
Jessica Bachetti
di Elena Minucci
Abituata ad ascoltare i suoi pazienti e a prendersi cura di loro ogni giorno, sabato lascerà per un giorno il camice bianco per indossare gli abiti della tradizione. Lei è Jessica Bachetti che vedremo nel corteo della Quintana in notturna tra le nobildonne del gruppo comunale.
Ascolana, medico di famiglia, è sposata con Matteo ed ha un figlio di 4 anni, di nome Riccardo.
Dopo aver conseguito gli studi in Medicina alla Politecnica delle Marche, ad Ancona, Jessica ha scelto di tornare ad Ascoli, città in cui vive e svolge la sua professione di medico di medicina generale. Nel tempo libero, ama viaggiare ed è una passione condivisa con il marito e con il figlio.
La Quintana l’ha sempre vista e vissuta dall’esterno, prima come spettatrice e poi attraverso i racconti e la passione della sua famiglia, che le ha trasmesso un vero e proprio amore per la rievocazione.
Tra qualche giorno non sarà più tra il pubblico ma nel corteo come nobildonna del quartiere di Sant’Emidio, vivendo da vicino quell’ emozione che ha sempre sognato.

Jessica Bachetti
Un vero e proprio debutto per te. Che cosa provi?
«Passare direttamente dal pubblico al ruolo di nobildonna rende questa prima volta ancora più forte e speciale. È un’emozione intensa. C’è un profondo senso di orgoglio nel poter rappresentare la mia città in una veste così solenne e importante, ma sento anche la responsabilità del ruolo. È quel mix perfetto tra l’entusiasmo di vivere qualcosa di unico e quel pizzico di sana tensione che ti spinge a voler fare tutto al meglio».
Chi senti di ringraziare e a chi dedichi questa esperienza?
«La dedica più grande va a tutta la mia famiglia, sia a quella di origine che a quella acquisita, che mi sostengono in questa avventura. In modo particolare, però, il mio pensiero va a mio suocero, che se fosse stato qui sarebbe stato sicuramente in prima fila, a mia nonna che sarebbe stata orgogliosa nel vedermi ricoprire questo ruolo e a mio marito, che cammina sempre al mio fianco e mi ha trasmesso questa bellissima passione.
E infine la dedica più dolce va a mio figlio: il mio augurio più grande è che possa crescere respirando questa stessa magia, innamorandosi delle nostre tradizioni fino a vederlo, un giorno, sfilare anche lui orgoglioso nella Quintana».






























