Forza Italia alla ricerca del punto di equilibrio e tra autonomia e coalizione

SAN BENEDETTO - Mentre c'è vivacità in tutta la Regione Marche anche in Riviera, in vista del voto comunale, gli azzurri spiccano per i diversi tentativi compiuti negli ultimi mesi
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Municipio di San Benedetto

Da Ancona a San Benedetto. Passando per tutti gli altri territori marchigiani: Pesaro, Fermo, Macerata, Ascoli. Forza Italia nelle Marche vive in uno stato di fibrillazione, come dimostra la situazione vivace che anticipa il congresso straordinario di venerdì prossimo a Macerata. Certo, molto dipende dalla logistica, chiamiamola così, con la quale si distribuiranno i posti più eleggibili alle elezioni politiche del 2027. E l’onorevole Francesco Battistoni, commissario straordinario del partito nelle Marche, è al contempo il principale candidato a scegliere le caselle migliori e il principale accusato da chi non ha questa opportunità e contemporaneamente critica il sistema di gestione degli azzurri marchigiani.

Ma dalle Marche scendendo a San Benedetto ci si trova di fronte a un partito che negli ultimi 8 mesi è stato al centro della contesa politica. Poco prima del voto alle regionali, gli azzurri decisero di passare dall’opposizione, il classico centrodestra a tre teste (Fi, Lega, Fratelli d’Italia), a sostegno della giunta Spazzafumo. Il quale ripagò con la nomina di Stefano Muzi come assessore, cosa che determinò l’ingresso in Consiglio Comunale del migliore dei non eletti, Valerio Pignotti, segretario provinciale. Operazione che però ebbe vita brevissima: Centro Civico Popolare, di lì a poco, avrebbe staccato la spina a Spazzafumo impedendo a Forza Italia di ritrovare la sua centralità e autonomia dal resto del centrodestra. Un fuoco incrociato che secondo alcuni ha la sua origine non direttamente in Viale De Gasperi 124 ma dalle parti dell’Arengo: da una parte l’azzurra Monica Acciarri che, nell’operazione di approdo dei berlusconiani verso Spazzafumo, sperava in una ennesima magia pre-elettorale traendo giovamento dai voti dell’area Spazzafumo nella più popolosa Riviera, che, se ci furono, non le furono sufficienti per entrare di nuovo a Palazzo Raffaello, in Regione. Dall’altra Fioravanti per il quale i rapporti con Spazzafumo erano diventati pessimi dopo l’elezione di Marco Perosa alla presidenza della Ciip, voluta da Spazzafumo e avversata da Fioravanti. E l’affondamento dell’ipotesi di una Forza Italia autonoma da Fratelli d’Italia potrebbe essere stato un sub-obiettivo, tra l’altro centrato.

 

Così Forza Italia è presto rientrata nell’area del centrodestra, ma non è ancora terminata la posizione originale rispetto alla Lega e Fratelli d’Italia. Proprio verso la Lega è emigrato, già prima delle regionali, Pasqualino Piunti, ex sindaco. Ma durante il percorso di scelta del sindaco e prima ancora della delimitazione della coalizione, Forza Italia (che aveva imbarcato da poco Simone De Vecchis, consigliere prima eletto nella maggioranza Spazzafumo) ha avuto un ruolo più autonomo. Con richiesta di ampliare la coalizione al centro moderato e in particolare agli elementi che fino all’ultimo avevano sostenuto l’esperienza Spazzafumo. Alla fine, considerando l’alto numero di ex amministratori a sostegno della candidatura di Nicola Mozzoni, sparsi tuttavia tra diverse liste, la posizione di Valerio Pignotti è stata lungimirante, a partire dall’indicazione comune per Mozzoni, un esterno ai tre partiti principali del centrodestra (più vicino semmai a Noi Moderati di Tablino Campanelli).

 

Ma gli azzurri si sono comunque dimostrati una spina nel fianco rispetto alle ipotesi di pacificazione pre-elettorale. Prima hanno dovuto escludere l’ex consigliera comunale Luciana Barlocci, a causa di una indicazione avversativa sempre di Mozzoni sulla sua candidatura (nessuna obiezione invece per la candidatura di una fiduciaria di Spazzafumo come l’ex assessore e nel finale vicesindaco Laura Camaioni). Poi hanno piazzato nella lista Umberto Pasquali, altro consigliere che non aveva lesinato i mal di pancia nella parte iniziale dell’ultimo mandato ma poi si era trasformato nel consigliori principe dell’ex sindaco. Nome, anche questo, indigesto a Mozzoni (e/o, è il caso di scriverlo, ad altri esponenti della destra), tanto che il candidato sindaco proferì parole durissime per questa scelta avvenuto quasi a tempo scaduto. Azzurri dunque che vivono in questo momento in una sorta di limbo: portano voti a Mozzoni ma rischiano di essere scissi dal progetto dell’imprenditore turistico, o forse no nel caso in cui la frattura non si ricomponga.

Da capire adesso se gli elettori premieranno l’autonomismo berlusconiano oppure lo puniranno, preferndo accordare il proprio voto a formazioni più mozzoniane o, addirittura, agli avversari. Ad ogni modo il risultato comunale di Forza Italia, così come quello che sarà conseguito in altre città marchigiane, sarà un passaggio importante in vista anche delle politiche del 2027 nelle Marche. Battistoni permettendo.


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