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Provvedimenti in arrivo
per 16 operatori sanitari del Piceno
non ancora vaccinati

CORONAVIRUS - Sono partite intanto le raccomandate dall'Ordine, per 12 medici, e dalla direzione di Area Vasta 5 per 4 infermieri. Ad inizio settimana gli organi competenti dovranno decidere delle loro sorti: rischiano la sospensione senza stipendio 
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Cesare Milani

di Maria Nerina Galiè

In arrivo i primi provvedimenti nei confronti degli operatori sanitari che hanno detto no al vaccino anti Covid.

Sono, per adesso, 12 medici e 4 infermieri, destinatari di una raccomandata che potrebbe essere foriera di guai seri: dal cambio di mansione fino alla sospensione senza stipendio.

A ricevere una prima raccomandata, da parte della Regione Marche il 20 giugno scorso, con l’invito a vaccinarsi oppure a dichiarate un giustificato motivo per non averlo ancora fatto, sono stati in 7.000 nelle Marche, di cui poco più di 1.000 nella provincia di Ascoli, in ragione della legge 44, “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”.

Il dl in questione prevede infatti che “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali, pubbliche e private e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2. La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle obbligati”.

Una volta raccolti gli esiti delle lettere, la Regione ha inviato i dati agli organi di competenza, attraverso il Dipartimento di prevenzione: sono infatti stati informati l’Ordine dei Medici per i 12 medici e la direzione di Area Vasta 5 per i 4 infermieri.

Sarà lo stesso l’Ordine a dover stabilire la loro sorte dei 12 medici, sempre che nel frattempo non decidano di vaccinarsi.

Gli infermieri, 4 su 26 a livello regionale, lavorano nelle strutture ospedaliere del Piceno. Pertanto le lettere sono partite dal direttore di Area Vasta 5, Cesare Milani: «Intanto – afferma – è stato chiesto loro di adottare misure anti contagio più severe rispetto ai loro colleghi. Ad esempio, all’ingresso del posto di lavoro sarà loro misurata la temperatura, dovranno tenere la mascherina per tutto il tempo e rispettare la quarantena in caso di sintomi e contatto stretto con un positivo».

Medici, infermieri e oss, anche prima del vaccino, erano esentati dalla quarantena. Stavano a casa solo se positivi conclamati. 

«Il passo successivo, se continuano a rifiutare il siero anti Covid – è sempre Milani che spiega – potrebbe essere un ricollocazione oppure la sospensione, fino al 31 dicembre e senza stipendio».

All’Area Vasta 5 non risultano al momento segnalazioni di medici che lavorano negli ospedali, non vaccinati e nei confronti dei quali quindi prendere provvedimenti.

Ma il direttore Milani non sarebbe sorpreso se arrivassero da un momento all’altro, così come per altri operatori di sua competenza: «Sono diversi quelli che non si sono vaccinati. Se dovessimo pensare ad una sospensione, o anche ad una ricollocazione, dei medici – già pochi – avremmo un bel problema».

 

 



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