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Una staffetta di occhi e cuori
per l’ultimo viaggio di Piero Pace,
la decima vittima
del Coronavirus nel Piceno

COMUNANZA - Il 51enne era stato contagiato in una Casa di Riposo dove lavorava come operatore sanitario. Era molto conosciuto e amato nel suo paese dove per lui, la sera di Pasqua, tutti i cittadini hanno acceso lumini su balconi e finestre. Era stato per tanti anni allenatore della locale squadra di pallavolo
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Il Coronavirus ha colpito duro a Comunanza, portandosi via Piero Pace, 51 anni. Non aveva patologie pregresse, ma una moglie, un figlio, la mamma e fratelli. Aveva una comunità che lo amava e stimava, contraccambiando il suo impegno nella vita del paese e nello sport soprattutto. Era stato allenatore della locale società di pallavolo per oltre vent’anni, fino a due anni fa. «Ho intenzione di chiedere che gli venga intitolata la palestra» ha detto senza esitazioni Matteo Ricciardi, presidente dell’Asd, unito al dolore della famiglia anche a nome di dirigenti e tesserati. «Piero rimarrà per sempre un faro per i giovani che ha allenato, molti dei quali ora adulti, e per tutti noi. Ogni pensiero che può suonare come luogo comune, in questo caso è perfettamente calzante. Non solo lo ricorderemo, ma lo prenderemo ad esempio per la serietà e dedizione che metteva nel portare avanti gli impegni, unite a doti personali come onestà, riservatezza e precisione che lo caratterizzavano». Era così anche sul lavoro.

A Comunanza candele e lumini accesi su finestre e balconi in onore di Piero Pace

Piero Pace è morto sabato 11 aprile all’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto, dove era stato trasferito già in gravi condizioni dopo il ricovero al “Murri” di Fermo. Lì era stato portato per le complicanze della malattia da Covid-19. C’era entrato in contatto nella casa di riposo di Montefalcone Appennino, nel Fermano, dove lavorava come operatore sanitario e che a fine febbraio aveva registrato il primo di altri casi di contagio, su un ospite tornato da un ricovero ospedaliero.

Circostanze difficili da accettare. Come il fatto di non potersi stringere alla famiglia che per giorni ha atteso, sperato, da lontano, dovendosi accontentare delle notizie che arrivavano dal fronte. Le regole, ormai note, vietano nella maniera più assoluta visite in ospedale, anche nei casi estremi, anche per dire addio alla persona amata e stringergli la mano ancora pulsante di vita, una sola ultima volta.

Ma nonostante le restrizioni, necessarie per arginare il male e tutto il dolore che si porta dietro, Comunanza non è rimasta chiusa in casa. I cittadini, accordandosi con un tam tam diffuso via social, sono usciti in balcone ed hanno illuminato il paese con lumini accesi. Per Piero. Stamattina, 13 aprile, lo hanno atteso allo stesso modo, anche solo per vederlo passare sotto le finestre delle loro case. Ed è stato così che i comunanzesi lo hanno accompagnato al cimitero, facendo una staffetta di occhi, lucidi ma animati dallo stesso pensiero: “Ciao Piero”.

Ad attendere la bara, la fascia tricolore del sindaco, «a testimonianza della presenza di tutti i comunanzesi», ha detto il sindaco Alvaro Cesaroni, con la promessa di onorare la sua memoria come merita, appena passata questa tempesta. Un pensiero di cordoglio è arrivato pure da Fabio Carboni, presidente del comitato territoriale Ascoli e Fermo della Fipav. Piero è un eroe di guerra, morto in battaglia mentre svolgeva il suo dovere, non colpito alle spalle ma frontalmente da un nemico subdolo, forte della sua arma vincente, l’invisibilità.

m.n.g.

 



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