Comuni montani, l’opposizione attacca Fioravanti: «Contraddizioni e superficialità, la città perde credibilità»

ASCOLI - Andrea Dominici e Gregorio Cappelli criticano la gestione del sindaco sulla vicenda dei territori esclusi dall’elenco dei comuni montani: «Prima contro il ricorso, poi al fianco dei sindaci. Serve una linea chiara»
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La vicenda dei comuni esclusi dall’elenco dei territori montani continua ad alimentare lo scontro politico nel territorio ascolano. A intervenire duramente contro la gestione del sindaco Marco Fioravanti sono i consiglieri di opposizione Andrea Dominici e Gregorio Cappelli, che parlano di una vicenda segnata da contraddizioni politiche, incertezze amministrative e perdita di credibilità istituzionale per il Comune capoluogo.

 

Andrea Dominici

Secondo Andrea Dominici (Ascolto e Partecipazione), quanto accaduto rappresenterebbe «l’ennesima e definitiva prova di un modello politico fondato più sulla ricerca del consenso che sulla chiarezza delle scelte».

 

«Il consenso che Fioravanti è riuscito a costruirsi in questa città – sostiene il consigliere – è un’illusione collettiva basata sul non voler scontentare mai nessuno. Tutto crolla in un cortocircuito di delibere e dichiarazioni al termine del quale i comuni montani chiedono le sue dimissioni dall’Anci, il presidente della Regione Francesco Acquaroli prova subito a rimetterlo in riga e il centrodestra nazionale gli ricorda che ruoli e incarichi gli sono stati assegnati dall’alto».

 

Per Dominici, la vicenda avrebbe mostrato un limite politico strutturale nella gestione del rapporto tra Ascoli e il territorio provinciale.

 

«Ascoli scopre di non essere il centro di un’idea di politica nuova – afferma – ma una provincia che può ottenere riconoscimento soltanto essendo espressione del gruppo di potere che governa la nazione».

Al centro delle critiche vi è la gestione del ricorso al Tar contro i criteri adottati dal Governo per ridefinire l’elenco dei comuni montani, da cui sono rimaste escluse realtà del Piceno come Appignano del Tronto e Castignano.

 

Secondo i consiglieri di opposizione, Fioravanti avrebbe assunto posizioni contrastanti nel giro di pochi giorni: prima la costituzione del Comune di Ascoli come controinteressato nel ricorso promosso dai comuni esclusi, sostenendo di fatto la posizione governativa; parallelamente, però, dichiarando pubblicamente che quei territori «andavano reintegrati». Successivamente, il cambio di rotta con l’annuncio della volontà di affiancare gli stessi comuni nel ricorso.

 

«Una giravolta che non è soltanto imbarazzante – osserva Dominici – ma indebolisce la credibilità istituzionale di Ascoli e trasmette l’idea di un’amministrazione che non sa dove andare. Un sindaco che cerca di piacere a tutti finisce per non rappresentare nessuno».

 

Per il consigliere, i comuni montani «non hanno bisogno di acrobazie comunicative», ma di una posizione «chiara, stabile e coerente» da parte del capoluogo.

 

Gregorio Cappelli

Sulla stessa linea anche Gregorio Cappelli (Ascoli Bene Comune), che punta il dito contro la gestione politica e amministrativa della vicenda, dopo la revoca della delibera comunale 137 del 4 maggio 2026 e la successiva approvazione di un nuovo atto.

 

«Quanto accaduto rappresenta un fatto politico rilevante, che merita chiarezza e assunzione di responsabilità – afferma Cappelli – La decisione di annullare quella delibera dimostra evidentemente che qualcosa non ha funzionato nell’iter politico e amministrativo. Se si è reso necessario correggere il provvedimento in corsa, significa che non è stata posta sufficiente attenzione nella lettura e nella valutazione di ciò che veniva portato in Giunta».

 

Secondo Cappelli, il sindaco sarebbe stato «costretto dalle prese di posizione degli altri sindaci del territorio» a modificare l’orientamento iniziale, generando disorientamento tra amministratori e cittadini.

 

«La politica richiede coerenza e chiarezza istituzionale – aggiunge – Non si può sostenere pubblicamente una linea e ritrovarsi poi con documenti amministrativi che raccontano altro».

 

Nel mirino del consigliere di opposizione finisce anche il ruolo svolto dal Comune di Ascoli nella tutela dei territori esclusi.

 

«Se davvero il Comune capoluogo avesse voluto agire concretamente a difesa dei comuni penalizzati – osserva Cappelli – non avrebbe dovuto attendere l’iniziativa giudiziaria promossa dagli stessi enti esclusi, ma assumere fin dall’inizio un ruolo di promotore e sostegno istituzionale del territorio».

 

Per Cappelli, inoltre, il caso assume una rilevanza anche sul piano nazionale, dal momento che i criteri contestati per la classificazione dei comuni montani sono stati predisposti dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, esponente della Lega e membro del Governo Meloni.

 

«C’è una contraddizione politica evidente – conclude – perché nel momento in cui Fioravanti sceglie di sostenere le ragioni dei comuni esclusi, finisce inevitabilmente per contestare provvedimenti adottati da un Governo sostenuto dal partito di cui lui stesso fa parte».

 

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