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Covid, il grido di allarme degli infermieri
del Pronto Soccorso del “Mazzoni”:
«Situazione inaccettabile
e rischio per i pazienti»

ASCOLI - Proprio ieri è stato consegnato un esposto ai Carabinieri, domani saranno interessati Inail e Ispettorato del Lavoro: «C'è un reparto chiuso, la Pneumo Covid, mentre noi qui non ce la facciamo più. Non sappiamo più a chi chiedere aiuto». Intanto sono 7 i pazienti in attesa di ricovero nella Ot rossa («3 vaccinati, di cui uno ha eseguito il vaccino proprio nei giorni in cui ha contratto il Covid ed un altro avrebbe dovuto fare il richiamo a dicembre»), 65 anni l'età media, alcuni sono gravi 
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Il pronto soccorso del “Mazzoni”

 

di Maria Nerina Galiè

 

Al Pronto Soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, nella serata di oggi, 19 dicembre, ci sono 7 pazienti in attesa di essere ricoverati, alcuni gravi e la cui età media non supera i 65 anni. Sullo stato vaccinale fonti autorevoli precisano «dei 7 pazienti attualmente presenti in Ot Rosso del Pronto Soccorso, 3 sono vaccinati, di cui uno ha eseguito il vaccino proprio nei giorni in cui ha contratto il Covid ed un altro avrebbe dovuto fare il richiamo a dicembre. Quindi 4 su 7  non sono vaccinati».

In ogni caso, erano 9 i pazienti al Pronto Soccorso di Ascoli registrati dal Servizio Sanità regionale nel report quotidiano, ma 2 sono stati dimessi.

Un numero importante che sta mettendo a dura prova il personale infermieristico del Pronto Soccorso, tanto da  arrivare al punto di rivolgersi ai Carabinieri, del Comando provinciale di Ascoli, presentando un esposto per chiedere l’interessamento della Procura della Repubblica. E denunceranno il fatto anche all’Inail e all’Ispettorato del Lavoro. 

«La situazione è diventata inaccettabile. C’è un reparto chiuso, la Pneumo Covid, mentre noi, qui, non ce la facciamo più, perché non ci sono solo pazienti positivi da gestire e grava tutto su di noi». Sono queste le parole di una infermiera che entra nel dettaglio, facendosi portavoce anche dei colleghi: «L’esposto non è stato firmato da tutti gli infermieri del Pronto Soccorso, alcuni temono ritorsioni, ma non ce n’è uno che non la pensa allo stesso modo. Siamo tutti dello stesso avviso ed ugualmente stanchi e preoccupati per quello sta accadendo.

Non sappiamo più a chiedere aiuto, sappiamo bene che stiamo rischiando grosso. Ma qualcuno deve intervenire al più presto».

La preoccupazione è rivolta soprattutto ai pazienti, per il pericolo di contagio per i non Covid e di aggravamento per i positivi:  «Mentre il personale, che sarà addetto alla Pneumo Covid (prossima alla riapertura, nei piani di Asur Marche, ndr), farà  solo 4 ore in quel reparto, per poi fermarsi, noi facciamo 4 ore con i positivi, bardati a dovere, ed altre 4 per assistere utenti nel percorso pulito».

Ed ancora: «Il reparto dedicato ai Covid (l’Osservazione Tecnica rossa, ndr) si compone di 9 posti letto più due per eventuali intubati. Ma non c’è una stanza a pressione negativa. Questo può comportare un aggravamento delle condizioni dei pazienti critici. Inoltre nel reparto per contagiati il medico non c’è, nemmeno per gli intubati. Viene chiamato al bisogno oppure per chi deve ricevere la terapia con anticorpi monoclonali. Tutto è sulle spalle di noi infermieri. E da tempo. Sono due anni che c’è la pandemia, ancora non è stato ben inteso come funziona evidentemente». 

 



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