Sisma, protesta sul raccordo anulare:
«Il centro Italia sta morendo,
la politica fa finta di non vedere»

IL GRIDO - I presidi organizzati nelle diverse zone del cratere hanno sfilato Roma a partire dalle 14. Le testimonianze dei manifestanti: «La ricostruzione dopo tre anni è al palo. Servono leggi speciali e risorse economiche certe»
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di Monia Orazi

Sono partiti poco dopo le 11,30 alla volta di Roma i terremotati marchigiani che stanno manifestando insieme a quelli delle altre tre regioni colpite dal sisma, dopo aver percorso a passo d’uomo il grande raccolto anulare di Roma intorno alle 14.

Nunzia Tranzocchi

Tra i più battaglieri Nunzia Tranzocchi: «Qui è tutto uguale all’ottobre 2016, la situazione è sempre quella, fanno finta di non vedere. Se fanno finta di non vederci nemmeno oggi, spero che la gente cominci a rendersi conto della situazione che c’è qua, un territorio che sta morendo. Le persone con cui sono in contatto, a Lecce, da altre zone d’Italia, cominciano a crederci. Reclamiamo le risposte alle domande fatte nel febbraio 2017, ancora ce le devono dare». A parlare per i terremotati tanti cartelli, su cui spicca quello più grande: “Unica grande opera, ricostruire il centro Italia terremotato”.

Diego Camillozzi

«La ricostruzione è al palo, sono stati approvati meno dell’1 percento dei progetti – spiega Diego Camillozzi, presidente dell’associazione “La terra trema noi no” -. Per questo partendo in contemporanea da Muccia, Norcia e Grisciano sulla Salaria, dove ci raggiungeranno gli amici abruzzesi, diamo vita a questa manifestazione originale, che speriamo porti dei risultati. Nel decreto Sblocca cantieri si possono inserire delle modifiche, consegneremo un documento ai parlamentari. La partenza della ricostruzione vera e propria, porterebbe quel rilancio dell’economia che ancora manca. Serve una legge speciale, ma anche risorse certe perchè anche se la ricostruzione è finanziata con il credito d’imposta delle banche, nessuno dice che si tratta di 200 milioni di euro l’anno e che i sette miliardi stanziati sono in trent’anni, che permettono di ricostruire davvero poco».

Giulia Falistocco

A sostenere i manifestanti il collettivo Terre in moto. «Sono tre anni, che sembrano molti di più a chi ha perso la casa -spiega Giulia Falistocco che a soli 30 anni ha perso casa e lavoro dopo il sisma-. Sono pochissime le persone rientrate a casa, la ricostruzione è un’opera urgente. È sempre molto difficile avere informazioni e capire come muoversi. Per chi ha perso tutto, anche il lavoro, spesso il contributo di autonoma sistemazione non è sufficiente».

 


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