Microzonazione sismica di terzo livello
per ridurre il rischio nei futuri terremoto

FORCE - Da dove parte, che cos’è ed a cosa serve nelle parole di Dario Albarello, presidente del Centro Nazionale di microzonazione, durante il seminario. «Uno strumento ormai indispensabile nella pianificazione territoriale e nella progettazione di nuovi edifici. Negli ultimi due anni sono stati formati oltre 200 professionisti e validato studi per 450.000 abitanti. Operazione imponente che deve diventare patrimonio di tutti. Nuovi rapporti tra Governo centrale, amministratori locali e cittadini»
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di Maria Nerina Galiè

Da una parte c’è il terremoto che fa paura. Dall’altra i danni che provoca e che sono il motivo alla base della paura. Gli autorevoli relatori protagonisti del seminario formativo di sabato 12 aprile a Force, organizzato dal Comune e dall’Anci, hanno ribadito che si tornerà a tremare. Ma un conto farlo per i naturali movimenti tellurici, un altro per il terrore di finire sotto le macerie. «Dobbiamo convivere con terremoto – ha detto Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione – è inutile che ci giriamo intorno, ma possiamo difenderci evitando di ripetere gli sbagli fatti in precedenza». Ed ecco che la microzonazione sismica, lo strumento che permette di conoscere come rispondono alle scosse tutt’ora imprevedibili il terreno che abbiamo sotto i piedi e le mura che ci circondano, assume un ruolo centrale. Da dove parte, di cosa si tratta ed a cosa serve nel concreto (pur lasciando gli aspetti prettamente scientifici agli addetti ai lavori) è stato ben spiegato al convegno di Force dai massimi esperti tra cui Dario Albarello, presidente del Centro nazionale di microzonazione: «Negli anni sono stati tre i livelli di approfondimento calibrati in funzione delle esigenze».

Dario Albarello

IL QUADRO NORMATIVO – Parte da più di 10 anni fa. Nel 2008, il Dipartimento di Protezione Civile di concerto con la Conferenza delle Regioni e Province autonome ha definito gli “Indirizzi e criteri generali”, recepiti negli anni dalle Regioni, con indicazioni anche tecniche pertinenti alle caratteristiche del proprio territorio e che hanno rinviato ai Comuni di condurre studi di primo e secondo livello. Il 24 agosto ha determinato un’impennata all’adozione dell’importante strumento ai fini della prevenzione e della pianificazione territoriale. La legge 189 del 17 ottobre 2016 ha voluto che tutti i Comuni del cratere si dotassero della microzonazione sismica di terzo livello (MS3). Alla 189 hanno fatto seguito il decreto legislativo 8 del 9 febbraio 2017 e l’ordinanza 24 del commissario per la ricostruzione, allora Errani, del 12 maggio successivo con i quali sono stati stanziati poi assegnati ai 140 Comuni interessati 6,5 milioni di euro. Al momento mancano all’appello solo due Comuni.

I TRE LIVELLI DI MICROZONAZIONE – «Il primo livello è qualitativo – ha relazionato Albarello – e prende in considerazione il modello geologico in prospettiva sismica, attraverso l’identificazione delle aree omogenee, quelle cioè che con il terremoto si comporteranno allo stesso modo. In questa fase sono emerse zone soggette a fenomeni di instabilità come frane e liquefazione, capaci di produrre effetti devastanti in caso di terremoto. Il secondo livello – ha continuato l’esperto – ha approfondito il primo e attribuito a ciascuna area il fattore di amplificazione, un approfondimento volto a studiare i livelli di pericolosità in base alla capacità della forza di amplificarsi». E già questo si può considerare un utile  strumento di pianificazione territoriale, poiché fornisce un «parametro di pericolosità assoluta, utile a  valutare le condizioni limite di emergenza e discriminare le zone maggiormente a rischio» ha detto ancora Albarello.  Il terzo livello dello studio è il più avanzato perché analizza la risposta sismica locale ed è pertanto in grado di fornire precise indicazioni che dovrebbero essere alla base della progettazione edilizia. «Il rischio durante il sisma – è ancora Albarello a parlare – è costituito dal tipo di terremoto e da quali danni può provocare sugli edifici, che come abbiamo visto non hanno risposto tutti allo stesso modo. La pericolosità di un terremoto è come la piovosità, non può essere arginata. Si può invece intervenire sulla vulnerabilità delle strutture».

Negli ultimi due anni il Centro nazionale di microzonazione ha formato oltre 200 professionisti incaricati dalle singole amministrazioni i cui elaborati sono stati sottoposti a validazione da parte dello stesso organismo. «In 5 mesi – ha precisato il presidente – abbiamo condotto studi di terzo livello per 450.000 abitanti. Un’operazione imponente mai fatta prima da nessuna parte e che ha prodotto, accanto all’indubbia valenza tecnica, una formazione sul campo di geologi e tecnici preparati ed introdotto un nuovo linguaggio. Ora la microzonzaione deve diventare patrimonio di tutti, regolando i rapporti tra governo centrale, amministratori locali e cittadini.  Perché arriveranno altri terremoti».

 

 

 

 


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