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Vaccinato contro il Covid
risulta positivo al tampone

EMERGENZA CORONAVIRUS - Claudio Angelini: «Nulla di strano. Non è in discussione l'efficacia del vaccino». Il direttore del Sisp fa poi il punto sulla campagna vaccinale nell'Area Vasta 5: «Somministriamo circa 1.500 dosi al giorno». Il progetto di allungare i tempi per completare il ciclo
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Claudio Angelini mentre si sottopone a vaccino

 

di Maria Nerina Galiè

Vaccinato, si contagia col Covid. E’ accaduto ad un giovane dirigente di un ente pubblico di Ascoli, che ha ricevuto un mese fa circa sia la prima che la seconda dose di Pfizer in quanto volontario di un’associazione che opera nel soccorso.

Asintomatico e sottoposto a tampone periodico di controllo sul luogo di lavoro, questa settimana la sorpresa: positivo al Coronavirus.

Non è sorpreso invece il dottor Claudio Angelini, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5.

«Rientra perfettamente nel novero delle possibilità», afferma pur precisando che nel Piceno non ha avuto notizie di altri casi simili.

E continua: «Chi è vaccinato può contagiarsi. Accadrà fino al raggiungimento dell’immunità di gregge».

Due però le precisazioni dell’esperto in prevenzione.

La prima riguarda l’efficacia del farmaco anti Covid.

«Pfizer, Moderna o Astra Zeneca, validi allo stesso modo, prevengono il 100% della mortalità, l’85% del ricorso alla terapia intensiva e l’80% del rischio di ammalarsi.

Se poi si contrae il virus, la carica virale risulta molto bassa, riducendo al minimo le possibilità di trasmettere ad altri la malattia».

La seconda considerazione è però legata proprio a quest’ultimo aspetto: «Il vaccino non vuol dire però abbandonare le misure anti contagio, a partire dall’uso corretto della mascherina, passando per il rispetto delle regole con grande spazio al buon senso».

La copertura vaccinale dunque rimane un’arma essenziale per uscire dalla pandemia.

A che punto siamo nell’Area Vasta 5?

«Tra punti vaccinali per la popolazione, gli utenti in carico agli ospedali (che hanno una linea dedicata nei pvp, ndr), quelli vaccinati in area protetta (ospedale, ndr) e le somministrazioni dei medici di famiglia siamo a 1.500 dosi al giorno.

Le forniture rappresentano sempre una variabile, ma siamo perfettamente in linea don il target assegnatoci dalla Regione».

Uno dei sistemi per fronteggiare un’eventuale carenza di farmaco ma – allo stesso tempo – vaccinare più persone possibile è quello di allungare la distanza tra la prima dose ed il richiamo.

«C’è un progetto in tal senso, ma siamo in attesa di indicazioni.

Adesso i tempi sono di 21 giorni, con 1 settimana di flessibilità per il Pfizer, 28 più una settima per il Moderna, da 4 a 14 settimane, circa 74 giorni, per l’Astra Zeneca. Allungando i tempi tra la prima e la seconda dose, si potrà coprire un maggio numero di cittadini, avendo più tempo per accantonare il necessario per il richiamo».

Nel frattempo è anche arrivata una precisazione dell’Ema riguardo all’opportunità di somministrare la seconda dose di Astra Zeneca, a chi ha meno di 60 anni.

«L’Ema ha specificato che chi ha preso la prima dose, dovrà avere anche la seconda dello stesso farmaco».

 



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