di Marco Braccetti
Un grido d’allarme che parte dalla tutela dei consumatori e arriva fino alla richiesta di una regia istituzionale sui lavori. Il caso A14 torna al centro del dibattito con la proposta avanzata da Federconsumatori Marche e Cgil: istituire un tavolo permanente di monitoraggio presso la Prefettura di Ascoli Piceno per seguire l’andamento dei cantieri, verificare il rispetto dei tempi e individuare eventuali responsabilità in caso di nuovi ritardi.
La richiesta è emersa durante il convegno “A14, il malaugurato tratto 2021-2026”, organizzato nella sala consiliare del Comune di San Benedetto, dove rappresentanti delle associazioni, sindacati, amministratori e parlamentari si sono confrontati sui disagi legati al tratto marchigiano dell’autostrada adriatica, in particolare a Sud.
«La nostra opinione è che l’attenzione non basta più su questo tema. Bisogna intervenire rispetto a un percorso che è stato fatto fino ad oggi», ha affermato il presidente regionale di Federconsumatori Stefano Tordini, riconoscendo la necessità degli interventi di sicurezza ma sottolineando come la situazione abbia ormai prodotto effetti pesanti sul territorio.
«Non si registra più un disagio – ha spiegato – ma un effetto sui cittadini, sui consumatori che rappresentiamo, sull’economia, sulle attività e sul turismo. Una serie di situazioni che cominciano a ristagnare e diventare veramente complicate».
Il nodo principale resta quello della programmazione. «Ora abbiamo il fermo dei cantieri che porta alla ripresa a settembre. L’unica cosa certa, per assurdo, è la non data di termine dei lavori. E questo significa un disagio continuo per le persone», ha aggiunto.
Sul futuro dell’infrastruttura, il tema della terza corsia viene considerato una prospettiva complessa e di lungo periodo. «Servono risorse, disponibilità economica e una valutazione dell’impatto ambientale. Prima di tutto bisogna stabilizzare la funzionalità di questo tratto autostradale».
Sul fronte della sicurezza è stato richiamato il peso degli incidenti che hanno interessato l’arteria: «Non è colpa di nessuno – ha osservato il presidente – ma è l’effetto di situazioni precarie che devono essere affrontate e risolte».
Durissimo anche l’intervento di Walter Cerfeda, presidente Ires Cgil Marche, che ha chiarito come la posizione delle organizzazioni non sia una semplice contrapposizione: «Non vogliamo fare sterile polemica, ma i sovraccosti e i disagi non sono più accettabili».
Cerfeda ha puntato il dito sulla lentezza dei lavori e sulla necessità di maggiore trasparenza dei cronoprogrammi: «Il traforo del Monte Bianco è stato riaperto dopo due anni di lavori dopo un incendio. Se si fosse lavorato con la stessa lentezza dell’A14, sarebbero serviti 63 anni».
Il presidente Ires ha poi posto il tema degli investimenti: «Perché Autostrade investe da una sola parte? La mobilità è un diritto universale». Da qui la definizione destinata a far discutere: «La A14 è il nostro Stretto di Hormuz», cioè un’infrastruttura strategica da cui dipendono collegamenti, economia e sviluppo dell’intero territorio, ma che è sotto scacco.
Nel mirino anche il tema delle responsabilità: «Quante sono le penali pagate per i ritardi? Chi è il soggetto che le riscuote? E cosa fa la Regione? Sembra che nessuno sia responsabile di nulla».
La proposta del tavolo permanente in Prefettura nasce proprio dall’esigenza di superare questa fase di incertezza. Un luogo di confronto stabile con il coinvolgimento di Autostrade per l’Italia, Regione, sindaci e istituzioni locali, per arrivare a una pianificazione condivisa prima della ripresa dei cantieri.
«Il nostro ruolo – ha concluso Tordini – è quello della tutela dei cittadini e della consapevolezza di quello che succede. Ora serve un percorso che dica chiaramente quali sono i tempi, la scaletta degli interventi e come affrontare il problema».
Il segretario generale della Cgil Marche, Giuseppe Santarelli, ha spiegato che l’iniziativa nasce dalla necessità di dare voce a un territorio esasperato da una situazione che rischia di trascinarsi ancora nel tempo. «Non vorremmo che, come ogni anno, ci trovassimo alla fine dell’estate daccapo rispetto a una serie di problemi che ormai da tanto tempo non trovano soluzione».
La Cgil, ha chiarito Santarelli, non mette in discussione la necessità degli interventi di manutenzione e sicurezza, ma contesta l’assenza di tempi certi e il peso che i cantieri stanno scaricando sulla comunità: «Non possono diventare un elemento di svantaggio competitivo per un intero territorio, per tante lavoratrici e lavoratori che tutti i giorni si mettono in moto sull’autostrada per andare a lavorare in altri territori. È diventata una situazione veramente insostenibile».
Da qui la richiesta a Società Autostrade e alle istituzioni di definire un cronoprogramma chiaro e aprire un confronto sul futuro della tratta. Sul dibattito tra terza corsia e ipotesi di arretramento, Santarelli invita alla prudenza, evitando che grandi progetti restino soltanto annunci legati alle stagioni elettorali: «Si parla di grandi, grandissimi progetti e poi, quando finiscono le elezioni, queste discussioni terminano».
L’appello finale è alla collaborazione tra tutti gli attori del territorio: «Siamo nelle condizioni di lavorare insieme per arrivare a un’idea condivisa. È quello che servirebbe a un territorio: sviluppare una strategia comune e portarla avanti, non dividerci su visioni diverse».
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