Per la Riviera delle Palme la “destagionalizzazione” da mito a realtà?

SAN BENEDETTO - Primo bilancio dei ponti di inizio stagione che hanno fatto registrare un buon afflusso turistico e non solo di pendolari di giornata
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Turisti a San Benedetto, Ponte del Primo Maggio 2026

Con il ponte del Primo Maggio, seguito a quello del 25 Aprile e in precedenza alla Pasqua, il turismo a San Benedetto e in tutta la “Riviera delle Palme” ha superato la fase di avvio e con il mese di maggio e poi il 2 Giugno si avvierà nel centro della stagione estiva, come sempre coincidente con la chiusura delle scuole.

Nonostante il clima, in questo avvio di maggio, abbia risentito del passaggio di una fredda perturbazione di fine aprile, il vento da nord si è acquietato rendendo possibile stazionare in spiaggia e godere, per molti, del primo sole stagionale. Gli stabilimenti balneari non hanno ancora posizionato le attrezzature, in attesa della fine dei lavori di pulizia dell’arenile, tuttavia in molto hanno approfittato di lettini e sdraio. Pochi i tuffi in acqua, perché il mare deve ancora raggiungere le temperature adatte.

Un primo bilancio è ovviamente sommario – figurarsi: non sono ufficialmente disponibili neanche i dati dell’estate 2025… – anche se la tendenza per il 2026 sembra ricalcare quella delle ultime stagioni, con un  possibile mutamento della fruizione turistica. Se fino a un decennio fa i ponti di inizio stagione consentivano soprattutto a residenti e pendolari di approfittare delle prime giornate di sole, e solo una minima quota riguardava turisti, almeno nella “Riviera delle Palme”, la parcellizzazione dell’esperienza turistica con il fenomeno delle “vacanze brevi” sta portando sempre più turisti anche in periodi di bassa stagione.

In questi giorni la presenza di visitatori non solo dal Piceno o dalle Marche ma anche dalle altre regioni italiane, con prevalenza del Centro (la tendenza all’arrivo di toscani, un tempo ridotta, è evidente) ma anche del Sud più prossimo (Puglia, Basilicata) oltre che come sempre del Nord, è un dato di fatto.

Probabilmente ad incidere non solo la frammentazione delle vacanze durante l’anno, con l’addio, ormai da tempo, del mese intero o, come accadeva nel secolo scorso, addirittura stagionale; anche il sistema dell’accoglienza è cambiato. La perdita degli hotel ovviamente da una parte ha impoverito il tessuto turistico, ma va detto che anche molti degli hotel presenti si affidano sempre più al servizio di pernottamento e colazione, rinunciando alla pensione completa, che pure resta in molti casi un servizio importante.

La proliferazione di appartamenti, residence, consente d’altro canto un uso più flessibile delle strutture rispetto al classico albergo, che non sempre ha convenienza economica ad aprire per pochi giorni di richiesta e poi tornare chiuso in attesa dell’estate.

I dati disponibili, seppur registrati e comunicati in maniera antiquata in tempi di on line spinto e intelligenza artificiale, dimostrano in qualche modo che la “mitica” destagionalizzazione, termine per decenni ripetuto ma poco praticato, si sta attuando in maniera spontanea, grazie alle mutate esigenze turistiche.


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