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Covid-19 e la questione tamponi
Milani, direttore Area Vasta 5:
«In arrivo 1.700 kit»
Guido Castelli:
«Coinvolgiamo i privati»
In un mese gli esami sono stati 1.800

EMERGENZA CORONAVIRUS - La battaglia senza sosta. Quasi mille dipendenti dell'Area Vasta 5 sottoposti all'accertamento. Nelle Marche solo quattro laboratori autorizzati. L'ex sindaco di Ascoli, oggi responsabile nazionale degli enti locali di Fratelli d’Italia: «Anche la Regione Marche ha previsto l'utilizzazione dei privati»
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Cesare Milani e Guido Castelli (Foto Vagnoni)

di Franco De Marco

Tamponi per tutti? No, col contagocce. L’ex sindaco di Ascoli, Guido Castelli, chiede che siano coinvolti i laboratori privati visto che Area Vasta 5 non riesce ad effettuare gli esami nella misura che era stata prevista. Ma i laboratori privati, almeno quelli nel territorio, sono in grado di effettuare i tamponi? Se si tratta del semplice prelievo rinofaringeo certamente sì. Ma per l’esame no. Nemmeno loro hanno i reagenti che mancano al Laboratorio di Area Vasta 5 e che purtroppo non si trovano almeno nella quantità che servirebbe.

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli (Foto Vagnoni)

«Attendiamo per domani (martedì 31 marzo, ndr) – afferma il direttore di AV5, Cesare Milani –  una importante forniture (circa 1.700 kit dalla “Roche”, ndr) con la quale poter procedere ad un numero giornaliero elevato. Fino ad oggi, comunque, siamo andati avanti con una media di 200 al giorno. Non stiamo certo fermi».

I numeri del Laboratorio di Ascoli sono rilevanti anche se non si tratta dei 700-800 esami al giorno ipotizzati dalla Regione. Dal 5 marzo sono stati infatti effettuati 1.874 tamponi, dei quali 1.613 refertati. Tra i dipendenti dell’Area Vasta 5, invece, i tamponi sono stati 988 dei quali 625 refertati. Numeri importanti. Il lavoro è stato rilevante.

L’ingresso dell’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto (Foto Cicchini)

«Il presidente della Regione, Luca Ceriscioli, un paio di settimane fa – dice Castelli – aveva annunciato l’avvio di una campagna di tamponi a tappeto a partire dalla provincia di Ascoli. Una decisione giusta che doveva interessare principalmente i territori colpiti in misura minore dell’epidemia ma, proprio per questo, potenzialmente più vulnerabili. Tutto ciò sulla falsariga del modello veneto che ha garantito a Luca Zaia (presidente della Regione Veneto, ndr)  di conseguire risultati più che incoraggianti. Apprendiamo purtroppo – continua Castelli, oggi responsabile nazionale degli enti locali di Fratelli d’Italia – che nonostante l’impegno del dottor Milani (direttore AV5, ndr), a causa di un problema di reagenti, non dipendente dall’Area Vasta 5, i tamponi nella nostra provincia si fanno con il contagocce. Mille tamponi in una settimana sono davvero troppo pochi e un giorno perso rischia di  compromettere i fragili equilibri che ancora connotano il nostro territorio».

Per questo motivo, Guido Castelli propone di far ricorso ai privati. «Sulla falsariga di quanto richiesto dai sindaci del Fermano, e tenuto conto della normativa regionale e nazionale di settore – sostiene l’ex sindaco di Ascoli – credo sia giusto e opportuno valutare il ricorso ai laboratori privati per l’effettuazione del tampone. Già la delibera di Giunta regionale 345 dello scorso 16 marzo aveva contemplato questa possibilità e risulta che esistano nella nostra provincia laboratori convenzionati in grado di poter coadiuvare quelli ospedalieri. Non c’è tempo da perdere: i tamponi uniti all’isolamento domiciliare sono le uniche armi che abbiamo per prevenire l’esplosione del virus. Se i reagenti ritardano, l’unica strada è chiedere collaborazione ai laboratori convenzionati».

C’è anche da dire che, ad oggi, i Laboratori autorizzati ad effettuare i tamponi nelle Marche sono solo quattro: Torrette, Istituto zooprofilattico, Ascoli, Fermo.

 

 

 



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