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L’ex primario Loria: «Sono pronto
ad aiutare il Pronto Soccorso»
La burocrazia lo blocca
nonostante l’emergenza

EMERGENZA - «Avrei dovuto prendere servizio lunedì prossimo. Sembra però sia sorto un problema legato all’età che lo impedisce». Stesso caso anche tra i medici di famiglia che devono andare in pensione e non vengono rimpiazzati. Ma tutti chiedono più figure sanitarie

Il dottor Massimo Loria

di Franco De Marco

Il dottor Massimo Loria, ex primario del Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, in pensione dal maggio 2018, è stato uno dei primi in assoluto a mettersi a disposizione per dare un aiuto ai colleghi in che oggi combattono contro il Coronavirus. Ma è stato fermato dalla burocrazia almeno per il momento. Lui non nasconde la delusione.

«E’ vero – afferma – sono stato tra i primi a presentare la domanda per essere richiamato in servizio per l‘emergenza in corso, per dare una mano e mettere a disposizione la mia esperienza. Avrei dovuto prendere servizio lunedì prossimo 23 marzo. Sembra però sia sorto un problema legato all’età che lo impedisce. Sono quindi qui ad annoiarmi in attesa che venga esaminata la possibilità che questo vincolo possa essere superato. Dico questo, a tutela della mia onorabilità professionale, rispondendo a tutti gli amici che continuano a chiedermi il perché non sono ancora andato in Pronto Soccorso a dare una mano».

Il Pronto soccorso del “Mazzoni” di Ascoli

Il dottor Massimo Loria è stato sempre un medico di prima linea con alle spalle una esperienza come pochi. «Ho vissuto la Sars, l’aviaria, la suina e un paio di terremoti», ricorda. Potrebbe certamente essere molto d’aiuto ai colleghi che quotidianamente si trovano sotto una montagna di lavoro a causa del Coronavirus e continuano in silenzio a fare miracoli. Ma la burocrazia lo blocca.

Possibile che, fra le tante, indispensabili deroghe che si stanno attivando a causa dell’emergenza Coronavirus, non si trovi il modo per superare lo sbarramento dell’età per richiamare in servizio chi, obiettivamente, può ancora essere molto utile per il periodo dell’emergenza. Un problema analogo, anche più rilevante per certi versi, esiste tra i medici di famiglia. Quando arrivano a 70 anni deve andare in pensione come prescrive la legge. Non ci sarebbe nulla di strano se il rimpiazzo con un giovane avvenisse automaticamente senza mettere in difficoltà gli assistiti. Siccome però ciò non avviene, e siccome la carenza di medici, ospedalieri o di famiglia che sia, acuita in questa situazione di emergenza è evidente, il buon senso direbbe di concedere, a chi è disponibile, la possibilità di continuare nel lavoro almeno fino ad superamento del periodo di difficoltà.

All’ospedale Mazzoni fino ad oggi sono stati richiamati in servizio 4 medici in pensione (sotto il limite di 70 anni): gli anestesisti Giorgio Forlini, ex primario del reparto, e Giulio Filipponi, il chirurgo Giorgio De Santis e  lo pneumologo Riccardo Pela ex primario di Malattie dell’apparato respiratorio.



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