Derby e classifica, per la Samb doppio macigno che si supera solo con un carattere di granito

SERIE C - Non sembra esserci soluzione all'infinita serie negativa. Ma nel calcio come nella vita solo chi non si rialza perde. A Guidonia, contro un'altra squadra in crisi, l'ultimo appello altrimenti bisognerà pensare agli spareggi per non retrocedere
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Corazza sta per segnare di testa il gol che decide Samb-Ascoli, tenuto in gioco da Parigini sullo sfondo (ph. Pierluigi Giorgi)

 

di Pier Paolo Flammini

 

Il giorno dopo pesa come un macigno per tutti gli sportivi rossoblù, dal primo all’ultimo. La sconfitta al derby è un doppio colpo, sia per il morale che per la classifica. Magari il derby è stato un po’ caricato per la lunga assenza (40 anni) dopo il doppio confronto di ottobre tra campionato e Coppa Italia, e per questo la sconfitta, la prima di fatto a San Benedetto, sfata uno dei pochi tabù del calcio contemporaneo. Se si fosse giocata più spesso negli ultimi decenni, è chiaro che questo tabù sarebbe crollato prima (così come la vittoria rossoblù ad Ascoli l’ultima delle quali si perde negli anni ’40). Perugia e Ternana, per non andare troppo lontano, assimilano meglio scivoloni al derby. Ma la prima volta, ovviamente, fa più male.

 

Perdere il derby in altre condizioni di classifica sarebbe stato pesante ma più digeribile, invece così lo spettro dei play out si fa davvero ingombrante. Samb penultima, zona salvezza diretta a tre punti (Torres) col Perugia però che sarebbe salvo a sua volta in quanto ha 9 punti sull’ultima, il Pontedera (che retrocederebbe). E la Samb va a Guidonia, domenica, contro una squadra paradossalmente più in crisi della Samb: 5 punti nelle ultime 10 partite (la Samb 7), 13 partite senza vittoria. Nel Lazio ci si gioca una altissima percentuale per sperare di salvarsi senza gli spareggi, dimenticare la doccia fredda chiamata Corazza e provare a coinvolgere i laziali nella lotta salvezza.

 

Ma come? Tornano al derby, si è rivista la solita Samb ordinata targata Boscaglia, che è molto simile a quella di Palladini nei meriti e nei demeriti. Cominciamo dai primi: tatticamente la formazione è ordinatissima, centrocampo e difesa sono compatti e le occasioni per gli avversari sono pochissime. Al Ravenna sono stati lasciati un paio di tiri e non di più – il gol addirittura è arrivato quasi senza colpo ferire – neanche uno al Livorno, l’Ascoli è arrivato alla prima conclusione con Galuppini ben oltre il 60esimo. E’ ovvio che l’espulsione di Dalmazzi abbia cambiato la situazione, e che con ogni probabilità la Samb non avrebbe sofferto così tanto negli ultimi 5 minuti, fino a capitolare sul guizzo di Corazza. Demeriti: la fatica di far gol, che dopo l’eclissi di Eusepi (5 gol nelle prime 8, 2 nelle successive 21) non sono stati curati. Così sono arrivati tutti risultati evitabili, ad esempio tutti 1-0 contro le prime tre della classifica.

 

Purtroppo la Samb non ha ripetuto nella ripresa la bella prestazione del primo tempo, quando l’innesto di Maspero ha consentito ai rossoblù di fraseggiare in velocità e aggredire gli avversari. Stoppa e Semprini erano sempre dietro la linea del pallone, il palleggio ascolano sterile. Peccato che su alcune buone ripartenze, un po’ per la bravura dei difensori, un po’ per l’eterno errore al tiro, non se ne sia approfittato. La svolta è stata sicuramente l’espulsione sciocca (per entrambe le ammonizioni, ma sulla seconda doveva stare attento) di Dalmazzi, fino a quel momento il migliore in campo. Ma come sempre in questo campionato la Samb vive di concatenazioni negative che non l’aiutano mai: persino quando il risultato sembrava essere acquisito, è arrivato il gol. Mai un pareggio rubato, eccezione che conferma la regola quella di Campobasso.

 

Samb punita nel finale come contro Guidonia e Bra, Samb in inferiorità numerica (non sempre meritata) come con l’Ascoli all’andata, Vis Pesaro (2!), Arezzo, Pianese, Guidonia. Mai una volta, invece, in superiorità (Forlì e Carpi restano grossi punti interrogativi). Errori dal dischetto decisivi (Forlì e Guidonia), una lunga serie di occasioni per pareggiare o vincere nel finale gettate al vento (Ascoli all’andata, di recente Ravenna e Livorno, Perugia) e, quando le cose incredibilmente sembrano riuscire, lo zampino arbitrale (Corazza ha segnato un gol simile a quello del pareggio di Parigini contro la Torres, ma nonostante la revisione quello è stato inspiegabilmente annullato).

 

Insomma, la macumba perfetta dalla quale sembra non si esca. La forza la deve dare mister Boscaglia, che avrà vissuto momenti più difficili di questo, i giocatori, che devono trarre dalla rabbia la reazione, e anche la società, che nella figura del presidente Massi deve lottare come un leone (più volte) ferito. Potrebbe arrivare un nuovo attaccante anche se fra qualche giorno altre società di Serie C potrebbero rischiare l’esclusione (una è proprio il Trapani, società dell’attuale d.s. Mussi, in arrivo proprio dal Trapani).

 

Per evitare ulteriori delusioni, è bene che la piazza si prepari ai play out, da affrontare nel migliore dei modi anche mentale. Fondamentale partire in una posizione di classifica di vantaggio. Quel che arriverà sarà di guadagnato. Poi si potranno analizzare i problemi e capire meglio gli errori commessi. Farlo adesso serve soltanto ad agevolare il peggio.



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