Matteucci e Viscione: «Ecco
perchè sosteniamo Celani»

ASCOLI - «Nel secondo decennio, sotto la guida di Castelli, già segretario provinciale del movimento sociale italiano, il governo di centro destra si è trasformato in un un governo di destra-centro che ha favorito l’ascesa al comando di una classe dirigente che ha epurato tutti gli esponenti moderati»
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Con la presentazione della lista “Celani sindacoFrancesco Viscione, capogruppo uscente dell’Udc e Simone Matteucci, anche lui capogruppo uscente della formazione “Ascoli con Castelli” hanno ratificato l’appoggio alla ricandidatura all’Arengo del vice presidente del Consiglio regionale.  «Il centro destra ad Ascoli -affermano Matteucci e Viscione- era nato sotto le insegne di Forza Italia che aveva ereditato l’elettorato moderato e democristiano che si era ritrovato nella guida di Piero Celani con l’aggiunta di un elettorato minoritario della destra ex missina. Che ad Ascoli aveva una sua tradizione elettoralmente più evidente che in altre città marchigiane. Nel secondo decennio, la guida di Castelli, già segretario provinciale del movimento sociale italiano, il governo di centro destra si è trasformato in un un governo di destra-centro che ha favorito l’ascesa al comando di una classe dirigente di destra». Lo stesso Viscione espressione della continuità dei valori democristiani con l’unione di centro (Udc) si è trovato per un decennio all’opposizione della coalizione di Castelli, mentre Matteucci in qualità di presidente della Commissione “Servizi comunali” è stato molto critico sulla gestione dei parcheggi e dei led. «Ma nel corso di questo decennio -fanno notare- sono stati epurati o resi politicamente irrilevanti tutti gli esponenti moderati di cultura e valori democristiani, come per esempio Aliberti, Travanti, Lattanzi ed altri fondatori del centro destra di Celani, come Teca e Cacciatori. La contestazione di “un uomo solo al comando” si è fatta subito sentire alla scadenza di questo decennio con la ribellione dello stesso Piero Celani che ha visto disperdersi un patrimonio di valori politici e culturali a favore di una gestione del potere da parte di una espressione politica minoritaria guidata dallo stesso Castelli.

Simone Matteucci

Nulla è cambiato con il candidato sindaco Fioravanti, perché lo schema di gioco è lo stesso: la destra si rafforza sotto la guida e la regia di Castelli con qualche insignificante presenza moderata di cattolici e liberali ex forzisti che faranno da reggicoda ad un gruppo di ex missini variamente dislocati su diverse sigle politiche, impegnati a mantenere l’egemonia è il controllo sugli uffici pubblici della città senza risultati utili per gli ascolani senza lavoro e senza casa». Ecco allora la decisione di schierarsi con Celani.

Francesco Viscione

«Si riparte -affermano- quindi dalle origini! Da un centro-destra democratico e antifascista e antirazzista, che rappresenta e ha sempre rappresentato l’elettorato ascolano dal dopoguerra ad oggi. Un elettorato moderato con i valori cattolici-democratici e antifascisti di una città medaglia d’oro per la resistenza. Una città che vuole ritrovarsi sui valori costituzionali per riaffermare i diritti sociali di una comunità sofferente a causa del terremoto e della disoccupazione, soprattutto giovanile, che conosce il morso della solitudine e dell’emigrazione Dopo il processo di deindustrializzazione della vallata del Tronto. Guidare la ripresa con l’esperienza di Piero Celani è una speranza da dare gli ascolani in alternativa alle decisioni spartitorie e di potere da parte dei partiti romani che hanno pensato soltanto a logiche di potere piuttosto che agli interessi della città di Ascoli. Il simbolo civico della nostra lista si richiama direttamente al sindaco Celani. È una chiara indicazione di questa ribellione dell’elettorato di centro destra e moderato. Una ragione per la quale tutti i simboli che si rifanno a Piero Celani sono simboli civici e non di partito. Vogliamo rappresentare soltanto gli interessi di Ascoli -concludono- La lista composta da lavoratori, imprenditori e liberi professionisti e da rappresentanti di associazioni e sindacati ben noti alla città, vuole significare proprio questa ribellione nei confronti di una dirigenza politica nazionale di ogni colore politici che si è dimostrata assente, lontana dai bisogni dei cittadini ascolani».


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