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Zona gialla «C’è voglia
di montagna, dobbiamo
rispondere con le strutture»

COMUNANZA - Parla Matteo Ricciardi, titolare di un bar ristorante, vice presidente dei giovani imprenditori Confcommercio di Ascoli e referente dei comuni montani per la Fipe. La ripartenza delle aree interne dopo la chiusura per Covid, tra speranza e restrizioni

Matteo Ricciardi

di Maria Nerina Galiè

C’è il Covid, c’è la zona gialla con timidi allentamenti delle restrizioni, ci sono i bar e ristoranti e tante persone con la voglia di tornare a svagarsi. Nell’area interna del Piceno ci sono anche le difficoltà legate al ricostruzione dopo il sisma, il normale ritardo della bella stagione, lo spopolamento e l’offerta turistica che stenta a partire per i problemi di cui sopra.

Zone che rischiano di rimanere ai margini della ripartenza, ma segnate dai lunghi mesi di chiusura come i centri maggiori della provincia.

A Comunanza c’è Matteo Ricciardi, titolare di un bar ristorante e vice presidente dei giovani imprenditori Confcommercio di Ascoli e referente dei comuni montani per la Fipe.

Nonostante la situazione Ricciardi, affiancato nel suo lavoro dall’inarrestabile Debora Brozzi, la moglie, vede la luce in fondo al tunnel. Del resto, di fronte alle severe regole che che hanno voluto le serrante abbassate anche nei periodo clou, come Natale e Pasqua è uno di quelli che non si è mai lamentato. Anzi, attraverso i social, ha invitato i cittadini al rigoroso rispetto delle direttive ministeriali. “La salute prima di tutto” è sempre stato il suo motto. Insomma, è un ragazzo che tende a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno.

De resto, non a caso il locale di Matteo Ricciardi è un punto di riferimento per la comunità comunanzese e per chi si trova a passare lungo la Statale 78, per motivi di lavoro.

Matteo Ricciardi con la moglie Debora Brozzi

«A Comunanza siamo fortunati – dice Matteo Ricciardi – perché c’è un economia locale, grazie ad un importante polo industriale. Però non basta adesso, per ripagarci di quanto abbiamo perso. Se un’attività come la mia prima del Covid guadagnava “100” quest’inverno ha avuto “20”».

Il weekend del primo maggio, che ha coinciso con il ritorno delle Marche in zona gialla, è stata una boccata d’ossigeno ed un segnale importante.

«La voglia di montagna è tanta. Tra sabato e domenica giravano tantissime persone di fuori, nelle nostre zone.

Ci sono meno traffico e più spazio, importantissimo in questo periodo in cui ancora le persone, sebbene desiderose di uscire, hanno una legittima paura dei luoghi più gettonati e quindi più affollati come le zone di mare».

Anche la scorsa stagione, dopo il lockdown, in tanti hanno ceduto al richiamo della montagna.

«La prossima estate promette bene in questo senso. E’ pur vero, però, che nel nostro territorio mancano le strutture ricettive.

La richiesta è alta, l’offerta meno.

Faccio un esempio. Il lago di Fiastra, nel maceratese, è una delle località più gettonate dai turisti. Ma lì ci sono servizi e strutture allo stesso livello delle spiagge.

Uno dei luoghi da valorizzare nel nostro territorio è senza dubbio il lago di Gerosa. Ci sono diversi progetti che spero si concretizzeranno presto ».

Riaperture e nuove regole anti contagio da Coronavirus, tra cui quella dell’asporto all’inizio ha creato non pochi dubbi tra i gestori, racconta Ricciardi.

«Il Dpcm non era chiaro sull’asporto dopo le ore 18. Poi, anche grazie a Confcommercio, è stato precisato che dopo le 18, chi ha anche il servizio ristorazione e tavoli all’aperto può somministrare. Gli altri purtroppo devono chiudere».

Altro punto indigesto per gli operatori del food: il coprifuoco.

«Andare al bar dopo il lavoro, godersi una serata con la famiglia, socializzare. Sono aspetti importanti nella vita, anche se non indispensabili. 

Altro esempio: le partite di calcio. In questi giorni ci sono le finali di campionati molto seguiti. Poi ci saranno gli Europei (Matteo Ricciardi è anche delegato regionale Federcalcio e presidente di società sportive, comprende più di altri la passione calcistica, ndr).

Vedersi la partita al bar è un bel momento di aggregazione e spensieratezza. Ma è impossibile concedersela se alle 22 bisogna stare a casa.

Doverci rinunciare, poi, è innegabile, per noi gestori rappresenta anche una grossa perdita in termini economici».

Proprio in questi giorni inoltre nelle zone terremotate stanno arrivando le bollette Enel bloccate dal 2016. Si tratta di importi elevati, relative ai consumi di 5 anni (leggi qui il chiarimento di Enel). 

«Si possono pagare in 120 rate dal 2022. Ma nel mio caso si tratta comunque di 27.000 euro e la rata andrà a sommarsi alla regolare bolletta».  

Lavorare tra regole e restrizioni a Comunanza, un piccolo centro, rispetto ai luoghi più frequentati ha i suoi vantaggi. Difficile che si presentino sei persone e che, dicendo di essere conviventi, pretendano di sedere allo stesso tavolo.

«Qui ci conosciamo tutti. Sarebbe impossibile. E devo dire che le persone sono sempre più disciplinate nel rispettare le misure di sicurezza».




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