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Regionali, il Pd presenta
la squadra (quasi) al completo

ASCOLI - Il candidato del centrosinistra Maurizio Mangialardi sbarca nel Piceno per presentare i tre esponenti - ancora qualche dubbio sul quarto nome dei dem, con la riflessione di Sara Calisti che sembra poter lasciare campo libero a Barbara Riga - che rappresenteranno il Partito Democratico alle elezioni di settembre. “Semplificazione” è la parola d’ordine in casa Pd, con ricostruzione, infrastrutture e sanità al centro di importanti investimenti
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di Federico Ameli

La scelta della location forse non sarà stata casuale, ma ad ogni modo è proprio da Piazza del Popolo, a due passi da Palazzo Arengo, che il Maurizio Mangialardi e il Partito Democratico lanciano la sfida alle prossime elezioni regionali. Il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Marche ha voluto essere presente al primo dei tanti incontri in programma sul territorio – già confermata la sua presenza anche la prossima settimana, questa volta a San Benedetto, in occasione della Festa dell’Unità – per presentare la squadra che lo accompagnerà in questo mese e mezzo di campagna elettorale di avvicinamento alle urne del 20 e 21 settembre. In realtà, è più opportuno parlare di una parte della squadra, dato che Sara Calisti non ha ancora sciolto le ultime riserve sulla sua candidatura, con le voci che vedono Barbara Riga, assessore alla Cultura e agli eventi di Acquaviva Picena, pronta a subentrare nelle liste dei dem che si rincorrono ormai da qualche giorno.

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Augusto Curti, Anna Casini, Maurizio Mangialardi e Paolo D’Erasmo (foto Stefano Capponi)

In attesa di definire il quarto nome della lista, i tre confermati candidati al consiglio regionale hanno illustrato a grandi linee i principali punti del programma del centrosinistra. A fare gli onori di casa, e non poteva essere altrimenti, è stata Anna Casini, vicepresidente uscente nella giunta Ceriscioli.

«La nostra è una squadra composta da amministratori che hanno dimostrato le loro capacità sul campo e non solo sulle pagine dei giornali. La nostra campagna elettorale si basa su ciò che è stato fatto in questi anni e sull’ulteriore implementazione della qualità, puntando su idee chiare e precise».

Idee evidentemente condivise con Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e presidente di Anci Marche, di cui la Casini ha voluto tracciare un profilo da presentare agli elettori, così come per gli altri due compagni di lista, Augusto Curti e Paolo D’Erasmo.

«Mangialardi conosce bene la macchina comunale, e non solo, e rappresenta la figura ideale per guidare la nostra regione. Paolo D’Erasmo, già sindaco di Ripatransone e presidente della Provincia, attraverso una serie di manovre virtuose e investimenti importanti è riuscito a risanare un ente in condizioni economiche disastrate: una situazione che, da dipendente provinciale, conosco fin troppo bene. Augusto Curti, invece, è il più giovane di noi, ma è già al suo terzo mandato da sindaco nel comune di Force, un autentico gioiellino».

Forse un po’ anche per scaramanzia, la Casini si è rivolta espressamente a Mangialardi, chiedendo al candidato presidente, come fatto anche con Ceriscioli cinque anni fa, di non istituire l’assessorato al Piceno, visto quasi come sintomo di debolezza più che espressione della sensibilità di Palazzo Raffaello nei confronti del nostro territorio.

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Matteo Terrani, segretario provinciale del Pd, insieme ad Anna Casini e Angelo Procaccini (foto Stefano Capponi)

«In questi anni sono stati fatti molti passi avanti per il Piceno, che si trova senza dubbio in una posizione meno marginale rispetto a un tempo, ma che ha ancora bisogno di attenzione e risorse, che possono essere elargite anche senza l’istituzione di un assessorato dedicato. Ad ogni modo, sono convinta del fatto che le Marche non vadano consegnate al centrodestra. Abbiamo costituito un gruppo forte con un capitano di qualità, appoggiato da più della metà dei sindaci delle Marche».

A proposito di centrodestra, era lecito attendersi una risposta allo slogan lanciato da Guido Castelli, che nei suoi manifesti elettorali parla del Piceno come di una sorta di “Cenerentola delle Marche”. Risposta che non ha tardato ad arrivare, affidata alle parole del segretario comunale del Pd Angelo Procaccini.

