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Quintana, un bilancio sulla Giostra: ecco il parere di Angelo De Angelis

ASCOLI - Giudizi e consigli ai sei cavalieri dal vecchio maestro di equitazione che ad Ascoli ha praticamente messo tutti in sella a un cavallo. Ex cavaliere anche lui dal 1959 al 1971 con la Piazzarola. Le vittorie dei tre Palii e il pesante rammarico per “il giallo di Roma”
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Il presidente del Consiglio degli Anziani Massimo Massetti e Angelo De Angelis

 

di Andrea Ferretti

 

Nessuno conosce meglio di lui la Giostra della Quintana. Ne ha corse 14, ne ha vinte 3, è stato “maestro di campo” (responsabile di pista e cavalli prima di Maurizio Celani) per un quarto di secolo. Non solo per questo, i suoi giudizi sono equilibrati e i suoi consigli preziosi.

 

E’ Angelo De Angelis, romano classe 1940, ma ascolano a tutti gli effetti da quando – era il 1959 – giunse in città che aveva appena 19 anni. Divenne subito protagonista della Quintana. Era giovane, forte e bello. Conobbe una ragazza, che sarebbe poi stata la dama della Piazzarola: Agnese Giacomini. Si innamorarono, si fidanzarono e dopo qualche anno si sposarono. Dal matrimonio nacque Francesco che non ha potuto non seguire le orme paterne, quelle dell’equitazione.

 

Angelo De Angelis cavaliere al Campo dei Giochi

Angelo De Angelis ha vissuto tutte le trasformazioni della Giostra: dal moro e lo scudo, al tracciato e al fondo della pista, al percorso che ora è più corto rispetto ai suoi tempi alle tavolette che prima erano di legno ed oggi sono poliuretano. E poi quel regolamento di Giostra sempre più dettagliato che da qualche anno deve fare rigorosamente i conti con la legge sul benessere degli animali, in questo caso i cavalli. Controlli antidoping a cavalli e cavalieri, cavalli visitati prima della Quintana e poi al termine di ogni tornata, veterinari altamente professionali (quelli dell’Università di Teramo da qualche anno sono subentrati ai colleghi dell’Università di Bologna).

 

Parlare con Angelo De Angelis equivale a sfogliare una enciclopedia del mondo equestre. Non esiste ascolano che vada a cavallo che non sia passato tra le sue amni. In sella ce li ha messi tutti lui, compresi diversi attuali istruttori del territorio.

 

Il Sestiere della Piazzarola – dove vive tutt’ora – lo ingaggiò nel 1959. Aveva 19 anni e disputò la sua prima Quintana chiudendola al secondo posto dietro al mitico Marcello Formica di Porta Solestà. Quella Giostra gli servì per prende le misure, in un’epoca in cui le prove dei cavalieri erano approssimative peggio che nel Medioevo.

 

L’anno dopo assestò l’affondo. Vinse le Quintane del 1960, 1961 e 1962, sempre in sella a Soraya. Nel 1960 fu protagonista del “giallo di Roma”, l’edizione speciale della Quintana corsa il 4 settembre – un mese dopo la vittoria di Ascoli – al Circo Massimo in occasione delle Olimpiadi. Il Palio lo vinse Luigi Civita di Porta Romana ma, dai racconti di chi ancora può farlo e quel giorno c’era – figuriamoci Angelo – quel Palio sembra proprio fosse ormai nelle mani della Piazzarola. Racconti diventati leggenda. E bello così.

 

Nel Sestiere della Piazzarola hanno corso più Quintane di lui solo Luca Veneri (27) e Gianni Vignoli (17). De Angelis, che oltre alle tre vittorie giunse secondo ben sette volte, dirà addio alla Giostra nel 1971. Un segno del destino perché quello fu anche l’anno della prima Quintana di Gianfranco Ricci che fino al 1974 regalò Palii no stop al Sestiere di Sant’Emidio. Insomma, una sorta di passaggio di consegne: il vecchio campione saluta, il nuovo che arriva. L’anno dopo al suo posto, in biancorosso, il faentino Mario Giacomoni.

