma sempre fieramente vero, nel bene e nel male. Un popolo che sa vincere le lacrime e ricominciare, che sa stringere i denti come pochi. Ogni santa volta. Pure dalla zona rossa che siamo diventati, chiusa nel cuore che ancora batte. E ci si perdoni il forse, che ci va perché il beneficio del dubbio non si nega a nessuno. Anche se qui dalla terra del picchio sappiamo bene che è proprio così.

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