«Con Anna Casini ad Ancona le cose non sono certo andate come dichiarato da Castelli, e la dimostrazione della bontà del suo operato arriva dal fatto che, dopo aver deciso di sostituire il governatore uscente, il partito abbia confermato all’unanimità il proprio sostegno alla Casini. A fare del Piceno una Cenerentola, semmai, sono state le amministrazioni di centrodestra, con lo stesso Castelli che, per fare un esempio, non ha mai presentato le dichiarazioni di vulnerabilità degli istituti scolastici».

«Sono stati destinati 36 milioni di euro alle scuole del Piceno, fondi però fermi da tre anni» precisa la Casini. «Ci appelliamo al senso di responsabilità dei cittadini alle urne per un territorio che non può permettersi di tornare indietro» conclude Procaccini.

Augusto Curti, rappresentante di un territorio messo a dura prova dal sisma, si è focalizzato sull’importanza della ricostruzione. «In relazione alla problematica del terremoto è necessario pensare a qualcosa di più ampio, ossia a un progetto di sostenibilità del Piceno che possa da un lato gestire l’emergenza legata alla ricostruzione e dall’altro promuovere politiche verdi, ecobonus e opere infrastrutturali.

Bisogna cogliere le opportunità che si presentano in disgrazie del genere, lavorando alle infrastrutture anche al di fuori del cratere attraverso un programma ampio che sappia offrire risposte e valore aggiunto al territorio. Al giorno d’oggi non possiamo più parlare di confini, dobbiamo iniziare a ragionare su un’unica realtà. È questa la nostra sfida, la sfida del nuovo: presentare un programma concreto, credibile e che non preveda sogni, senza soffermarci troppo sulle polemiche come nel caso della cena di Acquasanta».

«Coesione, confronto e partecipazione collettiva – spiega Paolo D’Erasmo – sono termini a cui tengo molto. Vogliamo dar vita a delle politiche che facciano lavorare insieme gli enti pubblici e non solo, promuovendo un’azione forte e sinergica per rendere il nostro territorio più accogliente.

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(Foto Stefano Capponi)

Abbiamo delle eccellenze straordinarie in una delle regioni più belle al mondo, ora dobbiamo avanzare delle proposte integrate nel rispetto dell’interesse dei cittadini. Crediamo in una regione aperta e solidale, che possa guardare alle persone in difficoltà in un momento complicato e sia in grado di intervenire a sostegno di imprese e lavoratori».

A prendere la parola, poi, è stato il candidato presidente Maurizio Mangialardi, che ha esposto gli obiettivi e i punti salienti del suo programma di governo, individuando nella semplificazione il tema cardine nel progetto del centrosinistra marchigiano. Non prima, però, di aver espresso la sua personale soddisfazione per la composizione della lista elettorale dem del Piceno.

«Abbiamo allestito davvero una bella squadra, lo dico con orgoglio. Non è facile dare spazio alle competenze in una società in cui tutto sembra banale, ma devo dire che è stato fatto un gran lavoro. Anna Casini ha lavorato con attenzione su tutti i territori, cercando di catalizzare risorse per il Piceno ma dimostrando una grande visione di carattere complessivo. Augusto Curti è per me una figura politica di riferimento, che si è battuto in prima persona nella partita del terremoto, che non sempre è stata ben compresa».

Mangialardi entra poi nel vivo dell’argomento, sottolineando come negli ultimi anni la Regione Marche si sia stata presa di mira per essersi sobbarcata qualche responsabilità non di propria competenza. «Le altre tre regioni colpite dal sisma danno la colpa al governo centrale, mentre da noi la Regione sembra catalizzare ogni tipo di accusa. Tutto questo è sintomo di grande senso di appartenenza e responsabilità, ma quando sistematicamente si sfocia nella colpa vuol dire che c’è qualcosa che non va.

Fortunatamente, ora abbiamo un Commissario straordinario alla ricostruzioneGiovanni Legnini – che a differenza del suo predecessore – Piero Farabollini, ndr – è una persona competente e nelle tre ordinanze emanate ha già dato una prima svolta alla situazione, e il merito è anche di questo tavolo. Per quanto riguarda Paolo D’Erasmo, ha guidato con attenzione la Provincia di Ascoli salvaguardando il principio della buona istituzione. Ora non resta altro che completare al più presto la squadra».

