
Piero Celani e Marco Fioravanti
di Adriano Cespi
Liste civiche, il vero rebus di questa campagna elettorale. Quanto peseranno sull’esito del voto? Quanto incideranno sullo schieramento di centrodestra? Interrogativi che, in queste ore, circolano principalmente tra gli schieramenti più investiti dal civismo in tinta ascolana, quelli dei candidati sindaci Marco Fioravanti (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega) e Piero Celani (fronte civico). E un dubbio, quasi amletico, pervade i due entourage: queste liste riusciranno a mantenere i consensi catturati nel 2014, quando s’imposero come elemento trainante per la vittoria, al primo turno, col 59% dei consensi, di Guido Castelli? Ma, tra domande e perplessità, cerchiamo di esaminare numeri e dati delle due ultime tornate elettorali, quelle relative alle comunali di 5 anni fa e alle politiche dello scorso anno.

Giovanni Silvestri
VOTI DELLE LISTE CIVICHE
Fu un risultato sorprendente quelle delle liste civiche di centrodestra. Con numeri da vero e proprio partito politico. Ed a guidare questa “macchina da guerra” civica fu la lista Forza Ascoli (2320 voti complessivi) dell’assessore al Personale, Giovanni Silvestri, che col 7,6% dei voti (Forza Italia si fermo all’8,5%) strappò 3 consiglieri comunali (solo il Pd con 4 ne ottenne di più).

Valentino Tega
Stesso numero di consiglieri, 3, per Ascoli nel futuro (2232) dell’ex assessore Valentino Tega (che non ha ancora deciso con chi schierarsi tra Fioravanti e Celani) che si attestò al 7,3%, poco meno del 7,4% totalizzato da Per Ascoli (2275) dell’accoppiata rappresentata dall’assessore al Commercio, Alessandro Filiaggi (un passato nel centrosinistra col Ppi dell’allora vice sindaco Domenico Procaccini), e dell’ex assessore Massimiliano Di Micco: anche per loro 3 gli scranni conquistati in Consiglio comunale.

Alessandro Filiaggi
Staccata, ma di poco, la lista Pensiero Popolare Piceno (2145 voti) dell’assessore all’Urbanistica, Luigi Lattanzi, e del fratello Attilio, che centrò il 7% portando a casa 2 consiglieri. A seguire Cuore di Ascoli (1557) dell’assessore allo Sport, Massimiliano Brugni, con un dignitoso 5,1% (2 consiglieri): basti pensare che Fratelli d’Italia, il partito dell’attuale candidato sindaco del centrodestra, Fioravanti, ottenne, in una città da sempre di Centro, ma con forti connotazioni di Destra, come appunto il capoluogo Piceno, il 5,4% (2 consiglieri).

Luigi Lattanzi
Quindi Naturalmente Ascoli (980), di Andrea Antonini, ora commissario provinciale della Lega, che, col 3,2% dei voti, conquistò 1 consigliere; Ascoli con Castelli (913) del presidente della commissione Servizi comunali, Simone Matteucci, al 3% (1 consigliere) e, a chiudere questo lunghissimo elenco di liste d’appoggio a Castelli, candidato sindaco di Forza Italia (che, prosciugata dal fronte civico, si fermò all’8,5% dei voti, 3 consiglieri), ecco Ascoli con Gibellieri (889), capolista Nico Stallone (ora papabile capolista della Lega): 2,9%, 1 consigliere. Non solo liste civiche organiche al centrodestra.

Massimiliano Brugni
Nel 2014, infatti, si presentarono altre liste autonome, fuori da schieramenti e partiti, in appoggio al candidato sindaco Davide Aliberti (ora schierato con Celani) che, insieme, totalizzarono il 7% dei voti: Ascoli x Ascoli, Adesso Ascoli, Dignità Ascolana, Azione Popolare. A questo punto gli interrogativi sono obbligatori: quanto consenso riusciranno a veicolare su Fioravanti i vari Silvestri, Filiaggi, Di Micco, Brugni, Stallone?

Andrea Antonini
La loro forza politica, adesso, è la stessa di cinque anni fa? E Lattanzi e Aliberti quanto riusciranno ad aiutare Celani? E ancora: quella Ascoli delusa e sfiduciata dai partiti e stanca delle solite facce e che alle ultime politiche 2018 sposò col 35,5% dei voti la voglia di cambiamento del M5S e col 14,5% quella della Lega (la cui base è fortemente contrariata per la candidatura Fioravanti, voluta da Roma a discapito del loro leader Antonini) come si comporterà il 26 maggio?

