E’ la dura legge del gol, loro stanno chiusi ma alla prima opportunità salgono subito e la buttano dentro”: così canta Max Pezzali degli 883. Un paragone che calza a pennello con la sconfitta dell’Ascoli a Padova.

 

Una sconfitta, la prima di questo campionato di serie B, che forse non sta scritta né in cielo né in terra… ma che può capitare. Nonostante la sconfitta non si può rimproverare nulla a Curado e compagni. Un Ascoli che ha giocato sempre a testa alta. Un Ascoli che il suo gol l’ha realizzato con Chakir ma l’arbitro lo ha annullato per un presunto fallo di mano. Il Padova, che in 90 minuti ha fatto ben poco, il gol l’ha realizzato… ma l’arbitro non lo ha annullato. Forse era fuorigioco o forse non lo era. Troppo semplice dire che la differenza della partita sta tutta qui. L’unica cosa certa è che certe decisioni determinano i risultati. Ai punti non si vince mai. Purtroppo arbitri e var sono parti integranti del calcio moderno.

 

Se c’è stata una differenza tra le due squadre è quello che si è visto nel rettangolo di gioco nel corso dei novanta minuti. I bianconeri, in casa o in trasferta, giocano la palla, sono padroni del campo, creano, sbagliano ma sono costanti nell’applicazione del gioco che il mister vuole. Nulla è lasciato al caso. Certo talvolta si preferisce la maniacale costruzione del gioco alla conclusione a rete ma con il tempo anche questo sarà perfezionato. Ma l’Ascoli è questo, adatto a tifosi dal palato fine. Anche a Padova in un pomeriggio dove di bollente c’era il clima e gli oltre 1.300 tifosi del Picchio, l’Ascoli ha impartito la sua lezione di calcio. Solo il risultato è negativo per i bianconeri.

 

Nel finale la fortuna poi ha voltato le spalle ai bianconeri specie nell’episodio del palo di Silipo. Le variazioni nell’undici di partenza non hanno stravolto l’equilibrio e la manovra. La rotazione serve per amalgamare ancora di più il gruppo. Non pensiamoci più: meglio archiviare subito la pratica e concentrarsi sulla prossima partita.

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