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Le doppiette indimenticabili: Giovanni Quadri

VENTICINQUESIMA puntata della rubrica di Cronache Picene "Ascoli e Sambenedettese, un secolo di rivalità". Storie di sport, ma non solo
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Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Oltre alla rivalità sportiva, talvolta becera, c’è di più. Ci sono realtà figlie di passati gloriosi, che ai due centri hanno conferito prestigio. Ci sono state persone, popoli, storie e culture diverse, di pari dignità, separate solo da una manciata di chilometri, da conoscere, raccontare e tramandare. Accomunate, tutte, da un “eroismo” straordinario, che nessun astio, fazioso e municipalistico, può e deve cancellare. Di cui andare, tutti insieme, indistintamente, orgogliosi. L’amore cieco e sordo per il proprio campanile, il fanatismo che, in ogni campo, tutto avvelena, rischiano di farci ignorare, sia sotto il Torrione che in Piazza del Popolo, il meglio che, su entrambe le sponde, nei più diversi campi, con valore, sacrificio e abnegazione, durante lo scorrere degli ultimi secoli le nostre genti sono riuscite a costruire. A puntate, su Cronache Picene, racconteremo senza presunzione la Storia dei due centri. Sportiva e non. Scritta dai grandi personaggi del passato, soprattutto quelli meno celebri, da tramandare ai più giovani, e ai posteri, spesso ignari. Attraverso le glorie e le infamie, i fasti e le tragedie. Le pagine più esaltanti e i giorni più neri. Senza partigianerie e autoincensamenti di sorta. Senza sconti, che la Storia non può concedere a nessuno. Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Non più cugine invidiose e malevoli. Ma sorelle unite. E regine, entrambe, del Piceno e delle Marche. Non solo sui campi di calcio.

 

PUNTATA n. 25

 

E’ il 30 ottobre 1977. Ottava giornata di andata della stagione 1977/78. In calendario c’è il derby del Piceno al “Del Duca”. Quello che si avvia a diventare “L’Ascoli dei Record” è già solitario e imbattuto capolista. Praticamente un rullo compressore che non trova rivali in grado di contrastarlo, ha vinto cinque delle sette partite fino a quel punto disputate. L’ambiente è galvanizzato.

Giovanni Quadri in campo

«Alla vigilia di quella partita – racconta oggi Quadri da Napoli, dove vive – su Radio Blu, una emittente privata locale, fra i tanti tifosi che telefonavano per fare il loro pronostico ci fu una ragazza che ci prese in pieno. Vinciamo 2-1 con doppietta di Quadri disse. E al conduttore che gli faceva notare che Quadri sarebbe andato in panchina, predisse anche il mio ingresso in campo a causa dell’infortunio di Ambu, il centravanti titolare. Immediati gli scongiuri di ogni tipo da parte del diretto interessato, che stava ascoltando la radio, che però non funzionarono».

Un pronostico radiofonico, quello della giovane tifosa ascolana, che si rivelerà davvero profetico. Mimmo Renna tiene la squadra in ritiro in città, all’Hotel Marche, poche centinaia di metri di distanza dallo stadio, fino all’ultimo. Vuole tenere immersi i suoi giocatori in quell’atmosfera elettrizzante del derby che respirano gli ascolani. Fatta di attesa spasmodica e di aspettative massime. Di passione vera ed entusiasmo crescente. Intorno all’albergo infatti gli
sportivi ascolani fanno sentire in ogni modo il loro calore, contagiando la squadra con la propria febbre da derby.

Il pareggio di Quadri contro la Samb in quel derby 77-78

Quadri, in effetti, va in panchina, stavolta con il numero 13. Un segno del destino, perchè la sua maglia di
solito è la numero 14. Mimmo Renna manda in campo Sclocchini, Mancini, Perico, Scorsa, Legnaro, Pasinato, Roccotelli, Moro, Ambu (35’pt Quadri), Greco, Zandoli. A disposizione: Brini e Bellotto. Marino Bergamasco sull’altro fronte schiera Pigino, De Giovanni, Catto, Melotti, Agretti, Odorizzi, Giani, Valà, Chimenti (1’st Catania), Guidolin, Traini. A disposizione: Carnelutti e Bogoni.

Gli spalti del “Del Duca” non presentano vuoti quando l’arbitro, il torinese Lops, fischia il calcio d’inizio. La Samb di Marino Bergamasco passa quasi subito, dopo meno di un quarto d’ora di gioco, in vantaggio. «Segnò Giani per la Samb – continua Quadri – che conoscevo bene perchè era di un paese, Colnago, poco distante dal mio, Cornate d’Adda. E poco dopo, in effetti, alla mezz’ora circa, entrai in campo proprio al posto di Ambu, infortunatosi in effetti, come da vaticinio della giovane tifosa. Entrai in campo caricato a mille, perchè mi sono sempre sentito un titolare di quella fantastica formazione».

Il gol del raddoppio nel finale del derby di Giovanni Quadri

La Samb sa amministrare bene il gol di vantaggio, e chiude il primo tempo senza danni, cominciando ad accarezzare il sogno di una prestigiosa, clamorosa, vittoria esterna, proprio nel derby sul campo della capolista Ascoli.
Un sogno lungo quarantacinque, lunghi minuti. «Rientrammo in campo molto determinati – continua Giovanni Quadri – e dopo meno di un quarto d’ora di gioco, riuscii a deviare di testa in gol una palla vagante in area. Conservo ancora una foto di quell’istante, con il piede di Agretti sulla mia faccia nel tentativo disperato di anticiparmi. Fu il gol del pareggio».

L’Ascoli non è particolarmente brillante, come di solito è, e sarà, in quella stagione fantastica e irripetibile. Non riesce a rendere secondo le proprie possibilità, imbrigliato anche da una Sambenedettese molto ben messa in campo, ma è sospinta dal gran tifo di uno stadio pieno al limite della capienza. A nove minuti dalla fine però, il portiere rossoblù Pigino, pur fra i migliori in campo, deve arrendersi ancora.

Giovanni Quadri oggi con una maglietta souvenir a lui molto cara

«Trovai questo pallone in mischia – continua sempre Quadri – sul sinistro che non è il mio piede migliore, ma in controbalzo, infilai ancora il gol che decise quel derby». Il boato fragoroso del pubblico bianconero che lo accoglie, ha il sapore della liberazione da un incubo durato fin troppo a lungo. L’Ascoli vince così la partita, in rimonta, a pochissimi minuti dalla fine. La maniera più bella per vincere un derby. La maniera più amara per perderlo. “Due Quadri d’autore” titola Bruno Ferretti all’indomani su “Il Messaggero”, ammiccando alla doppietta messa a segno dal giocatore in quel derby.

In bianconero Giovanni Quadri, l’acclamato eroe di quella memorabile giornata, era arrivato l’anno prima e rimane, in tutto, per tre stagioni, prima del trasferimento al Taranto. «Quelli passati ad Ascoli furono tre anni meravigliosi. Mio figlio Massimiliano pianse quando seppe che saremmo dovuti andar via da quella città – confessa oggi Giovanni Quadri – a Torino avevo già respirato l’aria di un derby come Juve-Toro, ma Ascoli-Samb è tutta un’altra cosa».

 

L’Ascoli dei Record 1977-1978

(continua)




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