
Maria Elisa D’Andrea e Giorgio Fede
Anche insieme non avrebbero impensierito super-Mozzoni: 37 e spicci Fede, 7 e qualcosa D’Andrea. Vale per avere meno recriminazioni su quello che sto e (non) poteva essere. Entrambi si sono congratulati con il nuovo sindaco già nel tardo pomeriggio di lunedì: Giorgio Fede più scenico, raggiungendo il nuovo sindaco all’ingresso del Municipio, con tanto di stretta di mano proprio all’ingresso. D’Andrea invece ha telefonato a Mozzoni.
Adesso nelle opposizioni si apre un nuovo scenario. Doppio, perché da una parte c’è il centrosinistra, dall’altro la lista civica di Maria Elisa D’Andrea. E anche nel centrosinistra le analisi saranno diversificate: nel complesso è il peggior risultato alle elezioni a San Benedetto per i progressisti, e dunque non c’è da essere felici. Ma il dato rispecchia in qualche modo lo scenario minimo, anche alla luce del voto alle ultime regionali, senza alcun exploit come quelli registrati a destra ad esempio da Noi Moderati-Scelgo San Benedetto, Insieme per San Benedetto, senza contare Voce Nuova o Ccp: partiti e civiche che hanno superato il 7% e comunque oltre il 4%.
Si potrebbe dire che il Pd, che elegge 4 consiglieri (secondo partito anche per numero di seggi dopo Fratelli d’Italia) si pone in una base di opposizione e ricostruzione mancante cinque anni fa, e che con gli ultimi voti ottenuti nelle sezioni della Curzi agguanta il 14%, che fa meno male del 13% apparso fino alle 20; che Avs-Psi supera l’8% e si consolida come realtà politica importante cittadina, con due consiglieri. Ma il risultato del M5S, che elegge soltanto Tony Alfonsi e non si schioda dal 5% nonostante il traino del candidato pentastellato, conferma la debolezza amministrativa degli ex grillini e anche il naufragio del cosiddetto “campo largo” in tutte le elezioni cittadine marchigiane di questa tornata: un brutto risveglio dopo l’illusione del cambio di tendenza con la vittoria al referendum costituzionale. Né danno il loro contributo la sinistra radicale (Cambia San Benedetto resta ancora fuori dal Consiglio, ormai da 15 anni non ci sono esponenti di Rifondazione Comunista) o la civica capeggiata dall’ex sindaco di Monteprandone Orlando Ruggieri.
«In queste elezioni abbiamo ricostruito il confronto, abbiamo parlato di giovani, di ambiente, di diritti, urbanistica. Ripartiremo da qui – dichiara Giorgio Fede – Mozzoni aveva 192 candidati, noi eravamo 114, e questo può fare la differenza. Come il fatto che alle spalle del centrodestra vi sia in questo momento il governo della Regione e quello nazionale, un apparato politico di sostegno che in questo momento manca al centrosinistra».
Ci si chiede se Fede, deputato del M5S almeno fino al 2027 ed eletto per due volte consecutive in Parlamento, ora valuti se accomodarsi sui banchi dell’opposizione. L’esponente pentastellato prima della campagna elettorale e anche adesso non si pronuncia su questo argomento: se ne saprà qualcosa di certo entro pochi giorni.
Da parte sua invece Maria Elisa D’Andrea esprime soddisfazione per un risultato che le consente di entrare in Consiglio Comunale: «Abbiamo avuto pochi mesi per farci conoscere, non avevamo le strutture delle due principali coalizioni. Abbiamo sfiorato anche il secondo seggio. Per noi è un momento per ripartire e crescere, ho già sentito tutti gli altri del nostro gruppo. Il nostro obiettivo è quello di controllare l’attività della maggioranza a partire dalla legalità delle decisioni».
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