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Scovate 50.000 mascherine non conformi
dalla Finanza: finisce nei guai
anche un imprenditore di Ascoli (Foto e video)

INDAGINE - Nel mirino delle Fiamme Gialle un esercizio di commercio all’ingrosso del capoluogo piceno di articoli medicali ed ortopedici dove sono stati trovati 40.000 dispositivi irregolari acquistati da Cina e Brasile. Il titolare è stato segnalato alla Procura. E' di Spinetoli l'altra ditta di confezioni a cui sono stati contestati 9.500 prodotti

 

 

Sono da tempo al centro di severi controlli da parte delle Fiamme Gialle le mascherine per proteggersi, e proteggere, dalla diffusione del contagio da Coronavirus validate dall’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (Inail), in deroga ma secondo criteri ben precisi stabiliti dal decreto “Cura Italia”.

Il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli ha individuato due stock di importazioni di mascherine, effettuate da altrettanti imprenditori, risultate non aver ottenuto la validazione di competenza dell’Inail.

Nel mirino della Fiamme Gialle del Gruppo di Ascoli è finito un esercizio di commercio all’ingrosso del capoluogo piceno, di articoli medicali ed ortopedici.

Il legale rappresentante è stato segnalato alla locale Procura della Repubblica in relazione all’importazione e immissione in commercio di 40.000 dispositivi di protezione, acquistati presso due ditte, l’una di Shanghai (Cina) e, l’altra, di Londrina (Brasile) a circa 90.000 euro.

Analoga contestazione è stata poi effettuata nei confronti di un’ulteriore impresa di Spinetoli, esercente l’attività di “Confezione in serie di abbigliamento esterno”, importatrice di 9.500 mascherine per bambini, acquistate da una ditta di Shanghai (Cina) per un importo di circa 12.000 euro.

Le indagini della polizia economica e finanziaria proseguiranno con il controllo delle scritture contabili obbligatorie delle due imprese, al fine di individuare la sussistenza di eventuali illeciti fiscali connessi alle transazioni commerciali che hanno determinato l’immissione, sul territorio nazionale, delle 50.000 mascherine irregolari.

Sono stati diversi i controlli intrapresi dal Comando provinciale della Finanza di Ascoli a seguito dell’emanazione del decreto Cura Italia (n. 18 del 17 marzo 2020) che ha introdotto deroghe alla validazione dei dispositivi di protezione individuale importati o immessi in commercio fino al termine dell’emergenza Coronavirus, nel rispetto degli standard di qualità imposti dal legislatore.

Per effetto della nuova norma,  i produttori – che, dal 4 agosto 2020, per ottenere la “validazione straordinaria e in deroga”, devono avere sede in un Paese dell’Unione Europea – gli importatori e, comunque, tutti coloro che immettono in commercio tali dispositivi, devono inviare all’Inail (soggetto attuatore degli interventi di Protezione civile) un’autocertificazione che ne attesti le caratteristiche tecniche ed il loro rispetto dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

La documentazione necessaria per la validazione include una relazione descrittiva completa del Dpi e dell’uso a cui è destinato, rapporti sui test effettuati per verificarne la conformità ai requisiti essenziali di salute e sicurezza e una copia delle istruzioni che, nel caso di prodotti importati, devono essere in lingua italiana e, 0, inglese.

In considerazione della specifica finalità della norma in argomento, i Dpi interessati dalla disposizione sono unicamente quelli funzionali a mitigare i rischi connessi all’emergenza sanitaria in corso, individuandosi, quindi, tra questi, quelli idonei a contrastare l’ingresso – ovvero l’uscita – di particelle contagiose, quali talune tipologie di mascherine, occhiali, visiere, guanti monouso, calzari ed indumenti di protezione.

Determinanti, in proposito, le interlocuzioni di intelligence assunte anche con il Nucleo Speciale Beni e Servizi del Corpo che, con riguardo a tutto il territorio nazionale, sulla scorta delle concertazioni con l’Istituto Superiore di Sanità e lo stesso Inail, provvede ad acquisire tutto il carteggio intercorso con le imprese che hanno inteso avvalersi del regime derogatorio previsto dal decreto di marzo.

Gli interventi della Guardia di Finanza di Ascoli concorrono anche alla salvaguardia della regolare concorrenza del mercato, al contrasto degli accaparramenti e delle manovre speculative sui prezzi, approfittando dell’aumento della richiesta.

L’attività si inserisce nel più ampio percorso di protezione in favore della collettività che la Finanza ha intrapreso sin dai primi giorni dell’emergenza epidemiologica, al fine di contribuire efficacemente nel contrastare la diffusione del virus e contenere gli effetti negativi sul tessuto socio-economico nazionale.


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