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Indennità e dispositivi di sicurezza, scontro tra Rsu e Asur
«A San Benedetto basta promiscuità
Covid e no Covid»

EMERGENZA - Sindacato deluso per la mancata presenza all'incontro, in videoconferenza, del direttore generale Nadia Storti. Presentata una piattaforma con 15 punti. Chieste assunzioni a tempo indeterminato, con procedure più celeri, per il dopo Coronavirus. Il direttore dell'Av5 Milani cerca di mediare
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«Siamo rimasti molto delusi dalla mancata presenza, all’incontro che avevamo richiesto, del direttore generale dell’Asur Nadia Storti, con la quale non siamo mai riusciti a confrontarci soprattutto sui temi della contrattazione e della carenza di Dispositivi di protezione individuale. Nonostante il drammatico momento». E’ questo l’amaro commento di Paolo Villa, coordinatore della Rsu dell’Area Vasta 5, dopo il confronto, in videoconferenza, con il direttore Cesare Milani e gli altri dirigenti locali. I rapporti tra sindacato e Asur, più che con l’Area Vasta 5,  tornano ad essere tesi.

L’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto

Cesare Milani, dopo un serrato ed animato confronto, ha chiesto di chiudere la riunione alle ore 19 assicurando il suo personale impegno per un incontro con Nadia Storti entro brevissimo tempo. «Alla delegazione sindacale quindi – commenta la Rsu in una nota – non è rimasto altro che limitare il confronto ad alcuni aspetti organizzativi. In particolare a quelli relativi alla inadeguata disponibilità dei Dpi, alla mancata definizione di puntuali procedure e linee guida, alla contestata promiscuità dell’ospedale “Madonna del Soccorso di San Benedetto. La struttura infatti ospita  utenti sia Covid che, per alcune unità  operative, non Covid. Sono invece state rinviate le problematiche inerenti al mancato stanziamento di risorse finanziarie straordinarie, da parte della Regione Marche, per far fronte al pagamento di tutte le indennità al personale, con  particolare riferimento a quello direttamente a contatto con l’utenza. Questo, contrariamente ad alcune regioni limitrofe le quali hanno già provveduto in tal senso, permettendo così l’erogazione di alcuni emolumenti agli operatori  che, da settimane, sono sottoposti a gravosissimi carichi di lavoro per garantire la tutela della salute pubblica».

Cesare Milani, direttore dell’Area Vasta 5

«I rappresentanti dell’Area Vasta 5, a partire dal direttore Cesare Milani, – ha continuato la Rsu nel fare il resoconto dell’incontro – hanno evidenziato come dalle iniziali difficoltà si è passati ad un’organizzazione più rispondente alle attuali esigenze, cercando di fornire risposte esaustive alle incalzanti contestazioni avanzate dalle rappresentanze sindacali. Relativamente alla dichiarata promiscuità dell’ospedale di San Benedetto, il direttore medico ospedaliero ha fatto presente che gli assistiti Covid e non Covid sono alloggiati in separate strutture del presidio ospedaliero con separati percorsi sanitari. Anche in questo caso, però, le rappresentanze del personale hanno stigmatizzato alcune disfunzioni funzionali».

«Con l’obiettivo della più ampia tutela della salute del personale», la Rsu aveva  presentato un’articolata piattaforma, con richieste sintetizzate in 15 punti «da affrontare e risolvere con immediatezza quantomeno per gli aspetti che riguardano  l’organizzazione dei servizi legati alla gestione e al contenimento della pandemia da Covid 19». Ecco i 15 punti. 

  • Effettuazione di tamponi diagnostici per l’individuazione di positività da Covid 19 a tutti i dipendenti dell’Area Vasta 5, a partire dagli operatori sanitari e tecnici sanitari, addetti al  front-office e a seguire. Successivamente dovrebbero essere effettuati test rapidi sierologici per la verifica degli anticorpi.
  • Effettuazione di tamponi a tutta l’utenza che accede nei due presidi ospedalieri e non solo a quelli che vengono ricoverati attraverso il passaggio al Pronto Soccorso.
  • Pre-triage a tutti coloro che frequentano le strutture ospedaliere.
  • Assegnazione di Dpi (dispositivi di protezione individuali) adeguati a tutto il personale infermieristico, sociosanitario e tecnico sanitario con relativi corsi di formazione per il loro utilizzo.
  • Definizione di procedure e linee guida per ciascuna area di intervento ospedaliera e territoriale relative all’uso dei Dpi, alla sanificazione e allo smaltimento dei rifiuti.
  • Formazione delle équipe di emergenza addette ai tamponi e ai prelievi ematici ai potenziali positivi con l’attribuzione agli stessi degli adeguati Dpi sia per le prestazioni ospedaliere che domiciliari.
  • Assegnazione di adeguati Dpi agli operatori addetti all’assistenza domiciliare (Adi, Salute Mentale, Riabilitazione, eccetera).
  • Trasferimento delle Unità operative presenti nella struttura ospedaliera Covid nella struttura ospedaliera no Covid al fine di ridurre al minimo il rischio di contagio tra strutture, operatori e utenti.
  • Utilizzo di risorse finanziarie straordinarie, non legate al fondo ordinario del disagio, per la liquidazione delle indennità per reperibilità, straordinario, straordinario in reperibilità, indennità malattie infettive, indennità di missione eccetera, nonché per performance individuale da attribuire al personale dipendente in relazione alla peculiare circostanza con criteri da definire con specifico accordo sindacale quadro a livello regionale dando concreta applicazione allo stesso con contrattazione decentrata aziendale in relazione alle peculiarità locali. Detto fondo, ammontante per la Regione Marche ad euro 6.400.000,00 dovrà essere diviso, prioritariamente, tra dirigenza e comparto ed in relazione alle specificità dell’Area vasta.
  • Ridefinizione dei piani di fabbisogno del personale prevedendo anche procedure semplificate per assunzioni a tempo indeterminato in considerazione della circostanza che sono sostanzialmente esaurite le graduatorie regionali, nonché del personale a tempo determinato, definendo contratti quantomeno biennali tenuto conto che all’attuale emergenza sanitaria seguirà quella relativa a tutte le prestazioni sanitarie programmate, attualmente non assolte e rinviate, che impegnerà, quantomeno per il prossimo biennio, le strutture sanitarie. Detti contratti a tempo determinato con scadenza temporale medio lunga si rendono altresì necessari al fine di evitare la “fuga” degli operatori sanitari verso altre aziende del comparto che offrono migliori condizioni contrattuali.
  • Proroga dei contratti dei dipendenti in servizio a tempo determinato, con particolare riferimento a coloro che sono in possesso dei requisiti per la stabilizzazione.
  • Definizione del regolamento per le procedure di verticalizzazione del personale.
  • Tempestiva definizione dei tempi di vestizione e svestizione in considerazione dell’attuale gravissima, inaccettabile omissione perpetrata dall’Asur.
  • Verifica degli assetti organizzativi delle Rsa a partire dalla peculiare situazione presente in Offida.
  • Definizione del regolamento sull’assegnazione di incarichi di coordinamento e posizioni organizzative.

 

 



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