Simone Matteucci
Dimenticherà, in un’ottica di voto locale, dove sono determinanti amicizie e promesse, quanto fatto nel segreto dell’urna appena un anno fa, per tornare a votare per i partiti storici ed il civismo di centrodestra? Oppure, coerente con la scelta del 4 marzo 2018, premierà di nuovo quelle stesse forze politiche?

Nico Stallone
VOTI DEI CANDIDATI LISTE CIVICHE E DI CELANI ALLE REGIONALI
Ma esaminiamo i consensi ottenuti dai leader del civismo ascolano di centrodestra alle ultime elezioni comunali del 2014. Il più votato in assoluto fu Luigi Lattanzi con 719 consensi, poi Silvestri (704), Brugni (524), Tega (502), Filiaggi (397), Di Micco (313), a seguire Antonini (274), Stallone (188), Matteucci (134).

Davide Aliberti
Una curiosità: Giorgia Latini della lista Naturalmente Ascoli (leader Antonini) con 156 voti si ritrovò assessore alla Cultura, prima, e, candidata nel listino della Lega alle politiche 2018, catapultata al Parlamento, poi. Davvero una carriera politica fulminante la sua. Un dato da non sottovalutare: Piero Celani, candidato sindaco per il fronte civico e moderato (appoggiato da Lattanzi, Aliberti ed altri leader civici), alle ultime elezioni regionali del 2015 centrò un risultato sorprendente: 4224 preferenze nella circoscrizione Ascoli, che rappresentò un vero e proprio plebiscito all’interno della coalizione di centrodestra e che gli valse l’elezione in Consiglio e la vice presidenza dell’Assemblea marchigiana.

Attilio Lattanzi
VOTI DEI PARTITI
In questo tsunami di liste civiche a risentirne nel 2014 furono i partiti tradizionali che racimolarono ben pochi consensi rispetto al passato. Sconfitto nella corsa all’Arengo col candidato sindaco di Giancarlo Luciani Castiglia (che totalizzò il 16,2% dei voti), il Pd (4.050 consensi) uscì da quelle elezioni come primo partito col 13,2% dei voti (4 consiglieri). Staccata di molte lunghezze Forza Italia con l’8,5% (2.602 voti e 3 consiglieri conquistati), quindi M5S col 6,7% (2.057 e 2 consiglieri): il candidato Massimo Tamburri (riconfermato per il voto del 26 maggio) alla fine totalizzò il 7,6%. E ancora, Fratelli d’Italia (1.662 e 2 consiglieri) al 5,4%. Infine, l’Udc col candidato Valeriano Camela si attestò al 3,3% (1.005 voti).

Massimiliano Di Micco
VOTI DEGLI ESPONENTI DEI PARTITI
Il più votato tra i partiti tradizionali fu Francesco Ameli del Pd, che centrò 556 consensi, seguito da Donatella Ferretti di Forza Italia con 529 voti, poi Alessandro Bono, sempre di Forza Italia con 500 voti, quindi Marco Fioravanti di Fratelli d’Italia (attuale candidato sindaco del centrodestra) con 459 voti, Valentina Bellini del Pd (448), Monica Acciarri (all’epoca Pd, confluita ora nel centrodestra in appoggio a Fioravanti) con 382 voti, Roberto Allevi del Pd con 336, Umberto Trenta di Forza Italia con 202. L’ex assessore provinciale di Forza Italia Vittorio Crescenzi si fermò a 96 voti. Per il M5S entrò in Consiglio Giacomo Manni (insieme a Tamburri) con 134 voti. Francesco Viscione dell’Udc portò a casa 201 consensi.
VOTO DELLE POLITICHE 2018
Dall’analisi del voto del 4 marzo dello scorso anno emergono forti dubbi su quello che potrà essere l’esito del voto comunale del 26 maggio. Questo perché gli italiani, ma anche gli ascolani, col proprio consenso sancirono la rottura definitiva col passato, rappresentato dai partiti tradizionali, ed una sorta di matrimonio col nuovo intravisto nel M5S e Lega. Esaminiamolo, dunque, il comportamento dell’elettorato ascolano. Ebbene, alle urne, davvero a sorpresa, il M5S venne premiato come primo partito del capoluogo Piceno col 35,5% dei voti (10.234) (ma attenzione stiamo parlando di elezioni politiche e non amministrative che vivono di altri fattori comportamentali), quindi seconda si posizionò la Lega col 14,5% (4.180), poi Forza Italia terza col 12,6% (3.657), Fratelli d’Italia quarta col 6,5% dei voti (1.901), infine l’Udc che ottenne uno striminzito 0,9% (273). Una curiosità: Casapound, movimento politico di estrema destra, totalizzò il 3,1% dei voti (920).
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