
E’ arrivata anche nel Piceno la temuta variante sudafricana del Coronavirus. La persona contagiata è di San Benedetto.
Il caso è emerso nell’ambito dell’indagine a campione che settimanalmente viene eseguito su circa 60 tamponi di pazienti già risultati positivi al Covid.
Su indicazione del Ministero della Salute, una volta alla settimana il laboratorio di Biologia Molecolare dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, diretto dal dottor Antonio Fortunato, invia i test già esaminati e dove è stato trovato il Covid, in parte al laboratorio di Virologia del “Torrette” di Ancona in parte all’Istituto Superiore di Sanità, a Roma.
In questo caso la conferma che il paziente piceno sia stato infettato dalla variante Covid sudafricana è giunta oggi, 16 febbraio, dal laboratorio di Ancona che ha sequenziato l’Rna del virus.
Si è già messa in moto la macchina del tracciamento dei contatti stretti, da parte del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5, diretto dal dottor Claudio Angelini, per arginare prima possibile la diffusione del virus isolando coloro che sono possono essere stati contagiati.
La stessa cosa era accaduta un paio di settimane fa, quando è stata trovata, in un cittadino pure del Piceno, la variante inglese. Dai riscontri del contact tracing, non sono emersi altri casi.
La ricerca delle varianti Covid viene fatta anche analizzando i campioni già prelevati, e risultati positivi, delle persone che possono considerarsi contatti stretti dell’utente per il quale è stata confermata la diagnosi.
Di recente, appena sono state trovate varianti nel Maceratese, il laboratorio del “Mazzoni” – che non esamina solo tamponi del Piceno – ha dovuto spedire ad Ancona e a Roma diversi campioni esaminati in precedenza su cittadini della provincia di Macerata collegati a quelli interessati dalla variante.
Ecco alcune le risposte dell’Istituto Superiore di Sanità alle domande più frequenti sulle varianti Covid.
Quali sono le varianti di Sars-CoV-2 che suscitano più preoccupazioni?
· La ‘variante inglese’ (VOC 202012/01) è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, ipotizzata anche un maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini.
· La ‘variante sudafricana’ (501 Y.V2) è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19.
· La ‘variante brasiliana’ (P.1) è stata isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e Giappone. Alla data del 25 gennaio 2021 è stata segnalata in 8 paesi, compresa l’Italia.. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19
Le varianti colpiscono in maniera particolare i bambini?
Come funziona il monitoraggio delle varianti in Italia?
I test che si usano attualmente sono in grado di rilevare le varianti?
Farmaci e vaccini funzionano anche sulle varianti?
A livello internazionale la comunità scientifica e le autorità di regolatorie stanno monitorando attentamente come cambia nel tempo il SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19) e quanto i vaccini COVID-19 possono proteggere le persone da eventuali nuove varianti del virus man mano che compaiono.
Come cambiano le misure di protezione individuale con le nuove varianti?
Cosa sono le mutazioni e perché sono importanti?
m.n.g.














