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L’analisi di Matteo Terrani (Pd):
«La sconfitta viene da lontano,
ora vigileremo per non far restare
indietro il Piceno»

ASCOLI - Parla il segretario provinciale dopo la sconfitta alle Regionali: «Non servono capri espiatori, Mangialardi è stato un ottimo candidato presidente. Ora la destra dovrà passare dalle chiacchiere ai fatti e ai grillini dico che non c'è spazio per un terzo polo»
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Matteo Terrani (Foto Andrea Vagnoni)

di Renato Pierantozzi

«Non bisogna cercare a tutti costi capri espiatori o dare la responsabilità al candidato presidente che si è speso con competenza e senza risparmiarsi. Questa sconfitta ha radici più profonde che partono da lontano. Ora vigileremo di fronte al governo della destra per non far rimanere indietro il Piceno». A mente fredda, a distanza di due giorni dallo scrutinio, il segretario provinciale del Partito Democratico, Matteo Terrani analizza la sconfitta alle elezioni Regionali (leggi l’articolo).

Segretario, che idea si è fatto dopo la storica affermazione della destra a Palazzo Raffaello?

«La sconfitta è inequivocabile pur con qualche piccolo segnale positivo visto che il Pd è pur sempre il primo partito della provincia (23,93% con 21.102 voti) e su questo penso che nessuno, prima delle elezioni ci avrebbe scommesso un euro. Abbiamo comunque perso in modo netto e senza scuse visto che non si può parlare di vento nazionale negativo dopo le vittorie in Puglia e Toscana o di altri spauracchi»

Che cosa è successo allora?

«Bisogna fare una fondamentale premessa. La sconfitta ha radici più profonde che non nascono oggi. I risultati delle Europee del 2019 e delle Politiche del 2018 erano stati addirittura più pesanti. Non dimentichiamoci che Marco Minniti (da ministro dell’interno uscente, ndr) nel 2018 perse nel collegio di Pesaro e in tutte le Marche non ne vincemmo nemmeno uno. Sin da 2010, con le conseguenze della crisi economica mondiale del 2018 è iniziato uno sbilanciamento e un impoverimento del tessuto economico, sociale ed imprenditoriale che ha coinvolto tutte le Marche e non solo il Piceno dove purtroppo era iniziato anche prima.

Non dimentichiamoci poi il crac di Banca Marche che ha fatto perdere risparmi a tanti cittadini anche se i responsabili del crollo magari non erano persone politicamente vicine a noi, ma di più al centrodestra. E ancora la percezione negativa sul sisma e la sanità dove sono state fatte scelte difficili. Non penso che tutti i marchigiani siano diventati improvvisamente di destra, ma certamente si è sedimentato un sentimento di rifiuto verso chi amministrava la Regione».

Non erano arrivati anche al Pd questi segnali?

«Mentre stava cambiando anche la geografia del voto abbiamo pensato più a farci la guerra internamente invece di recuperare consenso. Siamo stati troppo dentro e poco fuori».

Il “disarcionamento” in corsa del governatore uscente Ceriscioli non ha influito sulla sconfitta  visto che tutti i presidenti uscenti hanno vinto più o meno facilmente?

«L’opinione pubblica ha riconosciuto la leadership di chi ha gestito l’emergenza e questa cosa ci deve far riflettere. Detto questo Mangialardi è stato un signor candidato, un ottimo candidato che ha recuperato il gap delle Europee mettendo in campo serietà e competenza. Ripeto: non servono ora capri espiatori»

Che aria tira nel partito regionale visto che in altri territori (come Ancona) già volano gli stracci tra i big (leggi l’articolo)?

«Spero che si apra una riflessione per ripartire. E’ troppo facile ora dare responsabilità al segretario, la questione è più profonda».

Si immaginava il Pd primo partito del Piceno?

«Nessuno, come ho detto, ci avrebbe scommesso un euro alla viglia. Anche a livello di preferenze i nostri candidati hanno preso (21.012 voti, ndr) messi insieme più di tutti gli altri partiti della provincia a testimonianza del radicamento che hanno dimostrato.

Curti, Casini, Mangialardi e D’Erasmo

Basti pensare che Paolo D’Erasmo, che è giunto terzo (con 4.278 preferenze) ha preso più voti del primo eletto del Pd di Macerata che è una provincia il doppio più grande del Piceno. Augusto Curti è stato il più votato in tanti comuni del sisma. Evidentemente il progetto della segreteria provinciale di mettere una donna al centro come Anna Casini, che ha preso più voti del 2015,e due candidati forti è stato apprezzato. Per non parlare poi di Valeria Cardarelli che da indipendente e ancora senza tessera del Pd ancora ha preso quasi mille voti pescando nel mondo della sinistra e dell’associazionismo. Senza di lei non saremmo stati il primo partito».

Resta il fatto che nella coalizione di centrosinistra, a differenza di quella di centrodestra, solo il Pd va in doppia cifra e addirittura sopra il 5%

«Lega e FdI sono partiti molto strutturati e riconoscibili di fronte all’elettorato. Se l’alleanza di governo con i 5Stelle non si tradurrà anche in alleanza politica si farà sempre più fatica anche sui territori».

Perché i grillini marchigiani fino all’ultimo hanno rifiutato l’alleanza con il Pd?

«Forse la decisione è stata presa da quei grillini della prima ora nati sulla scia del risentimento nei confronti del Pd e che quindi avevamo remore ad allearsi nonostante l’intervento della classe dirigente nazionale per smorzare le distanze. Ma queste elezioni hanno dimostrato che siamo di fronte ad nuovo bipolarismo e non c’è spazio per un terzo polo. La sfida è con la destra sovranista e identitaria»

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli (foto Vagnoni)

Anche da sindaco che cosa si aspetta dal nuovo governo regionale con il governatore Acquaroli che sembra aver già archiviato il nuovo ospedale del Piceno a differenza di quelli previsti a Fermo e Macerata? 

«Vigileremo sull’operato affinché si facciano gli interessi dei cittadini. Ora dovranno passare dalle chiacchiere ai fatti. Sulla sanità rischiamo di rimanere fermi mentre altri territori (anche Teramo sta progettando un nuovo nosocomio, ndr) stanno andando avanti. Ci sono “treni” sotto forma di fondi che passeranno una volta e poi non torneranno più perdendo la sfida dell’innovazione e rimanendo indietro. Non vorrei che poi si andasse verso ospedali interprovinciali o interregionali. Il centrodestra dovrà governare e fare scelte. Spero che non emergeranno allora le loro contraddizioni che i cittadini più attenti hanno già visto. Sulla sanità, ad esempio, hanno tre posizioni di diversi tra chi vuole mantenere le due strutture, chi vuole il nuovo plesso a Monteprandone e chi l’azienda ospedaliera che è impossibile se non si fa un nuovo plesso centralizzato. Noi li sfideremo. Sul nuovo ospedale personalmente non ho mai pensato al posto, ma solo alla struttura»



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