 

Un salto nel tempo di 17 anni. Nel 1988 si sfiorò il colpo di scena. Angelo aveva preparato per la Quintana il cavaliere ascolano Massimo De Nardis che gareggiò per il Sestiere di Porta Tufilla. De Nardis in prova si infortunò al polso a pochi giorni dalla Giostra e Angelo, che aveva 48 anni, si propose per sostituirlo. Sarebbe stato un grande momento per la Quintana, ma ciò non avvenne perché al tempo occorreva l’ok di tutti i Sestieri e la Piazzarola, forse sentendosi tradita, disse di no. Ma De Nardis gareggiò lo stesso assaltando coraggiosamente il moro tenendo la lancia con la mano sinistra.

 

Due anni prima (febbraio 1986) fu sempre Angelo ad organizzare un’altra edizione speciale della Giostra, ad Agrigento. Portò in Sicilia sei suoi allievi ascolani che si lanciarono alla sfida con il moro. Chi erano e come vennero abbinati? Luigi Ripani (Porta Solestà), Luigino Romanucci (Piazzarola), Giovanni Clerici (Porta Maggiore), Goffredo Costantini (Porta Romana), Giuseppe Tarducci (Porta Tufilla), Maurizio Celani (Sant’Emidio).

 

In alto: Gubbini, Innocenzi, Melosso. In basso: Chicchini, Lionetti, Zannori

Una disamina tecnica sulla Quintana appena conclusa, in particolare sui sei cavalieri che si sono battuti al Campo dei Giochi, è il minimo che si può fare con Angelo De Angelis.

 

«Innocenzi di Porta Solestà è bravissimo – dice De Angelis – ha fatto tre belle tornate e non gli si può dire nulla. Ha grande esperienza e montava ancora una volta il cavallo giusto, anche se debuttante. Gubbini di Porta Tufilla ha invece sbagliato. Gli errori – spiega – li ha commessi lui e non il cavallo. Senza quelle quattro penalità avrebbe vinto con cento punti di vantaggio, ma ha fatto l’errore di disunirsi all’assalto e non riuscire poi a rimettere dritto cavallo che è andato a sinistra prendendo le tavolette. Melosso di Porta Romana – continua il vecchio maestro – può e deve migliorare, ha grande volontà ma qualcuno deve metterlo meglio in sella perchè qualche sua azione lascia a desiderare. Chicchini di Sant’Emidio non mi è dispiaciuto, si vede che è un cavaliere che ha esperienza, ma il cavallo non regge sui tempi, ha bisogno di uno più veloce. Zannori di Porta Maggiore ho l’impressione che pecchi un po’ di presunzione. Non so chi lo segue, ma ho notato alcune questioni tecniche che non mi hanno affatto convinto. Deve migliorare sulla velocità, ma non ha un cavallo adatto. Infine Lionetti della Piazzarola – conclude De Angelis – che ha bisogno di un cavallo competitivo e anche di alcuni suggerimenti tecnici per fare meglio».

 

Ma quale è il suo giudizio complessivo sulla Quintana? «Oggi i cavalieri arrivano tutti, o quasi, a fine Quintana. Questa è un’ottima cosa dopo che qualche anno fa abbiamo anche visto terze tornate con soli tre, quattro cavalieri in gara. La Quintana è la Giostra più difficile che c’è: per il bersaglio, per i tempi, per il tracciato. Ma è anche la più spettacolare, ed è sempre bene mettere a punto accorgimenti tecnici che esaltano lo spettacolo, il pubblico e permettono alla manifestazione di restare la numero uno. Ai miei tempi c’erano grosse difficoltà per la pista, oggi sono state risolte. I cavalli sono purosangue e corrono contratti perché l’otto non permette loro di distendersi, ma non si può fare diversamente».

 

Infine un plauso all’equipe veterinaria. «Sono grandi professionisti, bravissimi davvero. A parte quel piccolo infortunio del cavallo della Piazzarola, è soprattutto merito loro che tutti i cavalli oggi arrivano sani alla terza tornata».




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