Ultimate le presentazioni, è tempo di analizzare nel dettaglio i punti programmatici della linea del centrosinistra marchigiano, a partire dal turismo e dalla già citata semplificazione.

«Ci attende una campagna elettorale molto complessa: soffia un vento di destra, di qualunquismo e di banalizzazione che è necessario contrastare. Il governo regionale, che si è trovato ad affrontare le problematiche legate a una banca in difficoltà, al sisma e alla recente emergenza sanitaria, è risultato essere sempre protagonista, pur non sempre in maniera omogenea.

Parlando di turismo, di cui a differenza dei competitor credo di sapere qualcosa – Senigallia è la prima città delle Marche in questo ambito – stiamo primeggiando e vogliamo lavorare per arrivare ad essere la prima regione biologica al mondo. Certo, ci sono dei problemi da affrontare, come ad esempio il terremoto, ma sfido ogni altro politico, di qualsiasi orientamento, a dire di essere estraneo a queste problematiche, perché prima o poi tutti sono stati chiamati a confrontarsi con certi temi.

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(Foto Stefano Capponi)

È di fondamentale importanza puntare sulla semplificazione, cosa che abbiamo cercato di fare già in passato, ancor prima del dramma del ponte di Genova, prima con Renzi e poi con il governo gialloverde. È questo il nostro tema all’orizzonte: puntiamo alla ricostruzione delle strutture sia private – prima e seconda casa, ma anche opifici – che pubbliche».

A questo proposito, il candidato del centrosinistra annuncia di essersi confrontato, prima di fare promesse, con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per verificare i presupposti economici del rilancio della nostra regione, ottenendo un parere positivo. In fondo, come ricordato dallo stesso Mangialardi, un presidente regionale che si rispetti deve occuparsi del suo territorio dialogando costantemente con il governo centrale.

«Al ministro Gualtieri ho posto la questione delle questioni, anche perché se non ci sono le risorse non si può far nulla. Di fronte alla proposta di una vertenza sulle infrastrutture e sulla sanità, il ministro si è subito dichiarato favorevole. D’altra parte, oltre al Recovery Fund e ai finanziamenti della programmazione europea della politica di coesione 2021 – 2027, alle Marche spetteranno oltre 8 miliardi di euro del MES, una somma mai vista nella nostra regione e che senza dubbio non avremmo mai ottenuto senza gli sforzi del Partito Democratico».

La recente conquista del governo centrale offre a Mangialardi lo spunto per puntualizzare le convinzioni della propria lista anche in ambito europeo, instaurando un paragone con il punto di vista profondamente antieuropeista della coalizione guidata da Francesco Acquaroli.

«Ci tengo a sottolineare che noi abbiamo sempre creduto nell’Europa, anche quando erano in pochi a farlo. Il nostro principale competitor è un sovranista dichiarato: non avrebbe mai chiesto, e di conseguenza ottenuto, un finanziamento così importante all’Europa. Ci sono molti progetti in fieri, che potranno essere portati a termine solo con le dovute risorse».

Per capire nel dettaglio come effettivamente verrà investito il denaro è forse ancora troppo presto, ma quel che è certo è che quello sanitario sarà uno dei primi settori a beneficiare dei fondi in arrivo, con qualche doverosa precisazione sul tema dell’ospedale di Vallata, ormai da mesi al centro del dibattito politico.

«La nostra è una delle regioni che meglio hanno saputo rispondere all’emergenza sanitaria. Certo, sarebbe esagerato dire che tutto ha funzionato alla perfezione, ma siamo stati in grado di ricalibrare il servizio sanitario in base alle esigenze venutesi a creare. Inoltre, a differenza della Lombardia, non abbiamo certo privatizzato la sanità pubblica.

Ad ogni modo, è necessario ridisegnare la sanità pubblica, lavorando a degli ospedali funzionali, moderni e, perché no, belli, che vanno ripensati in base alle nuove esigenze del territorio. Per quanto riguarda nello specifico l’ospedale d’eccellenza del Piceno, sarà necessario valutare prima eventuali investimenti sulle strutture già attive, puntando con decisione sulla tecnologia e sulla telemedicina».



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