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Vaccini, adesione di massa
dei medici di Area Vasta 5
In arrivo il farmaco della Moderna

EMERGENZA CORONAVIRUS - Il nuovo prodotto, che ha ottenuto il via libera dall'Aifa, è atteso a giorni. Il direttore del Sisp Angelini: «E' senza dubbio più "maneggevole" di quello della Pfizer. Ecco perchè». Fino ad ora nel Piceno sono state vaccinate 2.300. Per terminare la fase 1 ne mancano ancora circa 1.600

Claudio Angelini mentre si sottopone a vaccino

di Maria Nerina Galiè

In pochissimi, tra medici, infermieri, oss e tecnici che lavorano in Area Vasta 5 si sono tirati indietro di fronte all’invito di vaccinarsi contro il Covid.

Dal V-Day del 27 dicembre, che ha dato il via alla campagna vaccinale anche nel Piceno, secondo il calendario stabilito dalla Regione Marche, nella provincia di Ascoli sono state iniettate 2.300 dosi fino a ieri, 9 dicembre.

A dirlo è il dottor Claudio Angelini, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5, tra i primi ad essersi vaccinato.

«Siamo andati avanti senza sosta – afferma – iniziando dai reparti Covid, quindi con il personale più a rischio. Per continuare con tutti gli altri, medici di famiglia, operatori e ospiti di Residenze protette, Residenze Sanitarie assistite e centri diurni residenziali. Oggi (domenica 10 gennaio, ndr) ci fermiamo per ripartire domattina e terminare la fase 1 probabilmente entro metà settimana».

La fase 1 prevede appunto la vaccinazione del personale sanitario, ma anche degli amministrativi e dei dipendenti delle ditte esterne che lavorano negli ospedali. Poi medici di famiglia, pediatri e personale e ospiti di Rsa, Rp, centri residenziali sia pubblici che privati. 

«Dovremo arrivare– spiega Angelini – a 23 strutture e un totale di 1.600 persone ancora, sempre nella fase 1. Comprese le private, alle quali forniamo noi le dosi che saranno somministrate dal personale in sede.

All’Area Vasta 5 sono destinati 195 flaconi alla settimana, ciascuno dei quali si ricostituisce in 6 dosi.

Anche per la fase 2 ci atterremo alle disposizioni regionali. Sono previsti gli ultra ottantenni. Poi gli over 60, le categorie a rischio. L’ordine di priorità potrebbe essere modificato. Forse si inseriranno anche gli insegnanti.

Ma di sicuro con l’arrivo del nuovo vaccino Moderna (l’Aifa ha dato il via libera lo scorso 7 gennaio, ndr) si accelereranno i tempi e scenderanno in campo anche i medici di famiglia per la somministrazione».

Come già hanno fatto nelle Residenze assistite e tra di loro.

«Il nuovo farmaco è atteso per l’inizio della settimana che sta entrando», afferma il dottor Angelini.

E ne spiega i vantaggi, che stanno nella differenza.

«A parità di efficacia e sicurezza, i vantaggi stanno nella maggio “maneggevolezza” del vaccino Moderna rispetto a quello della Pfizer. Innanzitutto, la conservazione non va fatta -80 gradi, ma a – 30. Una volta scongelato il Moderna dura 30 giorni e non 5 come l’altro. Infine ci arriveranno flaconi di 10 dosi già pronte all’uso. Il Pfizer va ricostituito e ogni flacone contiene 6 dosi».

Ad ulteriore conferma del massimo esperto di vaccini della provincia di Ascoli, ecco la spiegazione riportata sul sito dell’Aifa: «Il vaccino Moderna è indicato a partire dai 18 anni di età, anziché dai 16 anni. La schedula vaccinale prevede due somministrazioni a distanza di 28 giorni, invece che di almeno 21 giorni. L’immunità si considera pienamente acquisita a partire da 2 settimane dopo la seconda somministrazione, anziché una. Il vaccino viene conservato a temperature comprese tra i -15° e -25°, ma è stabile tra +2° e +8° per 30 giorni se in confezione integra. Il flaconcino multidose contiene 6,3 ml e non richiede diluizione, è quindi già pronto all’uso».

 

 

 

 



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